MOLLY BROWN
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Inaffondabili

RENZO ARBORE: la casa delle passioni

Con quella sua “erre” inconfondibile e il suo stile allegro e frizzante, Renzo Arbore, 83 anni, è lo showman italiano più conosciuto nel mondo. Presentatore, scrittore, attore, regista, musicologo, dj e musicista. Nella sua lunga carriera ha percorso in lungo e in largo il mondo dello spettacolo. Ma la sua grande passione, la musica, non l’ha mai abbandonato, così come l’amore per la sua casa – una villa romana – traboccante di oggetti di ogni genere, o, per meglio dire, “una sorta di museo del modernariato”, come ama definirla.

«Sono un collezionista incallito di un sacco di cose».

A vederla sembra un bazar di plastica, ma di quelli da record: ovunque souvenir di ogni tipo, oggetti di design originali, trovati e comprati nei suoi numerosi viaggi. Dai lampadari in plastica, ça va sans dire, degli anni Cinquanta, alle stoviglie nei colori più accesi e sgargianti, a fiori e frutta a centrotavola. E ancora soprammobili decò, una serie infinita di cornici e quadri, corni portafortuna, statuette, miniature, orologi a cucù, distributori di caramelle e finti pappagalli che arrivano da ogni angolo del pianeta. E un’infinità di tazze e tazzine di ogni tipo perché Arbore, da napoletano d’adozione, non rinuncia mai a buon caffè.
«Me lo preparo da solo anche quando sono lontano dalla mia abitazione, con la mia fedelissima moka che mi segue sempre».

La cucina, in stile brasiliano nei colori del verde, è un tuffo nel vintage, sembra quasi di trovarsi dentro una fiaba. Spiccano tre frigoriferi e due congelatori e pure un abbattitore. «Da ogni posto in cui vado a suonare porto via prelibatezze e poi le congelo: i tortellini di Bologna, i nervitt milanesi, i polpi della mia amata Puglia.

Ho i miei pusher che puntualmente mi fanno recapitare i cibi migliori dalla Puglia.

La nostra cucina è una cucina antica, verace e saporita, come la sua gente. Amo preparare cibi semplici che esaltano i profumi della terra, come il “pancotto”, piatto povero dei pastori e dei contadini della Daunia. Adoro anche la tradizionale focaccia con pomodoro e origano, il profumo e il sapore del pomodoro locale è insuperabile. E poi sono gli odori della mia infanzia e per questo unici. Io ne ho sempre scorta anche a casa, la conservo sottovuoto, per poi scaldarla al momento opportuno».

E i ricordi si affollano quasi più che ogni cosa nelle sale. «Penso ai miei peccati di gola infantili. Erano gli anni del dopo guerra ed io vivevo in una famiglia povera. Con i soldini che avanzavano, o che riuscivo a mettermi da parte, andavamo a comprare i resti dei coni dei gelati, non potendoci permettere tutto il gelato. C’era un’azienda che si chiamava Tressanti che vendeva, a pochi centesimi di lire, i rimasugli riusciti male dei coni biscotto. Per me e per gli altri amichetti era una tappa fissa. Buonissimi! Il nostro dolce».

C’è poi una sala dove troneggia un divano rosso fuoco, e al centro un tavolino anni ’60 completamente illuminato, e un pianoforte a coda per le serate tra amici (quando ancora si potevano fare tutti insieme).

Immancabile una collezione di clarinetti: persino lo zerbino alla porta d’ingresso ne ha disegnato uno.

«Sono nato come clarinettista jazz e ho tantissime emozioni legate alla musica. Sin da bambino, ero affascinato dal suono di trombe e clarinetti, per questo come primo strumento comprai una tromba, anche se storta e di pessima qualità. E di conseguenza, la mia carriera l’ho iniziata seguendo le bande di paese e i suonatori ambulanti. Ricordo che ero sempre il primo a correre in piazza, quando si esibivano i musicisti. Quel ritmo, mi è entrato dentro quasi di prepotenza».

Tanti i riconoscimenti avuti con la sua “Orchestra Italiana”. «Stiamo insieme dal 1991, li ho scritturati quando erano ragazzini e adesso sono adulti fatti e finiti. Se non proprio famiglia, posso sicuramente definirli “la mia tribù”».

Qua e là insegne luminose e sempre accese che inondano le pareti e si ha la sensazione di stare a Times Square con le sue luci pubblicitarie. O nel fortunato programma “quelli della notte”, entrato di diritto nella storia della televisione italiana. «La gente ancora mi “perseguita” per quella trasmissione, è una sorta di marchio, un po’ come “Lascia o raddoppia” per Mike Bongiorno. Ci sono i nostalgici che continuano a rivedere le repliche (la Rai le rimanda spesso in onda) e i giovani che la scoprono e si divertono proprio guardando quello che era un appuntamento cult con una serie di personaggi comici e un po’ surreali. Forse perché c’è tanto bisogno di ridere, forse perché la notte ci si lascia più andare».
Le altre stanze aprono a collezioni di cappelli, di gilet. Infinite.

«Ogni volta che provo a fare ordine, finisco per ritrovarmi tra le mani qualcosa che mi fa balenare una nuova idea».

E da casa trasmette e prepara ogni appuntamento per la sua web tv “Renzo Arbore Channel Tv”, nei prossimi giorni partirà “aspettando il vaccino”.

Infine, ci sono i richiami alla Lega del Filo d’Oro di cui è di nuovo il volto e testimonial. Vecchie foto che lo ritraggono insieme a tanti bambini dell’Associazione. «Sono nello spettacolo da sempre. Eppure, il pubblico che amo di più è quello che non mi ha mai visto né sentito». Concetto ribadito pure nel nuovo spot firmato dall’agenzia Arkage: «Negli anni ci leghiamo a tante cose: ricordi, persone, amici…ma ce n’è una a cui resterò sempre legato: la vita. Non la mia: quella di tanti bambini e adulti sordociechi».

Meditate gente, meditate!

 

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