MARIA CALLAS& ARIS ONASSIS l’amore tragico

Correva l’anno 1957. Il primo incontro avviene a un ricevimento all’hotel Danieli di Venezia
organizzato da Elsa Maxwell, la celebre giornalista e grande “pettegola” americana.
Lei ha 34 anni, lui 51.
A dieci anni dal debutto, il 2 agosto 1947 all’Arena di Verona con La Gioconda di Amilcare Ponchielli,
lei è la cantante lirica più famosa al mondo.
«Quella voce ci affascinò come un sortilegio, un prodigio che non si poteva definire in alcun modo, la si poteva soltanto ascoltare come prigionieri di un incantesimo», disse di lei il regista Franco Zeffirelli.
Lui invece è un avventuriero già diventato miliardario, con ottime entrature internazionali.

La loro storia d’amore è stata una delle più tormentate di sempre e non perché fossero entrambe sposati o per la differenza d’età, ma perché fu una relazione travagliata, fatta di gelosie, tradimenti e tantissimi litigi.

Non solo.

Onassis priva Maria Callas del suo pubblico tenendola lontana dalle scene, in cambio le promette un matrimonio che non arriverà mai.
Dalla loro relazione nasce nel 1960 anche un bambino di nome Omero, che però muore poche ore dopo la nascita per insufficienza respiratoria (e c’è persino una leggenda metropolitana secondo la quale sarebbe sepolto nel cimitero di Bresso).
Nel 1966 Maria Callas rinuncia alla nazionalità americana e rifiuta quella italiana per diventare cittadina greca sperando così di sposare l’uomo della sua vita.
Ma Aris  due anni dopo la lascia. Ha ambizioni più alte, vuole con sé una donna ancora più famosa, la Divina porta in dote il talento, l’altra il potere. E così il 20 ottobre del 1968 sposa Jacqueline Kennedy, vedova di John Fitzgerald Kennedy.

Un colpo terribile terribile e spietato, com’era nelle corde dell’armatore greco. Maria finisce ricoverata in un ospedale di Parigi, pare, per abuso di psicofarmaci.

Comincia così l’atto finale.

«Venni a sapere della sua storia con Jacqueline Kennedy dai giornali. Fu come se avessi preso un
colpo in testa. Cercherò di sopravvivere. Ho abbandonato una carriera incredibile: è facile dire “niente rancore”. Prego Dio per superare questo momento. Se cerco un Principe Azzurro? Spero di incontrare un vero uomo che mi accetti per quello che sono. Lo considero un gran porco. La pagheranno entrambi», tuonò la cantante in un’intervista. E la maledizione, come si sa, ebbe il suo effetto.

Prima però tra lei e il miliardario greco c’era stato un legame bruciante, un amore assoluto, vissuto con slancio, finché la Callas non si ritrovò sola, come una delle sue tragiche eroine.

Maria Callas (nata Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulos) era una donna combattiva, con alle spalle un’infanzia difficile dalla quale si era salvata grazie al suo talento straordinario.
Giovane sposa viveva con il marito, l’imprenditore veronese Giovan Battista Meneghini, in una villa con giardino, a Milano. E in via Buonarroti 38 c’è ancora una targa che ricorda i suoi anni milanesi.

Quando non cantava conduceva una vita agiata, da ricca signora. Si occupava dei menù, andava dall’antiquario a scegliere mobili antichi: i suoi preferiti quelli veneziani del ’700. Le piaceva molto andare per negozi.

«Nella vita di tutti i giorni faceva cose banali – dichiarò la sua amica Giovanna Lomazzi – poi quando varcava la porta del teatro si trasformava nella Callas. Anche quando l’accompagnai a New York, per il debutto trionfale al Metropolitan, passavamo intere giornate a fare shopping. Alla fine io, che avevo 12 anni meno di lei, ero a pezzi, mentre lei aveva una grande resistenza fisica: andava a cantare, con un’adrenalina folle in corpo». I ricordi dell’amica continuano così: «Si alzava tardi. Mangiava pochissimo: filetto tritato e verdure scondite. Seguiva con rigore la dieta che le aveva fatto perdere 50 chili». Secondo i biografi, pur di dimagrire, la Callas non esitò neppure a ingoiare una tenia (verme solitario) in una coppa di champagne. Vero è che cento chili per un metro e 73 di altezza non erano pochi, ma lei li perdeva e li riacquistava ciclicamente, ora trasformandosi in quella che tutti volevano che fosse, una diva aggraziata icona di eleganza, ora tornando a rinchiudersi nelle sue solitudini. Aveva un viso molto particolare, incorniciato da due grandi occhi che lei truccava pesantemente.

Il suo declino incominciò a Dallas. Cantò la Lucia di Lammermoor per la regia di Zeffirelli. Si racconta che non arrivarono in tempo i costumi dall’Italia, ma lei non si disperò.
«Presero tre costumi di una corista e vi aggiunsero qualche perla», ha riferito chi c’era. «Fu un successo, ma lei si rese conto di aver cantato male. “Qui finisce la mia carriera” disse. Quella notte la passò a piangere».

«Conobbi Aristotele Onassis, un uomo affascinante, sincero, spontaneo, nel 1957. Diventammo amici. Mi faceva sentire la regina del mondo. “Aristo, amore mio, gli scrissi da Parigi il 31 gennaio del 1968 in una lettera d’amore struggente, fa di me ciò che vuoi. Sono tua. La tua anima. Maria”», rivelò lei.

Alla festa in cui conobbe Aristotele Onassis seguì l’invito per una vacanza sul panfilo Christina.
La Callas ci andò con suo marito Giovanni Battista Meneghini, industriale di laterizi e suo agente, più anziano di lei di ben di 28 anni.
Quella vacanza fu l’inizio della sua tormentata storia d’amore. Furono sorpresi nella cabina dell’armatore dalla moglie di lui, Tina Livanos, che a Meneghini disse: «Siamo due disgraziati. La tua Maria è in salone, tra le braccia di mio marito. Te l’ha portata via. Mi spiace, ma per te. Io avevo già deciso di lasciarlo. Povero Battista, ma anche povera Maria: si accorgerà di che uomo è».

«Se la cercò – commentò anni dopo Zeffirelli – attorniandosi di personaggi orribili come Onassis. E pensare che sul lavoro era perfetta. Se era stanca e doveva cantare, non parlava nemmeno al telefono, per non sprecare la voce. E quando affrontava il pubblico, iniziava l’incantesimo. Non solo per le doti canore, ma per le straordinarie capacità espressive. I giudizi la ferivano, ma sul palcoscenico dimenticava, tirando fuori una grinta che nel privato non aveva. E stregava tutti».

La fine della storia d’amore tra Maria Callas e Aristotele Onassis segna il declino di una diva senza tempo. Il soprano decide di ritirarsi trascorrendo le sue giornate nella casa parigina lontano da tutto e tutti.

Nel 1974, dopo la tournée con il tenore Giuseppe Di Stefano, l’annuncio dell’abbandono della scena musicale. Ma la botta finale arriverà un anno dopo quando Aristotele Onassis muore. Due anni lo seguirà a causa di un arresto cardiaco e non per suicidio come si pensava all’epoca.

Segnata nel profondo da un amore che le ha consumato l’intera esistenza, Maria Callas si spense a soli 53 anni. Alla governante Bruna scrisse: «Fai spargere le mie ceneri nell’Egeo, abbraccerò il mio Aristo attraverso il mare».

 

 

 

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