MOLLY BROWN
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Inaffondabili

MAXA&BAKER: icone a confronto

“Parigi è la città dell’arte e dell’intelletto per eccellenza” diceva il pittore Giorgio De Chirico nel 1925 parlando degli anni più ruggenti della capitale francese.

Con l’esplosione del jazz, dei teatri, i caffé e le gallerie d’arte, tra le due guerre mondiali, Parigi diventa il fulcro della creatività mondiale. Tutti gli artisti volevano e dovevano passare da lì per affermare la propria creatività. Tutte le persone volevano lasciare un segno, esserci, fare parte di quel crogiolo di creatività e viverla con i propri occhi. La classe sociale medio borghese riempiva i teatri parigini. 

A Parigi due donne, molto differenti tra loro, provocano i moralisti monopolizzando l’immaginario del pubblico.

Si esibivano in due teatri fondamentali per la capitale dell’esagono: Il Grand Guignol ed il teatro degli Champs Elysées.

“Fin dal primo giorno in cui ho messo piede sul palco del Grand Guignol sono morta di mille morti violente, in ogni modo possibile. Non c’è una parte del mio corpo che non sia stata esposta agli spasmi della tortura e abbia tremato in uno strano parossismo.”

Così Marie-Thérese Beau, in arte Paula Maxa, racconta la sua esperienza in uno dei teatri più discussi dell’epoca.

Era il 15 aprile 1897 quando Oscar Méténier inaugura il Grand Guignol trasformando in teatro una vecchia cappella sconsacrata. Il nome del teatro s’ispirava a Guignol, un burattino dell’epoca che veniva picchiato bonariamente da Gnafron. Quei burattini, per Méténier, si trasformarono in esseri umani e quelle botte “bonarie” divennero veri e propri schizzi di sangue.

“Un violinista ha un violino, un pittore la sua tavolozza. Tutto ciò che io avevo era me stessa.Io ero lo strumento di cui dovevo occuparmi.”

Freda Joséphine McDonald, diventata poi Joséphine Baker, diventa la vedette induscussa del teatro parigino degli Champs Elysées che venne inaugurato nel 1913 come sala per concerti sinfonici.

Mentre Paula Maxa, “La sacerdotessa del peccato e dell’orrore”, entra nel 1917 nella famiglia del Grand Guignol come attrice non protagonista de Il laboratorio delle grandi allucinazioni e raccoglie un altissimo consenso del pubblico, Joséphine Baker  a soli 13 anni incontrò il ballo e se ne innamorò.

Paula Maxa è stata la regina indiscussa del Grand Guignol fino al 1933.

La donna che verrà uccisa 10.000 volte in 60 modi diversi. E mentre moriva in scena ogni sera, nel 1925 il teatro degli Champs Elysées (in forte crisi economica) lasciava la musica sinfonica per dare spazio alla rivista. Quell’anno con La revue nègre fa la sua prima apparizione parigina una donna nera, coperta solo da un gonnellino, un caschetto molto audace, che stravolgeva i canoni della danza classica. Era Joséphine Baker che sconvolse i moralisti portando la sua danza in un tempio sacro per l’epoca. 

Le due donne andavano in scena contemporaneamente, una pensava alla danza e l’altra pensava alla morte.

Tutti e due i teatri all’epoca registravano il tutto esaurito, tutte e due le protagoniste portavano in scena ogni sera quella che era stata la loro vita.

Joséphine Baker crebbe in una famiglia amorevole ma poverissima, adottata dal nuovo marito della madre, cresce nella musica.

Fin da piccola sperimenta la fatica del lavoro e la violenza mischiate alla miseria. Vede la madre ballare e ne rimane estasiata, anche lei vuole ballare per uscire da quella condizione, per dimenticare. Joséphine è una ragazza dal carattere deciso ma solare e simpatico. 

Nel vecchio continente, pochi anni prima, nacque Paula Maxa una ragazza tranquilla e agiata, figlia della medio borghesia, sogna di diventare pianista.

A 15 anni il suo fidanzato del momento tenta di violentarla e non riuscendoci, la accoltella. Paula incontra per la prima volta la morte, ma ne viene strappata.

Tanti sono i punti in comune tra le regine dei teatri parigini dell’epoca. Tanti, forse troppi. Come gli amori. Loro erano le vedette dei teatri, tutti al teatro degli Champs Elysées come al Grand Guignol, amavano Joséphine Baker e Paula Maxa. Incarnavano nei loro spettacoli i desideri più inconsci degli spettatori.

Joséphine Baker ricevette ben 1.500 proposte di matrimonio

Un uomo si uccise addirittura al suo rifiuto e molti si batterono in duelli vietati all’epoca. Pochi conquistarono il suo cuore, uno tra tutti il grande Georges Simenon. La Baker non era ancora l’icona che diventò poi. Ma Simenon, all’epoca si firmava ancora Georges Sim, colse di lei quell’essenza che conquistò Parigi ed il mondo intero.

In quello stesso periodo, all’impasse Chaptal, la Sarah Bernhardt del macabro mieteva cuori ed ammiratori.

Paula Maxa, già sposata giovanissima e annoiatasi nella vita coniugale, aveva una schiera di ammiratori che tutte le sere l’aspettavano alla fine dello spettacolo.

Lei abitava vicino al teatro del Grand Guignol e, tornando a casa da sola, veniva devastata dalla paura di trovare uno dei suoi ammiratori ad aspettarla. La maggior parte degli uomini chiedevano quello che vedevano in scena, e se non lo chiedevano se lo aspettavano. 

Paula Maxa era l’icona del macabro, Joséphine Baker l’icona della danza selvaggia e sensuale.

Forse non sarebbe mai stato possibile, ma sicuramente in quegli anni due icone così potenti della cultura parigina avrebbero dovuto incontrarsi. Forse la Baker è andata a vedere uno spettacolo di Paula Maxa o viceversa. Ma sicuramente avrebbero dovuto fare uno spettacolo insieme, una sorta di Danse macabre. O magari lo stesso poema sinfonico di Camille Saint-Saens dove Paula Maxa poteva interpretare la morte che suona il violino e Joséphine Baker una dei morti che escono dalle tombe e vengono a ballare finché la morte suoni la musica. 

(per Paula Maxa, fonte: www.letturepericolose.blogspot.com)

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