Avremmo voluto sentirla tutti in diretta la sua voce la sera dell’8 maggio, durante la cerimonia di consegna del David di Donatello “Speciale” alla carriera per «aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con l’invenzione di personaggi simbolo». Ma invece di una fulminante battuta ci siamo dovuti accontentare di una fotografia mentre stringeva in mano l’agognata statuetta. Qualche malizioso ha pensato che il mancato collegamento “da casa” fosse solo un modo di “chiamarsi fuori” da una certa retorica.

Un messaggio da inossidabile “signorina snob” allergica ai festeggiamenti? 

Più probabile che Franca Valeri si sia arresa al peso dell’età, visto che il 31 luglio si appresta a spegnere le 100 candeline.

Nell’ultima intervista, un anno fa, aveva ammesso: «Ora il mio spettro è la noia, la vita non è più divertente» e il perché l’aveva già spiegato nel libro Il secolo della noia pubblicato da Einaudi: una caduta di tre anni fa, cinque costole rotte, l’obbligo di muoversi solo in sedia a rotelle. Eppure, rassicurava ancora così i suoi ammiratori: «Ho il beneficio di una testa che funziona incessantemente, ma il mio corpo non mi permette di abitare un palcoscenico come ho fatto per tutta la mia vita. Sono due anni che non recito. E mi manca, mi manca tantissimo. L’ultima volta, nel mio testo Il cambio dei cavalli, facevo un personaggio seduto. Ora sono tentata di includere un cammeo che mi faccia ritornare anche per un tempo limitato sotto i riflettori, sempre come donna seduta».

Nata nel 1920 a Milano, Franca Maria Norsa (il nome d’arte scelto in onore di Paul Valery) è  approdata in teatro quasi per caso.

Il fidanzamento con Vittorio Caprioli (suo marito fino al 1972) la porta ad entrare nella compagnia del Teatro dei Gobbi, a cui segue l’approdo al mondo del cinema: un mondo che la vedrà al fianco di Totò, di Sophia Loren, di Alberto Sordi, senza mai dimenticare però il teatro, suo primo amore. «Ho sempre sfruttato il mio senso dell’umorismo, la mia ironia, la mia passione per osservare e scrivere del mondo che mi circonda», ha ammesso. Nascono così “Cesira la manicure” (una presa in giro della borghesia milanese) e “la signora Cecioni“, una romana sempre al telefono con la mamma.

In un’altra bellissima intervista ha raccontato: «Io ho vissuto con Balzac, con Proust. Che privilegio, a ripensarci. Per motivi razziali fummo costretti con la famiglia a riparare in Svizzera, e mentre poi infuriava la guerra io non ho fatto altro che assorbire libri e libri di autori in special modo francesi. Mi sono imbattuta in opere che trasmettevano forza d’animo, una vera coscienza d’essere viva. Ma non sono esterofila. Molti detestano i cosiddetti pilastri della nostra cultura, e io, che pure ho cercato sempre di contagiare il buon umore, il sorriso e il piacere della comicità, già a scuola adoravo Dante e Manzoni, e aspettavo con ansia l’ora di lettura per godermi le loro pagine, la bellezza della loro tecnica del pensiero. È da questi grandi che ho imparato a scrivere, è a loro che devo la capacità di immediatezza dei miei racconti, dei miei testi teatrali, per i quali mi sono di fatto ispirata anche a un’umanità semplice che osservavo di continuo, che ascoltavo rubando con la gioia d’avere modelli quotidiani a portata di mano».

I suoi personaggi, in tv e al cinema, erano parodie surreali di donne.

Esasperazioni di tratti femminili che solo una donna colta avrebbe potuto cogliere. Attrice di sé stessa, ma soprattutto autrice, è stata la prima femminista ma, non a caso, ferocemente contestata. «Le femministe mi contestano? Non si rendono conto che una donna che prende in giro le donne è la miglior femminista». Basterebbe questa battuta, pronunciata all’epoca del pieno femminismo talebano a renderle giustizia.

C’è un libro che più di altri rivela chi sia Franca Valeri. L’autobiografia del 2010 Bugiarda no, reticente, titolo preso paro paro da una battuta scherzosa di sua madre. Lei conferma di essere stata sempre reticente per educazione ma sincera per vocazione. Ha sempre detto tutto quello che voleva, anche quando tutti speravano stesse zitta. Le signorine snob le ha immaginate guardando le sue compagne di liceo del Parini, ma assicura, esistono ancora oggi.
Fanno i selfie e mettono cuoricini, ma hanno gli stessi tic, le stese pose, le stesse banalità degli anni ’40.

«La signorina esisterà sempre perché certe ubbie degli snob cambiano, ma il concetto rimane lo stesso».

Senza nostalgie del passato, parla del presente con la consueta vis comica lanciando un’ultima intelligente provocazione: «Il maleducato guida, parcheggia e soprattutto telefona sfondando le capacità contenitive di una città, mentre sorvola sui tatuaggi e le sbornie dei figli, prostrandosi di fronte a una generazione ingovernabile. La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati!».

Parola di un’icona inaffondabile del teatro, del cinema e della televisione. Che sorridendo ammette: «Sono arrivata 99 anni perché non ho mai messo l’amore al primo posto. La mia priorità nella vita è il successo: sono stati sempre gli applausi ad appagarmi».

E allora, standing ovation per Franca Valeri anche da Mollybrown.it.

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