PINK FLOYD 1989 quel concerto inaffondabile

Oggi è sabato, non un sabato qualunque, è il terzo sabato del mese di luglio e per i veneziani si celebra una festa molto sentita che si replica, identica, da secoli. Oggi è il “Redentore”, una festa sacra che ricorda il giorno del 1577 in cui Venezia venne liberata dalla peste, una delle tante, e i tutti i cittadini si recarono in pellegrinaggio alla basilica del Redentore, nell’isola della Giudecca, camminando su un ponte di barche. Oggi è la notte dei “foghi”, i giochi pirotecnici che a mezzanotte illuminano il bacino di San Marco, le numerosissime barche vestite a festa, le rive dove la gente esce con sedie, tavoli, cibo, mangia, canta, balla e poi in religioso silenzio, naso all’insù, guarda il cielo che diventa un magico caleidoscopio di luci.
Oggi è il terzo sabato del mese di luglio 1989. Questo “Redentore” resterà negli annali.

Sono settimane che in città non si parla d’altro, la giunta rossoverde guidata dal sindaco repubblicano Casellati è spaccata, rischia la crisi. Tutto perché un visionario, un sognatore vuole organizzare in laguna un concerto rock, l’evento del secolo. Fran Tomasi, organizzatore di concerti evento – ha portato in Italia i Rolling Stones, Lou Reed, Sting, Bruce Springsteen –  si è messo in testa che durante la “notte famosissima” i Pink Floyd, pionieri della psichedelia, gruppo rock che dagli anni ’60 è l’espressione delle nuove frontiere “lisergiche” del rock, devono suonare, gratuitamente, su un enorme pontone nero galleggiante davanti alla Piazza più celebre al mondo!

Come on you raver,

you seer of vision,

come on you painter, you piper prisoner

and shine!

Sono mesi di litigi. La politica litiga: il vicepremier Gianni De Michelis, grande sponsor dell’evento
e l’assessore Nereo Laroni, sua sponda in laguna, duellano con il sindaco e l’ex assessore Augusto Salvadori, paladino del decoro e massimo oppositore della manifestazione. Ma la giunta non ha sufficienti strumenti per revocare l’evento, si appella alla sovrintendenza che fissa i limiti in 60 decibel di volume e per motivi estetici vieta l’istallazione di bagni mobili.

The dogs of war don’t negotiate

The dogs of war won’t capitulate

Sono anni di litigi. La band dal 1983 litiga, l’album The final cut, creatura di Roger Waters, ha segnato l’epilogo di un lungo periodo di incomprensioni che lo ha portato all’abbandono del gruppo. David Gilmour e Nick Mason litigano con Waters per l’utilizzo del nome, una querellegiudiziaria da cui usciranno trionfatori il chitarrista e il batterista che torneranno ai concerti dopo aver realizzato A Momentary Lapse of Reason, un disco controverso firmato ancora Pink Floyd, il nome epico scelto da Syd Barrett uno dei fondatori della band, che deriva dai nomi di battesimo di due bluesmen americani: Pink Anderson e Floyd Council.

Ma i tempi di Ummagumma, Atom heart mother, The dark side of the moon, The wallsono lontani e per il gruppo inglese si apre così una nuova era musicale.

One world, and we will smash it down

One world… one world

Il concerto di Venezia, inserito nel tour italiano del 1989, per i Pink Floyd rappresenta una nuova sfida; da sempre sono maestri degli spettacoli multimediali in cui la componente visiva è in perfetta simbiosi con la musica, hanno suonato nei luoghi più suggestivi del mondo come Versailles osando perfino, nel 1972, un concerto senza pubblico tra le rovine di Pompei di cui il regista Adrian Maben ha realizzato un film dalla sorprendente tensione emotiva.

One sound, one single sound

One kiss, one single kiss

A Venezia la macchina organizzativa è al lavoro, il gruppo ha concesso la diretta mondiale del concerto, la Rai ha l’esclusiva. Ma sono i problemi tecnici e logistici a impensierire lo staff, i Pink Floyd hanno bisogno di un palco immenso, un cubo nero con uno schermo rotondo, un braccio meccanico per muovere il maiale gigante di Animals, una strumentazione elettronica per gli effetti luminosi (è all’alba dell’era digitale), l’amplificazione sospesa ma anche nascosta sotto il palco, e varie apparecchiature necessarie allo show. Ogni cosa va ricreata e collocata sull’acqua! Trovatidue giganteschi pontoni galleggianti, il palco viene costruito in un’area del porto, spostato e posizionato poi in bacino San Marco, leggermente obliquo rispetto alla piazza, a favore delle telecamere.

Sarà un concerto unico: per la location, per la realizzazione tecnica  (i Pink Floyd hanno dovuto rinunciare alla quadrifonia e al maiale gigante) e anche per l’esecuzione, ridotta a un’ora e mezza rispetto alle altre tappe del tour.

Oggi è sabato, il terzo sabato di luglio del 1989, sono le otto del mattino. Fa caldo, mancano 13 ore al concerto, ci sono già cinquemila persone arrivate da Milano, Torino e non solo anche dall’estero: Marsiglia, Barcellona, Parigi, Londra.  Sono accampate ai lati del Palazzo Ducale, davanti a un imponente palco nero galleggiante.

Remember when you were young

You shone like the sun”

Finalmente cala la notte su bacino San Marco, l’acqua non si vede è coperta da un tappeto di barche di tutti i tipi, la gente è assiepata dappertutto, si stimano più di 200.000 presenze, giovani all’avventura, pronti ad assistere al concerto unico e a poter dire “io c’ero”.

Buio, silenzio, assolo di chitarra di Gilmour, un boato della folla.

Tre note: SOL, LA/SOL, SOL, SOLmaj7, rullante di Mason, voce…

Into the distance, a ribbon of black

Stretched to the point of no turning back.

Memorabile, inenarrabile. Una scaletta strepitosa, un crescendo di sonorità, luci, immagini e infine i fuochi d’artificio partiti sull’ultima nota di Run like Hell!

“Run, run, run, run, run, run, run, run

You better make your face up in

Your favorite disguise

With your button down lips and your

Roller blind eyes

With your empty smile

And your hungry heart”

Seguirono giorni e giorni di attacchi feroci e discussioni, per quel che restava di Venezia: una città sommersa da immondizie “varie”. Agli occhi del mondo profanata, offesa, violentata!
Una polemica che si rinnova puntualmente ogni anno, il terzo sabato del mese di luglio.

Oggi, a distanza di 30 anni pensando a quella che i veneziani considerano ancora la peggior sciagura dopo l’alluvione del ’66, possiamo dire che in realtà i problemi di ordine pubblico del concerto straordinario dei Pink Floyd furono irrilevanti se commisurati alla folla e alla disorganizzazione generale di una città che non ha saputo prendere le adeguate misure. Oggi, forse, dovremmo pensare: cos’è un palco galleggiante di 50 metri per 30, attraccato immobile in bacino San Marco di fronte a362 metri di lunghezza e 66 metri di larghezzache vi transita ogni fine settimana?

Forse le due catastrofi recentemente sfiorate dovrebbero far riflettere.

Money

Get away

Get a good job with more pay and you’re okay

Money

It’s a gas

One Reply to “PINK FLOYD 1989 quel concerto inaffondabile”

  1. Brava, Daniela, hai saputo restituire ciò che è stato con vivacità, memoria storica e onestà intellettuale.

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