GINA LOLLOBRIGIDA Bersagliera for ever

 


«Finalmente sono una signorina», ha trillato pochi giorni fa alla notizia che la Sacra Rota – con firma di papa Francesco – ha annullato “per inesistenza” le sue nozze con il suo ultimo amore, l’imprenditore catalano Javier Rigau («quell’individuo che non la piantava più di farsi pubblicità sul mio nome. Ma soprattutto metteva in dubbio la mia credibilità e avanzava diritti che non ha sul mio patrimonio», ha aggiunto). E poi è partita per girare a Hollywood il docufilm sulla sua vita intitolato The Last Diva. Titolo che nessuna merita più di Gina Lollobrigida.
Quest’anno va per i 92 (è nata il 4 luglio 1927), ma in un’intervista ha dichiarato: «Io voglio vivere, voglio vivere ogni giorno e voglio superare le difficoltà che ci sono». Un programma fatto di volontà e passione, le stesse qualità che hanno permesso alla “Lollo” di diventare una diva internazionale.
Che abbia un carattere di ferro lo si capisce subito leggendo certe sue dichiarazioni: «L’età non conta, conta come ci si sente dentro, la voglia di vivere e di fare nuove esperienze. E quella non mi manca. Se sono dove sono è per la mia forza d’animo, un dono del cielo che non tutti hanno avuto. La mia amica Marilyn Monroe, per esempio: era l’icona del cinema, una persona splendida, ma troppo vulnerabile. Io con gli anni mi sento sempre più forte».
Il che spiega anche perché la rivista Time nel 1954 le dedicò un articolo che iniziava così: «In Europa Gi-na-Lol-lo-bri-gi-da sono le sette sillabe più famose. È lei la ragazza che, secondo Humphrey Bogart, fa sembrare Marilyn Monroe simile a Shirley Temple».
Dotata di quella bellezza abbagliante capace di far perdere la testa a qualunque maschio, l’eterea, la sublime, la pura e intangibile Gina Lollobrigida dalle forme perfette (protagonista nel 1955 del film La donna più bella del mondo) in realtà si chiama Luigia, detta Luigina. Quasi un beffa del destino, un particolare che potrebbe sminuire la sua “divinità”, se non fosse che quel nome originario in realtà cade a pennello con i tanti ruoli che la Lollo ha interpretato, molti dei quali all’insegna della sana rappresentazione popolare (rivaleggiando nell’immaginario collettivo con Sophia Loren). Sex symbol degli anni Cinquanta e Sessanta sul grande schermo, in un’intervista televisiva ha rivelato: «I giovani facevano su di me pensieri terribili. A volte incontro ancora persone che me lo dicono. Una volta uno mi ha fermato dicendomi: a Lollo, non sai che peccati che m’hai fatto fare!». Sui suoi amori però ha risposto: «Mi sono innamorata sempre ma tutte le volte finiva male perché gli uomini avevano paura di me e a un certo punto scappavano via».

Figlia di un facoltoso produttore di mobili di Subiaco, in Ciociaria, la piccola Gina rivela subito un carattere ambizioso, determinato, combattivo e poco incline ai compromessi. A spezzare l’incanto di un’infanzia felice ci pensa la guerra: un bombardamento e la sua famiglia perde tutto ed è costretta a trasferirsi. «Partimmo da Subiaco per Firenze, ma c’era la ritirata tedesca. Lungo la strada ricordo un ponte esplodere mentre lo disegnavo. Dormimmo in una cantina, io e le mie tre sorelle in una botte, i genitori nell’altra. Al risveglio erano arrivati gli americani a Todi. Gli altri, felici, erano andati a salutare, io volevo solo un bagno».
La giovane Lollo arriva a Roma e si iscrive all’istituto di Belle Arti per assecondare le sue velleità artistiche, legate alla pittura e alla scultura. Ma è bella, bellissima: popolana e delicata allo stesso tempo. Il cinema non è tra le sue priorità: «Volevo diventare pittrice o soprano. Ma un giorno, nel ’46, fui fermata per strada da due signori che mi proposero di fare la comparsa in un film. Compenso mille lire al giorno. Una cifra folle per me».

Il segreto del suo successo è stata la famiglia, fin dai tempi in cui posava, con lo pseudonimo di Diana Loris, per alcuni fotoromanzi. In seguito sarebbero arrivati Miss Italia (terzo posto nel 1947 dopo Lucia Bosè e Gianna Maria Canale, future stelle del cinema come lei) e i primi successi al cinema, da Fanfan la Tulipe ad Altri tempi. «La mia famiglia era convinta che avrei fatto una carriera importante. Io non credevo che sarei diventata così celebre. Ho iniziato a fare il cinema per le mille lire al giorno, per aiutare la famiglia. Il cinema degli anni Cinquanta era una forza incredibile. Dopo il primo film ero così famosa che cambiarono i cartelloni di Fanfan la Tulipe sugli Champs Élysées: al posto di Gerard Philippe la mia faccia. ». Fu Vittorio De Sica, che con lei recitò in un episodio di Altri tempi ma soprattutto nel 1953 in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini, a coniare per Gina la definizione di “maggiorata fisica”: «Devo molto a De Sica, perché mi ha convinto lui a continuare a fare l’attrice».

Nella sua lunga vita, vissuta sempre “alla Bersagliera”, tra i tanti incontri spicca quello con Fidel Castro del 1977: «Mi ricordo che ero a Londra e ho dato la mia lettera all’ambasciata cubana e ho ricevuto risposta: “Non vedo l’ora di vederti, però quando verrai avvertimi prima”. Fidel aveva per me una grande ammirazione. Il primo incontro è stato a Cuba, avevo prenotato un albergo ma mi hanno fatto andare in una villa con una segretaria e in quei giorni ho preso il sole. Quando è arrivato ero in accappatoio, non volevo incontrarlo in quelle condizioni ma ho dovuto e siamo rimasti due ore a parlare. Poi, alla fine dell’incontro mi ha regalato l’orologio che aveva al polso. Mi è piaciuto che da quell’intervista venisse fuori un personaggio che la gente non conosceva». Incontro confermato vent’anni dopo, nel 1996, dallo stesso Fidel: «L’ho conosciuta bene; siamo stati anche innamorati, però era un amore platonico. E poi aveva sempre la manìa di fare fotografie».
Fotografia e scultura sono le due grandi passioni che la Lollo non ha mai abbandonato. E, oggi, al tempo dei social non ha resistito alla tentazione di aprire un suo profilo Instagram. Giustificandosi così: «L’ho fatto per stare in contatto con i fan di tutto il mondo. Ricevo migliaia di lettere a cui spesso non riesco a rispondere. Così faccio prima».

Che cosa aggiungere, se non: lunga vita alla Lollo nazionale, eterna “Bersagliera”? Con l’augurio di eguagliare sua zia, Chelidonia Merosi, «che se ne è andata a 112 anni, fresca come una rosa».

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