MOLLY BROWN
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Inaffondabili

LEONARDO chef ante litteram

«Veramente mirabile pittore, scultore, teorico dell’arte, musico, scrittore, ingegnere meccanico, architetto, scenografo, maestro fonditore, esperto d’artiglieria, inventore, scienziato».

Così Giorgio Vasari ne Le vite elenca le abilità di Leonardo da Vinci, considerato l’archetipo del genio universale. Ma si è dimenticato di dire – forse per non sminuirlo –  che l’autore de “L’Ultima Cena” è stato anche gran maestro di cerimonia per feste e banchetti alla corte degli Sforza e che per tutta la vita ha nutrito una grande passione per la cucina.

Una passione coltivata fin da bambino, insieme alla grande curiosità per lo studio, il disegno, la progettazione e la sperimentazione. Leonardo era nato da una relazione illegittima della madre Caterina con il notaio Piero da Vinci. Lei poi aveva sposato un vecchio pasticcere in pensione, tale Piero del Vacca detto Accatabriga, che insegnò al piccolo genio in erba a preparare i dolciumi, tanto che crebbe creando modellini di strumenti fatti di marzapane.

Leggenda vuole che all’età dieci anni Leonardo fosse condotto a Firenze per entrare nella bottega del pittore Verrocchio dove, agli impegni di apprendistato artistici, pare affiancasse  l’attività di apprendista cuoco prima alla “Taverna delle tre lumache” vicino al Ponte Vecchio e  in seguito alla trattoria: “Le tre rane di Sandro e Leonardo”, aperta in società con Botticelli. Ma di questi esperimenti culinario-artistica non esistono prove.

Leonardo
Macchina per gli spaghetti – Codice Atlantico

Certo invece è che, approdato nel 1482 a Milano in cerca di fortuna, fu assunto da Ludovico il Moro anche per curare la “regìa” dei banchetti di corte. Ed è proprio frequentando le cucine del Castello Sforzesco che Leonardo pensò di applicare la tecnologia alla preparazione del cibo: inventò macchinari e arnesi per pelare, tritare e affettare gli ingredienti. Lo prova anche il fatto che nel Codex Atlanticus, tra appunti e disegni di meccanica, anatomia e geometria, fanno capolino disegni e progetti che sembrano aver ispirato vari arnesi per agevolare il lavoro dei cuochi: un macinapepe, un affettauova a vento, un girarrosto meccanico, persino l’antenato del cavatappi. Studiò perfino il sistema per tenere sempre calde le pietanze e mandare via i cattivi odori e il fumo dalle cucine.

C’è chi ritiene che Leonardo si sia preoccupato anche di insegnare ai suoi contemporanei un po’ di galateo. Le sue annotazioni sarebbero contenute in un fantomatico Codice Romanoff, ritrovato in Russia nel 1865, che riporterebbe oltre a una serie di ricette anche un codice di comportamento per i commensali. D’altronde fino ad allora (secondo alcuni appunti dello stesso Leonardo) era brutta abitudine dei signorotti di ripulire il coltello sugli abiti di chiunque sedesse loro accanto e ancora, di far legare dei conigli vivi sulla tavola in modo che gli invitati potessero pulirsi le mani sulle loro pellicce.

Anche quando Ludovico il Moro lo inviò al convento di Santa Maria delle Grazie per realizzare la sua celebre “Ultima Cena” a quanto pare non rinunciò alla sua grande passione gastronomica. Tanto che il priore, disperato, scrisse al Duca di Milano: «Mio signore, sono passati due anni da quando mi avete inviato il maestro Leonardo; in tutto questo tempo io e i miei frati abbiamo patito la fame, costretti a consumare le orrende cose che lui stesso cucina e che vorrebbe affrescare sulla tavola del Signore e dei suoi apostoli».

Menù disegnato da Leonardo
Menù disegnato da Leonardo

Genio fallito in cucina, Leonardo ebbe maggior fortuna come vignaiolo, non solo perché inventò un’inedita bevanda (l’Acquarosa, la cui ricetta è descritta al foglio 482 recto del Codice Atlantico, databile attorno al 1517), ma soprattutto come proprietario della vigna che Ludovico il Moro gli regalò nel 1499. Passata di mano in mano e praticamente scomparsa nel corso dei secoli, è stata miracolosamente e fortunosamente ripristinata nel 2015, in occasione di Expo, e ora lì cresce ancora il vitigno coltivato fin dal 1500: la Malvasia di Candia Aromatica.

 

Dopo ben trent’anni alla corte degli Sforza, Leonardo fu invece costretto a scappare in Francia, a Cloux, alla corte di Francesco I, anch’egli grande appassionato di cucina. Si narra che un giorno il re gli chiese di conoscere il contenuto di una scatola nera che l’inventore portava sempre con sé, ma lui si rifiutò. Quella scatola nera sarebbe stata il prototipo della “macchina per fare gli spaghetti”. Ecco spiegato perché quando morì, nel 1519, Leonardo lasciò metà del suo patrimonio alla fedele cuoca, insieme al “brevetto” di una serie di innovazioni come il cavatappi, l’affettatrice e il trita-aglio, chiamato ancora oggi dai cuochi “Il Leonardo”.

link

www.vignadileonardo.com

www.celebrandoleonardo.org

 

Marina Moioli

 

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