JOHN MCAFEE Il colonnello Kurtz.com

john mcafeeQuando nasci con una faccia alla Al Pacino e un cervello superdotato, quando tuo padre è un alcolizzato che ti picchia fino al giorno in cui si suicida (1960) e nove anni dopo, poco più che ventiquattrenne, hai già un Master Degree in Matematica, che la tua non sarà una vita ordinaria è già abbastanza chiaro.
Se poi ci aggiungi una quantità smodata di LSD, DMT, cocaina, alcol e marijuana quando vuoi stare leggero, i risultati saranno necessariamente strabilianti e inquietanti.

John David McAfee, nato in Scozia il 18 settembre 1945, prima che un enfant prodige della New Economy, un plurimiliardario, un wish-to-be a narcotrafficante, un sospetto assassino, un fuggiasco, un aspirante presidente degli Stati Uniti nell’ultima tornata elettorale (non mancava proprio nessuno nel 2016!), l’attuale presidente e amministratore delegato della Mgt Capital Investiments, società attiva nei giochi online è soprattutto un personaggio cinematografico.
Sì, non letterario ma da grande schermo.

Neanche un costumista italiano di quelli che sbancano tutti gli Oscar nel settore sarebbe, infatti, riuscito a immaginare quei capelli chiazzati di biondo effetto ghepardo abbinati a un banale pizzetto ormai fuori moda, tatuaggi simmetrici ma diversi sulle cuffie dei rotatori delle atletiche spalle e gli outfit nerd-barocco-colonial-paramilitare che cura personalmente.
E neanche uno sceneggiatore raffinato come Francis Ford Coppola e\o matto come Quentin Tarantino sarebbe riuscito a buttare giù una vita così incredibile, in cui tutti i topoi del grande cinema americano s’inanellano uno via l’altro, dall’immigrazione di una famiglia dalla Vecchia Europa al Nuovo Mondo alla scalata al successo in ‘the land of opportunity’ passando per perdizione, tracollo economico e rinascita.

La sua vera vita inizia nel 1986 quando due fratelli pachistani, Bagid e Amijad Farooq Alvi, non sapendo come passare il tempo, inventano il primo virus della storia dell’informatica per i sistemi MS-DOS. In quel periodo John McAfee è appena rientrato nel mondo del lavoro dopo essere stato cacciato tre anni prima dalla Omex per spaccio di cocaina ai dipendenti.
Sta lavorando a un programma di riconoscimento vocale per la Lockheed, quando viene a sapere di questa epidemia virtuale e, a sua detta ‘inorridito’, comincia a lavorare a un software. Così nasce la McAfee Associated, e il più famoso antivirus della storia della tecnologia. Passano cinque anni e la rivista Fortune la include nelle ‘fab’ 100, le cento società più importanti al mondo e il giovane genio dell’informatica comincia a guadagnare milioni di dollari. Meno di dieci anni, e Wall Street la quota per ottanta miliardi di dollari.
Diventa scandalosamente ricco, compra case ovunque, fa costruire un aeroporto in New Mexico e apre una scuola di volo in cui, ahilui, muore uno studente. Ha tutto quello che un uomo può desiderare: soldi, donne, successo, è figo e intelligente. E forse proprio per questo si stufa. E proprio perché è furbo vende la società a Intel per quasi otto miliardi di dollari e decide di trasferirsi in Belize, dove compra una tenuta nella foresta pluviale.

Dal 2010 comincia la sua seconda o forse terza vita. Con la nuova moglie bambina e un gruppo di attendenti di mista e soprattutto dubbia origine si dedica alla ricerca nel campo medico, vuole mettere a punto dei nuovi antibiotici naturali (questa la sua versione) e investe un po’ di soldi in diverse attività, da una fabbrica di sigari a una compagnia di taxi. Da questo momento in poi gli eventi si svolgono esattamente come uno di quei film americani un cui è impossibile stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi. Lui si dice in prima linea nella lotta al narcotraffico, ma intanto vive come un narcotrafficante e, dopo il ritrovamento del cadavere di un suo vicino di casa invischiato nel traffico di stupefacenti nel suo giardino di un paio di acri, subisce l’assalto della Gang Suppression Unit beliziana, inquietante corpo di polizia del Paese. Seminudo, armato come sempre e aiutato dai suoi uomini, scappa ed entra illegalmente in Guatemala, dove viene arrestato e rispedito negli Stati Uniti senza alcuna incriminazione perché, come spiegherà il ministro degli Esteri del Belize, John McAfee non era accusato dell’omicidio del vicino di casa, ma solo invitato a testimoniare in quanto “persona informata dei fatti”.

Sei mesi prima della sua fuga, Joshua Davis, firma di punta di Wired America, andò a intervistarlo. Lo ricevette nella sua lussuosa magione, una Smith & Wesson sul tavolo, dei proiettili per terra. Quando il giornalista gli domandò come mai il governo beliziano lo accusava di aver organizzato un esercito privato per entrare nel giro del narcotraffico, lo guardò, impugnò la pistola, raccolse un proiettile da terra e gli rispose sibillino: “May be what happened didn’t really happen”, e poi gli chiese: “Can I do a demonstration?”. Quindi, pochi a centimetri dal volto terrorizzato del cronista, gli occhi più spiritati di quelli di Christopher Walken ne Il Cacciatore, cominciò una solitaria roulette russa. Fino al quinto colpo, quello che avrebbe dovuto fargli saltare il cervello, ma che non esplose, perché il proiettile era stato raccolto da terra, ma non inserito nell’arma.

“Avete il diritto di uccidermi, ma non avete il diritto di giudicarmi”, mormora il colonello Kurtz nel monologo finale di Apocalypse Now, perché probabilmente anche lì, nel Vietnam di Coppola o nell’Africa di Joseph Conrad, quello che è accaduto forse non è accaduto realmente. Eppure “the horror” che Kurtz invoca in punto di morte è un’altra cosa, può essere mostrato, ma non dimostrato. E infatti, e per fortuna, i lussureggianti giardini del re degli antivirus non sono disseminati di cadaveri, ma solo di armi, droga, farmaci illegali, computer e cellulari, e McAfee non è riuscito a creare attorno a sé una comunità di fedeli adoranti, ma un blog (www.whoismcafee.com), e da qui illustra, all’anonimo popolo senza nome della rete, la sua filosofia di vita perfetta per quote di Tumblr (“cercate di sembrare più matti che potete”) e dà consigli su come installare e disinstallare antivirus.

Dal 2014 vive a Lexington, in Tennessee e a settembre del 2015, per i suoi settant’anni splendidamente portati (si conferma l’ipotesi ormai in giro da un po’ che la droga faccia bene e allunghi la vita!), ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali americane con un suo partito, il Cyber Party e un programma incentrato su tre parole chiave: tecnologia, libertà e privacy (e chi più di lui ne ha bisogno!).
Ha preso l’otto per cento dei voti, più o meno quanto si stima potrà ottenere la Lega di Salvini alle prossime elezioni…

Anna di Cagno

 

 

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