ELVIS PRESLEY: nelle stanze del Re

Quando scendeva le scale non ci si poteva non accorgere del suo arrivo. Portava gioielli, bracciali o altre cose particolari addosso che facevano molto rumore. Elvis voleva farsi sentire. Voleva dare un segno del suo passare. Ne parla così la moglie Priscilla Presley raccontando ai numerosi visitatori la storia di Graceland, ovvero la casa del re del Rock and Roll, a Memphis (Tennessee), dove ha vissuto per oltre vent’anni. Acquistata dall’artista all’età di 22 anni, alla cifra di 102.500 dollari, vi restò fino alla morte. A vederla da fuori ricorda un po’ la casa della famiglia O’Hara di Via col Vento: una gigantesca villa padronale immersa nel verde, costruita in stile coloniale, con la facciata bianca e altissime colonne. Si racconta che arrivavano persone da tutti e cinquanta gli Stati d’America, e da tutto il mondo, che aspettavano per ore ore e persino giorni per sperare di poterlo incontrare. Una volta persino Bruce Springsteen cercò di scavalcare il cancello del giardino per incontrare il suo idolo musicale. Scoperto dalla security, fu costretto a farsi riconoscere, come colui cui avevano di recente dedicato ben due copertine, quella di Newsweek e del Time, implorando di lasciarlo entrare. Ma le guardie di casa lo liquidarono dicendo che Elvis era fuori Memphis e fu scortato fino al marciapiede.

Elvis (nato l’8 gennaio 1935 a Tupelo, in Mississippi, sotto il segno del Capricorno) in questa dimora ha trascorso, con la sua famiglia, i momenti più felici e non vedeva l’ora, dopo ogni tournée, di farci ritorno. C’era un’energia speciale e la sua presenza permeava tutto lo spazio. Oltre ad essere riflessa ovunque per la numerosa quantità di specchi ad evidenziare la vanità del padrone di casa.

Oggi è un grande museo a far risaltare il sogno americano che incarnava.
Elvis nasce da una famiglia povera ma sin da ragazzino promise ai suoi genitori che avrebbe dato loro una vita migliore e portandoli a Graceland mantenne fede alla sua promessa. Diceva: “Ho sempre saputo che un qualche giorno, in qualche modo, qualcosa sarebbe successo a cambiare la mia vita”. E ancora: “Quando ero bambino era un sognatore ogni sogno che ho fatto si è realizzato 1000 volte“.

Il tour si apre con il soggiorno e il grande pianoforte a coda nero. Subito dopo la sala da pranzo e il tavolo ancora apparecchiato con le porcellane che fanno parte dei regali di nozze con Priscilla. La figlia Lisa, quando è in città, cena a questo tavolo. A seguire la cucina, semplice negli arredi, nella quale si respirava sempre un’atmosfera frenetica. Qui si riunivano tutti gli amici e si mangiava sempre a tutte le ore.

Elvis Presley amava molto i cibi calorici, come i biscotti, la zuppa di patate e formaggio e bistecche con salse varie. Odiava invece il pesce, a tal punto da aver vietato alla moglie Priscilla di cucinarlo. Famoso il suo panino da 42 mila calorie per porzione, a base di due fette di pane bianco in cassetta, mezzo barattolo di burro di noccioline, due grandi banane e ben otto fette di bacon. In eventuale aggiunta abbondante miele. Non manca un forno a micronde: Elvis fu il primo a comprarlo in città.

Importante la sala tv. Volle tre televisori da tenere sempre accesi per emulare il presidente Richard Nixon, dopo il loro incontro. Curioso lo scambio di battute. «Ti vesti in maniera un po’ troppo strana, non credi?», disse Nixon. «Beh, signor Presidente, lei deve tenere in piedi il suo show, e io il mio».
In questa sala, nei toni del giallo e del blu, trascorreva tempo con gli amici e qui hai esposto i primi dischi d’oro. Guardava il telegiornale, i programmi di varietà, ascoltava tutti i generi musicali pop rock e anche classica. Particolare anche la sala biliardo, rivestita da oltre 350 metri di stoffa multicolore. Ci vollero ben tre persone e dieci giorni di lavoro per realizzarla.Il tavolo da biliardo fu acquistato dopo il servizio militare fatto in Germania alla fine degli anni ’50. Una zona dove regnava il caos e Lisa ci giocava. Originale la Jungle Room che Elvis chiamava la sua tana. Mobili in legno intarsiato rivestimento in pelliccia finta che ricordavano le Hawaii che lui tanto amava e pure una cascatella d’acqua. C’è un tappeto felpato verde sul pavimento e al soffitto per migliorare l’acustica tanto che fu trasformato in uno studio di registrazione di ripiego. Qui ha registrato sei canzoni, e l’ultimo suo album Moody Blue (1977). Non sono visitabili solo la camera da letto al piano di sopra, per una sorta di privacy, e il bagno dove fu trovato morto  il 16 agosto del 1977 (a scoprirlo fu l’attrice Ginger Alden, che gli fu accanto nel periodo finale della sua vita). Qualcuno ha ipotizzato che il cantante aveva solo messo in scena il suo decesso per poter fuggire dall’esistenza logorante che lo affliggeva. Più volte la sua presenza è stata segnalata in varie parti del mondo. Di certo è il desiderio di far continuare a vivere un mito. Basti pensare che su Instagram ha ben 794 mila follower a testimonianza della fama che non potrà mai finire.

Tra una stanza e l’altra si arriva anche al lungo corridoio arricchito da premi, trofei, dischi d’oro e regali. Riceveva spesso doni, oltre a 5000 lettere di donne al giorno. Piaceva molto al genere femminile e lui sapeva come conquistava le sue fan: firmava autografi sui seni, Elvis sul destro e Presley sul sinistro.

La casa è circondata da un grande giardino da meditazione dove andava a cavallo o spesso con il golf cart. Si aggirava tra i vicoli in una specie di carovana e se era lui a capeggiare usciva dal cancello e andava in strada ma, cosa curiosa, non è mai stato fermato dalla polizia.

Qui organizzava pure numerose feste per celebrare i suoi successi discografici. In un angolo, poi, ci sono le tombe di famiglia, dei genitori, della nonna Minnie Mae alla quale Elvis era molto affezionato e in mezzo la tomba del mito. Ci si ferma in contemplazione ascoltando la voce di Priscilla nelle cuffie: “Il giorno del funerale vedevo centinaia e centinaia di persone e pensavo a come sarebbe sopravvissuto questo mondo senza Elvis Presley“.

 

 

 

 

 

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