HÄNSEL E GRETEL In realtà i cattivi sono loro

È il 15 luglio del 1647 e Katharina Schraderin, nata a Harz nel 1618, in Germania, settima figlia di un pasticcere di Wernigerode, compare dinnanzi al tribunale di Gelnhausen per essere sottoposta a interrogatorio.

L’accusa?

Stregoneria.

Ha quasi trent’anni, Katharina, e fino a quel momento si è mantenuta vendendo focacce.

Dopo “lo interrogatorio con terribilissimo suplicio”, lei, la “Strega Pastizzera” come verrà chiamata, abbandona tutto e si trasferisce in una casetta sull’Engelsberg, come risulta dai registri parrocchiali.

La famosa casetta della celeberrima fiaba Hänsel e Gretel dei Fratelli Grimm? Quella che «era fatta di pane e coperta di focaccia; ma le finestre erano di zucchero trasparente»?

-Rodi, rodi, morsicchia,

la casina chi rosicchia?

Quella.

Un momento, ancora, però, per favore.

Perché sì, in effetti, la casina pare quella e così la presenza dei due fratelli, e l’incendio nel forno, tutto come da copione.

Con una piccola, non irrilevante differenza. Ossia che i “bambini” hanno invero 37 e 34 anni, che si chiamano Hans e Greta Mettler, e che il primo si era invaghito di Katharina, al punto di chiederle di sposarla.

Solo che lei rifiutò.
L’amante respinto per ripicca la denunciò per stregoneria. Con tanto di interrogatorio e tortura compresa.

E non bastasse, dopo il rilascio della povera “Strega Pastizzera”, colpevole solo di aver cacciato le profferte di un fastidioso, rancoroso stalker, lui, Hans, avrebbe raggiunto, accompagnato dalla sorella, la casetta e avrebbe ucciso la ragazza.

Qualcuno, per la cronaca, spostava il movente del delitto dal cuore allo …stomaco. A una sorta di spy story di cucina nientemeno.

Riportano alcune fonti, infatti, che la spinta all’omicidio risiedesse nella volontà di appropriarsi di una ricetta, quella del bicarbonato di ammonio, rivoluzionario lievito inorganico, scoperto da Katharina per rendere la pasta voluminosa e leggera.

Et voilà, in un magnifico pastiche il quadro è presto fatto.

Spulciando con assiduità la cronaca o muovendo da un fervore caparbio e dalla fideistica convinzione che le fiabe fossero storie vissute, in questa fiaba le tracce vere mascherate dalla narrazione emergono. E mostrano, come testimoniò il professor Georg Ossegg, cresciuto con quella fiaba nella sua Baviera, che esistevano eccome. Esisteva la casa, la strega, il forno. O almeno di ciò si convinse quando ispezionò il «bosco della strega» nel villaggio dello Spessart e trovò una casetta d’argilla a unico locale, con i resti di ben quattro forni. In uno c’era un corpo carbonizzato. Quello, secondo il parere di un antropologo consultato prontamente, della strega, appunto, sui trentacinque anni, morta prima di essere buttata tra le fiamme.

E pazienza se in Germania di «boschi della strega» che ne sono un centinaio. Per lui, prove alla mano, quello era e quello doveva essere il teatro reale della sua Hänsel e Gretel.

Se non bastasse, s’incaponì Ossegg, fu da lui ritrovata una cassettina dove c’erano i resti di una focaccia annerita, strumenti da pasticceria e un foglietto. Con una ricetta per il pan pepato di Norimberga.

Equazione presto fatta, secondo il professore. E la base storica della fiaba era più che confermata. Sarà…
A noi resta un certo sbigottimento, o almeno un forte stupore.

Quella che credevamo una fiaba di rivalsa d’infanzia maltrattata si rivela, ad una più acuta analisi storica, la somma bizzarra, il rilascio carsico della memoria popolare che sovrappone resoconti giudiziari e strabica diceria di paese.

Per ritrovarci in un grosso rovesciamento, dove i ruoli sono invertiti e la descrizione dei luoghi s’intreccia alla poesia, alla chimica, allo spettro del crimine, della passione, dell’avidità.

Umano molto umano, non c’è dubbio.

E a rendersene conto fu lo stesso Jacob Grimm che, lavorando alla scrittura della fiaba, scrisse al fratello: «Questa storia dei due fratellini mi pare troppo violenta per trovar posto nella nostra raccolta. Che fare? Se solo la giovane strega fosse una brutta vecchia con la gobba, su cui magari stesse appollaiato un corvo o un gatto, il tutto potrebbe sortire un effetto altamente istruttivo ed edificante».

Davvero?

Perché a questo punto molti altri dubbi si pongono. A cui trovare soluzione risulta impossibile. Se ci entra troppo la testa nelle fiabe, la magia s’infrange e il gioco s’interrompe.

Tanto vale allora ritornare al forno, dimenticando la povera Katharina e la sua formula per la focaccia perfetta, la libertà di rifiutare un amante, l’orrore della tortura e inseguire quell’immagine che chiude in bellezza una delle fiabe più affascinanti e rudi di tutti i tempi.

Anatrino, corri!
Hänsel e Gretel qui soccorri.
Nessun ponte passa il fiume,
prendici dunque sulle bianche piume.

Silvia Andreoli

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