MICHAIL TIMOFEEVIČ KALAŠNIKOV i tormenti di un ‘genio del male’

kalashnikovDicono che sul letto di morte si sia pentito e che abbia inviato una lettera al patriarca Cirillo della Chiesa ortodossa russa dicendosi affranto per le conseguenze della sua invenzione. Complice di morte e devastazione, si tormentò tutta la vita chiedendosi: «Sono anch’io colpevole, anche se erano nemici?».

Colui che nel 1947 progettò l’AK-47 (abbreviazione di “Avtomat Kalašnikova obrazca 1947 goda”), il fucile automatico di facile manutenzione più famoso del mondo, confessò così la sua insopportabile pena spirituale per aver contribuito a causare tanta morte e devastazione. Una volta letta la missiva, il patriarca inviò una sua personale risposta rimasta privata, ma il suo addetto stampa, Alexander Volkov, comunicò: «La Chiesa ha una posizione molto precisa. Quando le armi servono a proteggere la patria, la Chiesa sostiene entrambi, tanto i loro creatori che i soldati che le utilizzano. Egli progettò questo fucile per difendere il suo Paese, non per utilizzarlo come fanno i terroristi».

Michail Timofeevič Kalašnikov era nato nel 1919, in Siberia, da una famiglia numerosa di poveri contadini. E anche se alla fine della sua vita (è morto a quasi cent’anni, il 23 dicembre 2013, e ai suoi funerali c’era anche Vladimir Putin) si definiva semplicemente «servo di Dio» e «un disegnatore», fu un militare, ingegnere e progettista sovietico ricoperto di onorificenze. Cominciò la carriera lavorando in un deposito ferroviario, poi nel 1938 fu assegnato all’Armata Rossa, come comandante di carri armati durante la Seconda guerra mondiale.

Gravemente ferito in combattimento nell’ottobre del 1941, venne congedato. Ma la leggenda vuole che cominciasse a creare il suo primo progetto in ospedale, poi perfezionato lavorando presso l’Istituto Aeronautico di Mosca come inventore autodidatta. Mentre lavorava qui, Kalašnikov progettò varie innovazioni per i carri armati, incluso un meccanismo che contava il numero di colpi sparati.

Nel 1949, l’AK-47 divenne il fucile d’assalto ufficiale delle forze armate sovietiche e fu adottato da quasi tutti i Paesi membri del Patto di Varsavia. A questo punto Kalašnikov assunse il prestigioso ruolo di capo progettista delle armi leggere per l’Unione Sovietica e verrà insignito due volte del titolo di Eroe del Lavoro socialista e poi nominato Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea, la più alta onorificenza della Federazione Russa. Il suo grado militare era Tenente-Generale, ed era pure dottore delle scienze tecniche.

Nel 2004 l’ingegner Kalašnikov è perfino diventato testimonial della “sua” vodka, la Vodka Kalašnikov, la cui bottiglia ha appunto la forma di un fucile e che viene distillata a San Pietroburgo. La cartella stampa recita: «La Kalašnikov Vodka è fatta con il grano coltivato in Russia e con l’acqua del Lago Ladoga a nord di San Pietroburgo. Si beve meglio in compagnia di amici e belle ragazze».

Il fucile automatico AK-47 (tuttora considerato l’arma da fuoco più diffusa nel mondo, con cento milioni di pezzi venduti, usato dall’esercito di cinquanta Paesi e da organizzazioni di guerriglieri e terroristi) è stato solo il primo di una lunga serie di armi progettate da Michail Timofeevič Kalašnikov. E oggi nella fabbrica che porta il suo nome gli affari vanno così bene che la società ha deciso di aumentare il personale del 30 per cento perché la manodopera attuale (circa 5.500 persone) non è più in grado di far fronte alla mole di lavoro.

Lui, invece, non è mai diventato ricco grazie alla sua invenzione ed è vissuto fino alla morte con una modesta pensione nella sua città natale, Iževsk. E siccome sapeva che il suo AK-47 ha causato più morti di quanti ne abbia provocati la bomba atomica su Hiroshima, avrebbe confessato: «Avrei preferito inventare un taglia erba!».

Come non credergli?

 

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Marina Moioli

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