La qualifica di inaffondabile diventa quasi riduttiva, quando i soggetti della narrazione sono Aziraphale e Crowley. Un angelo e un demone, amici in maniera singolare e irripetibile sin da quando Adamo ed Eva portavano i calzoni corti (anzi neanche quelli, stando ai sacri dettami), sono la coppia di protagonisti di una storia apocalittica e divertentissima.

Per tutti coloro che la conoscono sotto forma di libro, si intitola Buon apocalisse a tutti! ed è stata scritta a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman nel 1990.

Per tutti quelli che la conoscono come serie tv, si chiama invece Good Omens (Amazon Prime) ed è stata scritta dal solo Neil Gaiman nel 2019, qualche anno dopo la scomparsa di Pratchett.

Di fatto, in entrambe le versioni la storia è la stessa e si regge su due fondamentali assiomi.

Il primo:

Il mondo finirà sabato. Sabato prossimo. Subito prima di cena, secondo «Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega», l’unico libro di profezie assolutamente accurato al mondo, scritto nel 1655.

Il secondo:

Qualsiasi audiocassetta lasciata per più di due settimane nel portaoggetti di un’auto si trasforma in una raccolta dei brani migliori dei Queen.

A puntuale conferma del secondo assioma, dalla radio della Bentley di Crowley risuonano ad esempio We Are the Champions di William Byrd e I Want to Break Free di Beethoven (ma nessuna delle due, comunque, risulta essere all’altezza di Fat-Bottomed Girls di Vaughan Williams.)

Per cocciuta smentita del secondo, invece, accade che i due curiosi sodali si mettano in testa di evitare quell’apocalisse che all’inizio della storia viene data per sicura.

Aziraphale, pacifico angelo con il papillon amante della lettura e della cucina raffinata, e Crowley, demone abbigliato in pelle nera con un’inclinazione per la vita da dandy e per il giardinaggio, vivono sulla Terra da sempre e ormai si sono abituati al loro tran tran, ai loro incontri in incognito e persino alle imperfezioni degli umani. Si trovano a meraviglia nella loro eterna e immutabile condizione di inquilini infiltrati un luogo che non gli appartiene per nascita e non accettano l’idea di doverci rinunciare, a causa di un disegno celeste di cui vedono solo le contraddizioni.

Così, si mettono in testa di ostacolare in ogni modo la venuta dell’Anticristo, che altro non è se non  un pacifico ragazzino della provincia inglese dagli occhioni grandi, regolarmente registrato all’anagrafe come il più anonimo degli Adam Young. E sin dall’inizio delle loro sgangherate avventure, intrise fino al midollo di un irresistibile umorismo british, si capisce chiaramente che quei due non abbiano nessuna intenzione di lasciarsi affondare. Semmai, il loro piano è di non fermarsi fino all’affondamento definitivo dei mandanti dell’Apocalisse: Dio e Satana.

È una battaglia contro le poco comprensibili decisioni di chi li governa e che li ha spediti sulla terra millenni prima, abbandonandoli e poi pretendendo all’improvviso e senza discussioni il loro ritorno a casa.

È una missione in difesa del libero arbitrio degli umani, che il più delle volte sbagliano ma che a loro modo di vedere hanno tutto il diritto di farlo.
È un’odissea al contrario (in quanto volta esplicitamente a evitare il ritorno) e popolata di bizzarri personaggi che riflettono tutte le stranezze del mondo terreno e anche di quello ultraterreno, così come ci hanno insegnato a conoscerlo.

Nell’intento di esimere il giovane Adam dalla responsabilità mai richiesta di mettere fine al mondo e di lasciarlo libero di vivere la propria infanzia come tutti i suoi coetanei, Aziraphale e Crowley si imbattono in demoni fuori di zucca e arcangeli viscidi come burocrati di lunga data, in anacronistici cacciatori di streghe e profezie a dir poco surreali, in un gruppetto di ragazzini pronti a tutto e persino nei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse (nel cui novero, però, Inquinamento ha sostituito Pestilenza dopo l’evidente supremazia della penicillina).

Tra le parolacce e le malignità inattese da parte di Aziraphale, i colpi di testa e gli atti di bontà pura e improvvisa da parte di Crowley,

il sovrapporsi tattico-strategico delle alte sfere celesti e delle basse sfere infernali e le follie degli imprevedibili personaggi secondari, finisce che il bianco e il nero si confondono, che ciò che dovrebbe essere giusto sembra alla fine sbagliato e viceversa, e che l’unica cosa che conta davvero sia la salvezza di un mondo che poi non è così spacciato come sembra. E anche la salvezza di Adam, che per il dinamico duo di protagonisti deve essere assolutamente salvato da un destino crudele quanto inaccettabile.

Tale testarda convinzione, alla fine di questa fiera dell’assurdo, porta l’angelo e il demone a raggiungere l’obiettivo attraverso una narrazione tutta da gustare e tanti insegnamenti che migliorano non solo il loro rapporto ma anche la visione del mondo di chi legge. Non c’è bisogno di svelare come, ma alla fine Aziraphale e Crowley il mondo lo salvano, anche se in nel futuro Adam non ricorderà mai nulla di tutto quello che è accaduto.

Tutto ciò che gli rimarrà dell’estate più folle della sua vita è una voce.

Una voce [che] gli diceva che qualcosa stava per finire. Non il mondo, certo. Solo l’estate.

Ce ne sarebbero state altre, ma nessuna sarebbe stata come questa. Nessuna, mai.

Perciò, meglio godersela fino in fondo.

 

 

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