MALINCHE la donna che ci ha insegnato a tradire

Chissà come sarebbe andata a finire questa storia se non ci fosse stata lei, la Malinche.

Malinche la traditrice, la sottomessa, l’amante, altro che la semplice interprete. 

Malineli Tenepatl, Malinche, Malintzin o, da battezzata, Doña Marina, è vissuta in quello che è nell’odierno Messico dal 1502 al 1529. Significa che è morta a 27 anni: ok, allora era molto comune andarsene così giovani, ma è la stessa età di Hendrix, Joplin, Cobain, Winehouse, Basquiat. E quindi, donna sfortunata e maledetta? Fate voi.  

 

Hernán Cortés, prima di “prendere” vuole comprendere. È a suo modo illuminato – per i tempi e per il ruolo di conquistatore e di presunto depredatore- , e quando questa donna gli viene offerta dagli atzechi, nel 1519, è titubante. La Malinche ha per lingua materna il nahuatl che parlano gli atzechi, ma capisce anche la lingua dei maya per essere stata loro prigioniera. Accanto a Cortés c’è l’interpreta Aguilar, che sa la lingua maya. E quindi, all’inizio, prima che la Malinche – dotatissima per le lingue, oggi si direbbe –  impari lo spagnolo, il giro è questo: Cortés si rivolge ad Aguilar, che traduce alla Malinche, che a sua volta spiega all’interlocutore atzeco.  Com’è che si chiama quel gioco? Il “telefono senza fili”, e chissà quanto si perde nei vari passaggi, altro che traduttore “traditore”.

Dopo averla fatta battezzare, Cortés offre dona Marina a un suo lontano parente, Alonso Hernadéz Portocarrero. Ma la tiene sempre accanto: le serviva quella donna che spiegava –  “interpretava” direbbero gli antropologi – le tradizioni degli atzechi. Le loro parole,  i loro desideri. Meglio, a Cortés serviva una spia.

 

Divennero ovviamente, amanti – possono forse mancare gli amanti, nelle storie di spie? –; e senza di lei, in quel luogo e in quel frangente, Cortés non soltanto non poteva trattare alcunché ma, proprio, non era nessuno. Gli atzechi lo chiamavano – a lui, dico a lui – Malinche, e  che cotanto uomo prendesse il nome della donna la dice assai lunga. Certo, non fu amore vero, di quello dei romanzi ottocenteschi – come sarebbe stato possibile?- ma strategico, militare utilitaristico.

Traditrice lo fu certo; il fatto è che dona Marina era al contempo, schiava, padrona, stratega, interprete, demonio; vittima e artefice di piani diabolici.  A Tecnochtitlàn – sulle cui ceneri oggi sorge Città del Messico – rese possibili le conversazioni tra Montezuma e Cortés, traducendo i complessi discorsi dello spagnolo sui fondamenti del cristianesimo, convincendo che fossero buoni: è così che si tradisce una civiltà. E dai messicani venne demonizzata, al punto che in tutto il Sudamerica esiste un termine, “malinchismo”, per indicare azioni contro la patria e la propria cultura o la preferenza dello straniero. Come poche donne ha attirato leggende, pettegolezzi, interpreteazioni. Libri, come Il labirinto della solitudine di Octavio Paz, dipinti, e persino una canzone di Neil Young Cortez the Killer fanno riferimento a lei.

 

Perché  lei è donna completa e, non bastasse, metafora culturale; possiede, ed è posseduta, parla, inventa, copia; seduce i suoi ed è sedotta – dal potere, dalla gloria, forse da un uomo barbuto – impara, e insegna. Preannuncia il moderno, dice Tzvetan Todorov, nell’imprescindibile La conquista dell’America, “primo esempio,  e quindi il simbolo, dell’ibridazione delle culture”.

Perché tutti noi, anche se non siamo bilingui come lei, per incapacità, mancanza di opportunità, e di voglia, siamo comunque inevitabilmente partecipi di una o più culture. È l’enfasi meticcia, la Malinche, colei che pone l’ibrido al si sopra delle parti – e anche dei sospetti – perché da allora, mai più ci sarà un ritorno alla purezza. Anche se ce lo vorranno far credere, e in tanti, che si può essere puri, e più degni, e più forti, e più evoluti, e più santi di altri.

 

Malinche no, l’aveva capito. Puttana suo malgrado, si concede all’Altro e genera il bastardo, Martin; adotta l’idea degli spagnoli e la usa per sé, e per leggere il mondo che gli sta franando sotto i piedi, anzi no, sta solamente cambiando.

Già, chissà come sarebbe andata a finire questa storia se non ci fosse stata lei, la Malinche traduttrice; chissà quanto ci avrebbero messo gli spagnoli a capire che è dal seme, dal sangue e dal tradimento di sé che passa la vita.    

 

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Bruno Barba

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