A rendere famoso da noi il nano dispettoso dal nome impronunciabile è stata sicuramente la faccia di Robert Carlyle nella serie Once upon a time su Netflix. Ma Tremotino ha radici molto antiche.

Riuscire a trasformare qualsiasi oggetto in oro è da sempre uno dei più grandi desideri dell’uomo. Quest’aspirazione impossibile è stata accarezzata invano dagli uomini d’ogni epoca lasciandone profonde tracce nei miti e nelle leggende dove un simile potere si rivelava spesso non un dono ma una maledizione.

Tra la letteratura dei popoli germanici un simile desiderio di ricchezza si nasconde tra i desideri segreti di divinità ed eroi ma tra tutte queste figure una soltanto viene ricordata da ogni uomo e bambino di quasi tutto il mondo: il nano Tremotino.

“Sa filar l’oro dalla paglia”

La fiaba trascritta dai fratelli Grimm narra di un mugnaio così orgoglioso della figlia, bella e volenterosa, che un giorno trovandosi a parlare con il re in persona si vanta di una simile “fortuna” dicendo: «Ho una figliola che sa filar l’oro dalla paglia». Il significato è prettamente allegorico, teso a esprimere come il tocco di sua figlia illuminasse ogni cosa della sua vita.

Per il re invece ogni parola è sacra e ha un unico significato. Così prendendo alla lettera le parole dell’uomo il re conduce la ragazza al castello imprigionandola in una stanza piena di paglia. «Mettiti all’opera», le ordina, «Se entro l’alba di domani non farai di questa paglia altrettanti fili d’oro dovrai morire».

La ragazza piange disperata comprendendo che non avrebbe mai potuto portare a termine quel compito. D’un tratto, proprio come un deus ex machina, uno strano omino esce da una porticina sotto il pavimento. Dopo lo spavento iniziale la creatura del sottosuolo le promette di aiutarla in cambio di un anello. L’omino si mette davanti al filatoio e facendo scorrere i fili di paglia nella ruota la trasforma facilmente in fili d’oro fino a riempirne tutti i fusi.

Quando al mattino giunge il re scorge incredulo una stanza ricolma di fili d’oro. Il sovrano appare felice ma appena i suoi occhi si posano sull’oro creato dall’omino nasce nel suo cuore un’improvvisa avidità. Il re, ossessionato dal desiderio di ricchezza, costringerà ogni sera la povera mugnaia a trasformare in oro una quantità sempre crescente di paglia.

 

L’oro rosso

Nei miti e nelle leggende nordiche l’oro che viene donato da un nano rappresenta sempre un pericolo mortale per gli uomini. Quest’oro maledetto plasmato attraverso la magia si differenzia da quello comune per una lieve colorazione rossa. Fin dall’infanzia si insegnava a ogni bambino nato tra le fredde terre del Nord di non accettare mai l’oro dei nani. Chiunque avesse fissato per troppo tempo il riflesso dell’oro rosso sarebbe stato contagiato dalla stessa avidità del popolo del sottosuolo. Colui che avesse accettato l’oro dei nani ne avrebbe desiderato sempre di più e avrebbe compiuto qualsiasi azione pur di averlo.

Quando gli dèi e gli eroi nelle leggende e nel mito stesso dell’Edda si rivolgono ai nani in cerca di gioielli, oro o armi magiche ciascuno di questi “doni” condurrà sempre alla distruzione del richiedente.

 

L’inganno di Tremotino

Nella fiaba Tremotino il nano tesse un’abile tela intorno alla protagonista che durante la terza notte, vistasi rinchiusa per l’ennesima volta in una stanza piena di paglia da trasformare in oro, scoppia in lacrime in preda alla disperazione.

D’improvviso si apre nuovamente la porta e appare l’omino. La giovane non può darle nulla in cambio del suo aiuto così Tremotino per la prima volta fa emergere la sua vera natura chiedendo alla giovane il suo primo figlio.

La figlia del mugnaio, che deve scegliere tra la morte certa e le condizioni imposte dal nano, non può fare a meno che accettare. Al mattino quando il re entra nella stanza chiusa a chiave trova una quantità d’oro che non ha mai visto prima e, comprendendo quale dono prezioso possa essere la ragazza per il suo regno, decide di farla diventare la sua regina.

 

L’incantesimo del nome

La fiaba dei fratelli Grimm ci rivela inoltre quale fosse l’unica arma con cui un essere umano poteva sconfiggere un individuo del popolo sotterraneo: il suo nome.

Dopo un anno dal patto scellerato la nuova regina non vuole consegnare il suo primogenito alla creatura. L’essere del sottosuolo la sfida allora, in cambio della salvezza del neonato, a indovinare il suo nome. La donna ha tre giorni di tempo ma nessuno dei nomi a cui riesce a pensare si rivela esatto. Disperata decide di mandare il suo messo nel mondo sotterraneo. L’uomo viaggia attraverso terre sconosciute fino a scorgere un grande fuoco intorno al quale sta ballando la familiare creatura che ha in scacco la sua regina. L’essere sta danzando nudo e inconsapevole di essere spiato pronuncia il suo nome durante un canto.

Come per ogni creatura del mito nordico il nome che viene imposto alla nascita è un segreto che non può essere rivelato a nessuno, neppure ai familiari. Secondo l’antica magia del nome nel momento in cui qualcuno conosce il nome segreto di un essere vivente detiene un potere totale su di esso.

Il messo torna in tempo al castello e all’apparire della creatura per il terzo giorno la regina pronuncia il nome «Tremotino» sconfiggendo così il suo nemico. Il nano sottomesso al volere della regina è furioso: la sua vittoria certa si è trasformata in una disfatta.

Il finale ha avuto diverse versioni dalla semplice fuga della creatura a piedi o in volo oppure, come nell’ultima versione della fiaba, la furia lo spinge a gettarsi nelle profondità del mondo sotterraneo distruggendo il suo corpo.

Per il mito del Nord i nani hanno il potere di stimolare nell’uomo l’oscuro sentimento dell’avidità che pone una maledizione permanente su coloro che stringono patti con questa razza sotterranea. Nella fiaba dei Grimm una sola arma ha potuto fermare l’inganno di Tremotino: il suo stesso nome.

 

PAOLO BATTISTEL, laureato in filosofia con una tesi di mitologia, è profondo conoscitore dei miti e delle leggende precristiane. Vanta numerose collaborazioni giornalistiche e televisive con emittenti nazionali diventando un collaboratore delle trasmissioni Mediaset Mistero e Mistero Experience sulle tematiche legate al mito e alle leggende.
Ha una cattedra di Fenomenologia delle religioni all’Università Achille d’Angelo-Giacomo Catinella di Lecce. 

Il suo ultimo libro è La vera origine delle fiabe pubblicato per la Uno Editori.
Vive e lavora a Torino come scrittore, docente ed editor.