Anche la birra Corona è stata penalizzata dal Coronavirus. Colpa dell’omonimia e dell’isteria da contagio che non conosce più limiti, neanche quelli della logica in base alla quale A uguale ad A; A diverso da B.

I dati dei danni avuti dalla Birra Corona a causa del Coronavirus

285 milioni di perdite per i soli primi due mesi del 2020.

8% i punti persi in Borsa dalla Constellation Brands Inc, l’azienda che produce negli Usa la celebre birra messicana.

-24 il punteggio relativo al marchio secondo l’indagine di YouGov.

38% gli americani che hanno dichiarato che non comprerebbero “in nessun caso” la birra a causa dell’epidemia.

14% gli americani che non l’acquisterebbero in pubblico.

Ora, abbiamo riso tutti per i tormentoni virali che giocavano con l’omonimia tra il virus e il nome di una bevanda.
La povera bottiglietta Corona isolata sul lineare del supermercato è stata postata ovunque, sui social e nelle chat private.
That’s the web, babe! E tutto diventa spunto per dar spazio alla creatività che -thanks God- non si ferma, neanche di fronte alle epidemie.

Ma…

Pensare che anche solo una persona mentalmente normodotata possa non acquistare più un prodotto perché un virus porta lo stesso nome è fuori da qualsiasi umana e matematica previsione. Non c’è algoritmo che arriverà mai a prevedere tanto.

La birra Corona impone una riflessione.

Suonò apocalittico, ma si rivelò profetico, l’immenso Pier Paolo Pasolini quando, in un intervento alla Festa dell’Unità, nel 1974, parlò di genocidio culturale. E per quanto si possa essere distanti da quel periodo, e\o dal suo punto di vista, non si può negare che avesse capito qualcosa di profondamente vero, oltre che intelligente.

Nel discorso poi ripubblicato nei famosi Scritti Corsari, PPP si sofferma sui grandi cambiamenti in corso nella società italiana degli Anni Settanta. Parla di “sostituzione dei valori” che porta “anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa”.
Su come avvenisse questo graduale processo di carneficina culturale puntò l’indice contro “una sorta di persuasione occulta” a opera dei mezzi di comunicazione di massa, prima tra tutte la televisione.

Il caso birra Corona non poteva essere previsto da Pasolini.

Perché all’epoca la comunicazione di massa era limitata alla réclame (si chiamava così) di prodotti di consumo e alla creazione della grande distribuzione organizzata. E la satira era per lo più a tema politico. Bisognerà aspettare la Tv delle ragazze per vedere uno sketch ironico su un detersivo per lavatrici o su una marca di assorbenti igienici.

Il ruolo della tv diventa centrale, nel terzo modello di comportamenti che secondo PPP ha contribuito al genocidio culturale: l’afasia, e cioè la perdita di capacità linguistica.

“Tutta l’Italia centro-meridionale aveva proprie tradizioni regionali, o cittadine, di una lingua viva, di un dialetto che era rigenerato da continue invenzioni, e all’interno di questo dialetto, di gerghi ricchi di invenzioni quasi poetiche: a cui contribuivano tutti, giorno per giorno, ogni serata nasceva una battuta nuova, una spiritosaggine, una parola imprevista; c’era una meravigliosa vitalità linguistica”.

Forse  era un romantico bacchettone, innamorato di un’autenticità primitiva che forse solo il suo sguardo poetico vedeva (nei ricchi gerghi spesso si nasconde un’antica violenza), ma è vero che quando definisce “sviluppo senza progresso” il contributo della televisione e del sistema di consumi centra il cuore di un fenomeno di cui noi oggi vediamo effetti centuplicati.

Sviluppo senza progresso.

Informazione senza pensiero.

Afasia cognitiva, prima che linguistica (ndr. i gergalismi e le forme dialettali funzionano da Dio in rete).

Genocidio cognitivo.

Se anche solo una persona mentalmente normodotata non compra un prodotto perché ha lo stesso nome di un virus, vuol dire che qualcosa di fondamentale per la sopravvivenza della specie si è definitivamente compromesso.

Perché la libera associazione di idee era una tecnica terapeutica messa a punto da Sigmund Freud per facilitare la difficoltosa impresa di portare a coscienza l’inconscio, e cercare di risolvere conflitti interiori. Se diventa pratica che orienta i comportamenti consapevoli allora vuol dire che la nevrosi è il nostro destino.

E Pier Paolo Pasolini, ci guarda dall’alto e mormora: io ve l’avevo detto!

2 Replies to “LA CORONA E il genocidio cognitivo

  • Francesca Palumbo
    Francesca Palumbo
    Reply

    Birra Corona, Pasolini, influenza… solo Molly è capace di avere uno sguardo così ampio sul mondo e di mostrarlo nella sua gloriosa disfunzionalità.
    Long Live Molly!

    • Anna di Cagno
      Anna di Cagno
      Reply

      Ci proviamo, anche se il mondo (e la sua disfunzionalità) ci aiuta parecchio! Grazie Francesca sempre preziosi i tuoi commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *