MOLLY BROWN
Image default
Immaginati

WILE E. COYOTE la coppia alla fine non scoppia


wile e. coyoteIntanto la data: è venerdì 16 settembre 1949 quando va in onda in tv il primo episodio di Wile E. Coyote & Road Runner, cartone animato creato per la Warner Bros da Chuck Jones a quattro mani con lo scrittore Michael Maltese.

Se è vero che a farci ridere sono un coyote e uno che non è uno struzzo ma tutti lo credono tale (si tratta in realtà di un Geococcyx californianus, famiglia Cuculidae dell’ordine dei Cuculiformi, un uccello pernicioso insomma), alla fine per una ragione o un’altra tutti ci leggono una sorta di parabola, la parabola della coppia.

La coppia più autentica e realista d’ogni tempo, in fondo, che debutta in un dialogo muto, attraversato solo dal famosissimo suono, “beep beep”. Condizione, quest’essenzialità di battute, che nessuno mai potrà violare, per tutta la durata della serie.

Il plot è lineare e stabile: la sfida costante, la caccia che aguzza l’ingegno, l’immancabile fallimento e quel “beep, beep” che risuona comunque, parabola di un quotidiano conosciuto. Un successo autentico che dal 1949 al 2004 conta ben 45 corti (6-7 minuti circa), un cortometraggio (26 minuti) e 3 webtoon (2-3 minuti).

Qualcuno parla di Don Chisciotte e mulini a vento, qualcuno filosofeggia sull’ossessività umana e sul bisogno di un obiettivo, altri da buonisti additano la follia della caccia, al contrario.

Tant’è. Ma quel che si disegna davanti, tra risate irresistibili di adulti e bambini, è in fondo uno specchio inconfondibile della diade, la coppia inesorabile degli anni Cinquanta. Né importa che si tratti di uomo e donna, maschio e femmina.

La coppia è anche nello sport, nella politica, nell’economia. La coppia come tesi e antitesi, come protagonista e antagonista. Quella coppia, insomma, che ha cancellato le gerarchie e si fronteggia, magari giocando a gatto e topo, sul piano della capacità e di chi meglio riesce.

Un tratto che appare ancora più evidente quando Wile e BeepBeep si “italianizzano”, insinuando quel botta-e-risposta tipico, persino connaturato, alla coppia sposata, quella che sta al centro delle canzoni di Gianni Morandi, Mina e Celentano.

Qui, dove il divorzio ancora non esiste, le scaramucce domestiche sono all’ordine del giorno e quello passionale è un movente che attenua la colpevolezza.

Qui, dove la tv è ancora un lusso, ma già esiste, e la si guarda come scatola magica parlante, qui dove la voglia d’innocenza ha un gusto più pieno, perché troppi ricordano quello che sta alle spalle, ed è polvere, macerie, guerra, il duetto alla Gianni e Pinotto, Stanlio e Ollio & co. va per la maggiore.

Perché fa da eco alle bizze domestiche, perché mima, come ombre lungo i muri, quei diverbi di chi sta insieme o si dà la caccia, si cerca e si sfugge. L’uno preda, l’altro cacciatore. E guai tentennare nel ruolo prescelto, si scardinano regole e certezze. Non sia mai.

L’Italia e i cartoni della Warner, dunque, con quel pezzetto d’America che non può mancare: il deserto, la dinamite, i prodotti ingegnosi e chimici della A.C.E. E lui, lì, inesorabilmente in prima fila, quel Wile che perseguita ma cade vittima, suo malgrado.

Wile uno stalker?

Piuttosto lo si identifica con l’eterno innamorato. Caparbio, fallimentare e invincibile nella tenacia di quel fallimento. Lui che per riuscire nella sfida, s’accanisce, s’ingegna, e poi sono dolori.

Innamorato d’una rabbia, forse, ma quanti lo sono stati in quegli anni!, quando adocchiavi una ragazza inarrivabile.

Insomma c’è molto in una risata. C’è sempre stato, nell’Italia che fa della comica un linguaggio. Criptico, illuminato.

E illuminato Wile lo è, eccome.

mark twain, wile e coyoteBasti sapere che l’ispirazione del personaggio risulta più che blasonata. Pare strizzasse l’occhio nientemeno che a Roughing it (“In cerca di guai”) di Mark Twain.

Allora ecco che il carnefice si rivela non esserlo poi molto. Semmai un bieco pasticcione. Un furfantello dall’ingegno acuto e dalla sfiga profetica. E se non bastasse, a farci schierare con lui, il persecutore, ci pensa proprio Beep Beep, che simpatico non è.

La sua foga da primatista secchione lo inchioda alla sconfitta più amara, quella per cui gli spettatori, alla fine, parteggiano tutti per Wile.

Ed è così che deve andare, che in ogni diade ci si schiera per l’uno e si fa guerra all’altro, sapendo che in qualche modo si dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Che insomma si può stare nel dissidio tra coscienza (razionale, giusta, morale) e istinto (caparbio, despota e di parte), in quell’assoluto politically uncorrect che è quanto di più infantile, ma pure umano sia rimasto in noi.

Davanti alla sagoma magra e scarruffata di quel bipede dagli occhi gialli e spiritati s’alza la stessa simpatia che si riserva a volte a lupi e streghe delle fiabe. Perché insomma un pizzico di malvagità innocua lasciatecela giocare, ed è assai più liberatoria e catartica che arrampicare le dita su un palmare cercando di sapere se la fashion blogger s’azzuffa con il rockettaro, se il calciatore tradisce una che non si sa nemmeno come si chiama, e tutti impazzano a prendere parti e dimenticare.

La coppia battagliera di Wile e BeepBeep non scoppia nemmeno ora. In amore forse è vero che vince chi fugge e lascia a chi caccia il piacere di inventare.

Silvia Andreoli

Related posts

GULLIVER molto meglio (di) un selfie

Silvia Andreoli

DON GIOVANNI ‘Aridatece’ i seduttori veri!

Silvia Andreoli

MARY POPPINS altro che “Brown Sugar”…

Marina Moioli

Lascia un Commento