MARY POPPINS altro che “Brown Sugar”…

MARY POPPINS, Julie Andrews, 1964

Una formula magica infallibile per azzerare i problemi della vita. Chi non la vorrebbe? Tipo l’indimenticabile Supercalifragilistichespiralidoso che una giovane Julie Andrews cantava nel film Disney Mary Poppins del 1964.

 

Faceva così:

«Ambelele ambelela

ambeleleambelela

Ambelele ambelela

ambeleleambelela

 

Supercalifragilistichespiralidoso

anche se a sentirlo può sembrare spaventoso

se lo dici forte avrai un successo strepitoso

supercalifragilistichespiralidoso

 

Ambelele ambelela

ambeleleambelela

Ambelele ambelela

ambeleleambelela

 

Se tu non sai che dire non ti devi scoraggiar

ti basta una parola e per un’ora puoi parlar

ma attento a dirla bene non ti devi mai sbagliar

perché se tu l’azzecchi la tua vita può cambiar…»

 

Musica e testo si devono a due perfetti sconosciuti – Richard M. Sherman & Robert B. Sherman – ma la canzone da allora è entrata nella storia e così pure la parola, che nella versione originale è “Supercalifragilisticexpialidocious” e ha un significato ben preciso: «fare ammenda per la possibilità di insegnare attraverso la delicata bellezza». Lo si evince scomponendola in Super (sopra) – cali (bellezza) – fragilistic (delicato) – expiali (fare ammenda) – docious (istruibile).

 

Ma indimenticabile e mitica è stata ed è soprattutto lei, Mary Poppins, la tata “praticamente perfetta sotto ogni aspetto” con l’ombrello volante e la borsa-matrioska da cui esce tutto quello che serve.

La donna con il sorriso stampato sulle labbra e la soluzione a tutti i problemi del quotidiano, ma con un carattere fermo e deciso. Che ha insegnato a milioni di bambini (e adulti) che la vita va affrontata con leggerezza ma sempre di petto, ricordandosi ogni giorno di essere felici.

 

Mary Poppins resta un mito assoluto, ormai da più di mezzo secolo e la sua fama non conosce confini. A creare il personaggio fu la scrittrice australiana naturalizzata britannica Pamela Lyndon Travers e a svelarci il perché e il percome è stato un altro film Disney, Saving Mr Banks, diretto da John Lee Hancock, con due splendidi Tom Hanks ed Emma Thompson, uscito nelle sale italiane il 20 febbraio 2014.

La Travers (il cui vero nome era Helen Lyndon Goff) era nata in Australia nel 1899 e non aveva mai ricucito lo strappo del padre alcolista, morto quando lei era bambina. Nel 1924 emigrò a Londra e dieci anni dopo scrisse il libro per bambini (primo di una lunga serie) destinato a darle fama imperitura. Già nel 1938 Walt Disney – le cui figlie si erano innamorate del libro e gli avevano chiesto di farne un film – aveva cercato di convincere la scrittrice a cedergli i diritti. Lei aveva però sempre rifiutato perché temeva che una versione cinematografica non sarebbe stata fedele alla sua opera. A quel tempo Disney era conosciuto soprattutto come autore e produttore di cartoni animati, e l’autrice non voleva che il suo libro fosse trasposto in un cartone. Ci vollero trent’anni per convincerla, offrendole un compenso da centinaia di migliaia di dollari, una percentuale sugli incassi del film e l’ultima parola sulla sceneggiatura: cosa che in precedenza Disney non aveva mai concesso a nessuno.

 

Mary Poppins, Julie Andrews

In effetti libro e film sono molto diversi e la Mary Poppins che tutti conoscono e amano non è completamente frutto della penna di P.L. Travers, bensì del magico tocco della Disney. L’autrice, si racconta, vide il film solo la sera della prima a Hollywood e per lei fu uno shock. Un testimone, Richard Sherman, ha raccontato che alla festa dopo la proiezione la Travers andò da Disney e gli disse ad alta voce: «Bene, la prima cosa da tagliare è la sequenza animata». Disney la guardò freddamente e le rispose: «Pamela, la barca è salpata». 

