SUMMER OF LOVE Janis Joplin


janis joplinE poi sabato 17 giugno arriva lei. Alle sue spalle, quei capelloni dei Big Brother & The Holding Company, il suo primo gruppo, di fronte duecentomila persone che sognavano di cambiare il mondo. Janis, la cattiva ragazza texana, la bad girl drogata, bisex, trasgressiva e fuori dagli schemi sale sul palco in un completino di maglina color crema: una casacca pudica, un paio di pantaloni, le scarpine di strass, a punta come quelle di Aladino.

Ha i capelli stranamente in ordine e solo due collane, poco trucco, è l’immagine rassicurante di una gioventù che cresce senza strappi e inutili provocazioni. Una delusione. Poi prende il microfono e comincia a cantare Ball&Chain, la voce morbida, suadente, pulita, si direbbe che non abbia mai neanche fumato una sigaretta…

Poche strofe e quella ragazzina cicciottella vestita come una signora urla Why does every single thing I hold goes wrong? E la sua voce si fa improvvisamente disperata, sa di dolore, infelicità, disperazione ma non commuove, graffia e brucia. Come il napalm che ha preso a bruciare le campagne del Vietnam, come la voglia di essere liberi, come la fame di vita che la musica ha intercettato prima di tutti.

Morirà tre anni dopo quell’esibizione indimenticabile, a soli 27 anni.

Inaffondabile perché: le sue ‘urla’ continueranno a raccontare i sogni e le ferite di tutte le generazioni a venire.

Anna Di Cagno

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