TULLIO PERICOLI Fulvia c’est moi!

tullio pericoliÈ riuscito a rendere icone popolari i volti di scrittori e filosofi ingrigiti dal tempo e arrugginiti dall’oblio. Tullio Pericoli, come ha scritto Umberto Eco, è un «disegnatore psicologico, che punta sull’anima»: se pensiamo a Einstein la memoria ritrova i capelli ribelli del professore in bicicletta disegnati dall’artista, di Woody Allen tornano in mente gli enormi occhiali da miope con il naso finto che portavano i genitori del protagonista in Prendi i soldi e scappa, per Freud spunta un’inedita canna da pesca destinata a prendere all’amo i nostri sogni.

Marchigiano di Colli del Tronto e milanese di adozione, Pericoli è un campione della satira di costume più ironica e sottile, l’autore dei Ritratti arbitrari e delle caricature di intellettuali, opinion maker, direttori di giornali e salotti radical-chic, o delle illustrazioni per Robinson Crusoe. Ma, accanto al disegno applicato, e al lavoro per il teatro, si è sempre dedicato anche alle nature morte, ai paesaggi fantastici, alle composizioni personali esposte in mostre e gallerie di mezzo mondo.

Ha lavorato per Linus e l’Espresso, per Olivetti e Garzanti e si è affermato come una delle più quotate matite italiane spopolando su quotidiani, riviste, libri. Tuffarsi nelle sue tele vuol dire partire per un viaggio attraverso i meandri della fantasia e dei colori ma anche dei mille riferimenti letterari e dei giochi di citazione. Un modo di trovarsi accanto ai mostri sacri della cultura e della scienza come nell’incontro con un amico, che ti parla, ti legge i suoi libri o ti racconta la sua vita; sempre un po’ sospesi tra reale e irreale.

Pericoli confessa di aver passato notti in bianco per studiare le incisioni di Rembrandt o la pittura di van Eyck. Appassionarsi alle acqueforti di Grosz e Daumier. Non significa plagiarli o falsificarli, spiega, anzi è necessario imparare continuamente, per creare nuovi filoni espressivi, inseguire nuovi modelli figurativi.

“Tra i soggetti da ritrarre ho escluso due categorie. Una è quella dei politici. Dopo quattordici anni che lavoravo sulla politica, cominciavo ad annoiarmi.”

Ma certe copertine di Pericoli per “L’Espresso” contribuirono probabilmente alla caduta del presidente della Repubblica Leone, anche se l’autore ribatteva che non era mai stata sua intenzione far cadere presidenti e tanto meno “cambiare la società” quando disegnava le celebri Cronache dal Palazzo (firmandole con Emanuele Pirella). Di fatto la copertina del 22 febbraio del 1976, voluta dal direttore Livio Zanetti, con il presidente vestito da marinaretto, è il primo caso nell’Italia repubblicana di querela sporta da un capo di Stato contro un periodico. Pericoli fu imputato e il giornale finì sotto sequestro (troppo tardi, naturalmente, e – come spesso avviene in caso di censura – con straordinari effetti pubblicitari). “Semmai tentavamo di cambiare i nostri interlocutori”, sostiene Pericoli.

Non cercate però fra i maggiori ritratti di Tullio Pericoli le solite facce italiane di chi fa politica, sport o spettacolo. A prevalere sono gli esemplari di una specie umana del XX secolo piuttosto elitaria benché entrata nel novero dei classici e, proprio per questo, più difficile da raccontare: la specie degli intellettuali, degli uomini di cultura più celebri. Da Adorno a Zeri, passando per Brodskij, Borges, Croce, D’Annunzio, Capote, Ginzburg, Gombrich, Hemingway, Jung, Kafka, Levi, Morante, Popper, Sartre, Sciascia e, altri ancora.

Personaggi, che tendiamo a identificare fisionomicamente con scialbe immagini d’archivio propinateci da quotidiani e riviste, rivivono come per miracolo sulla pagina bianca, evocati con sottile sarcasmo con un tratto elegante e inconfondibile.
Pericoli non è un semplice «caricaturista» che lavora con regole ripetitive e in cerca di una tipica deformazione ridicola del volto o del corpo. I suoi disegni sono “caricati”, ma non “caricaturali” e sono caricati arbitrariamente anche a costo di perdere in verosimiglianza.

Perché il riconoscimento da parte dello spettatore non deve avvenire soltanto in base a tratti somatici similari. Occorre ritrovare un rimando letterario, indovinare un’atmosfera culturale. E per farlo occorre aver letto, conoscere e amare gli scrittori (e arche detestarne alcuni). Spesso i dettagli sono inventati o rubati ad altri protagonisti: Lacan per esempio fuma il sigaro di Freud…

Una delle sue rubriche più famose su “Repubblica” è stata Tutti da Fulvia il sabato sera, in cui ricostruiva con ironia il tipico salotto «radical-chic». E con Fulvia, Giorgio Bocca, Fruttero & Lucentini e molti altri c’era evidentemente anche lui. “Io sono Fulvia” ha detto una volta Pericoli, “perché per fare Fulvia bisogna un po’ esserlo. Bisogna capire come ci si può innamorare delle mode culturali; più che di una persona, di quello che la persona mostra di sé; degli involucri più che della sostanza». Ora non esistono più i salotti di vent’anni fa, così come non esiste più il grande salotto della cultura, delle pagine culturali o delle case editrici ma Woody, Freud e gli altri continuano a vivere nel magico mondo di Pericoli entrato nel nostro immaginario. E per trovarli basta un biglietto di sola andata.

Carlo Alberto Brioschi*

 

*Dopo molti anni come giornalista e ancor più come editor e direttore di saggistica in Mondadori e Rizzoli, ha fondato un’agenzia editoriale con un nome per i più inspiegabile: Blandings, amena località letteraria dove lavora più di prima ma con molti più “capi”. Onnivoro per interessi (non solo alimentari), nutre un’insana passione per la storia della corruzione su cui ha scritto alcuni libri pubblicati anche fuori dai confini dell’amata Penisola. Qui lascia ogni tanto qualche traccia: “non solo libri”, www.carlobrioschi.blogspot.it

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