 

E fu così che la perfetta istitutrice inglese, con modi decisi, precisi e sprezzanti del libro di P.L. Travers si trasformò nella deliziosa Mary Poppins che tutti conosciamo. Quella che risolve ogni problema alla famiglia londinese di Viale dei Ciliegi 17.  O che insegna ai ragazzi a riordinare la stanza con un semplice schiocco di dita, il tutto accompagnato dalla canzone “Basta un poco di zucchero e la pillola (leggi un guaio qualsiasi) va giù”. Impareggiabile e sempre valido insegnamento.

 

A Jane e Michael Banks (che la guardano a bocca aperta “come merluzzi”) ma in fondo anche a tutti noi Mary Poppins ha insegnato che con un po’ di buona volontà, anche un compito ingrato come mettere in ordine può diventare semplice, che una risata è capace di alleggerirci la vita, che vale sempre la pena essere generosi, che è bello avere degli amici con cui fare gruppo, anche se sono improbabili spazzacamini che ballano sui tetti. E che non bisogna giudicare niente e nessuno dalle apparenze, nemmeno una borsa da viaggio.

 

Grazie al suo specialissimo “metro” da tasca, che valuta il carattere dei due bambini invece dell’altezza, la tata magica li ha capiti fin dal primo giorno, e ha provato a prenderli dal verso giusto: se non vogliono dormire, finge di assecondarli (tanto poi crollano addormentati da soli), se non vogliono prendere la medicina, dice che ha un gusto delizioso (così per curiosità l’assaggiano). Insomma, cerca di parlare una lingua che possano capire. Poi, però, quando ha finito con il suo lavoro, al cambio del vento, Mary Poppins segue il suo irresistibile desiderio di libertà, che la spinge a volare via di nuovo. Perché sa che devono essere i genitori a riprendere le redini della famiglia Banks. E saluta anche l’amico (o fidanzato?) Bert. Certa di poter sempre contare su di sé e sulle proprie risorse per vivere. Una vera femminista ante litteram.

 

Per la serie “a volte ritornano”, c’è un’ultima notizia che farà felici i nostalgici. A più di cinquant’anni dalla prima del film cult che, nel 1964, vide Julie Andrews (preferita a Bette Davis e Angela Lansbury per la parte e vincitrice dell’Oscar per la sua interpretazione) e Dick Van Dayke (scelto al posto di Fred Astaire e Cary Grant) zompettare giulivi “lassù come canguri” per comignoli e scalini di fuliggine sui cieli londinesi (ricostruiti negli studios di Burbank in California), e più di ottanta dopo l’uscita del primo di otto libri omonimi, la governante tutta disciplina e filastrocche torna a far parlare di sé. E sarà la protagonista di un sequel annunciato in uscita per il Natale 2018.

La vicenda sarà ambientata vent’anni dopo il 1906 del primo film. Ritroveremo Jane e Michael cresciuti, ormai diventati genitori che si trovano a fare i conti con la Grande Depressione. Avranno quindi bisogno di un supervisore in grado di controllare che sia tutto a posto. E chi meglio di colei che in passato aveva così rivoluzionato le loro vite?

Nel film che segnerà il ritorno di Mary Poppins, però, Julie Andrews (classe 1935 ma ancora arzilla e sempre presente ogni Capodanno al Concerto del Musikverein di Vienna) non ci sarà più. Al suo posto è prevista Emily Blunt. Che ha già messo le mani avanti dicendo: «Mi sento un po’ ansiosa per questo ruolo perché Mary è un personaggio simbolo della nostalgia delle persone, una protagonista importante dell’infanzia della gente».

Invece il novantunenne Dick Van Dayke ha già annunciato urbi et orbi di non voler proprio perdere l’occasione perché: «ritirarsi dalle scene è la cosa peggiore che si possa fare. Quando smetti invecchi velocemente. Penso che il modo migliore sia rimanere attivi più a lungo possibile».

Se esistesse, anche Mary Poppins approverebbe.

 

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Marina Moioli

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