MOLLY BROWN
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CORTO MALTESE il vagabondo dei mari s’innamora… di Venezia


corto malteseAltro che donne. L’amore del più figo di tutti i tenebrosi del fumetto italiano non poteva che andare alla più inimitabile, sinuosa, sgangherata e “sconta” (“nascosta” in venesian) delle bellezze: Venezia.

Labirinto lo è e doppio: di terra e d’acqua. Il richiamo si fa più seducente. Ed è lei ad attrarre con il Canto delle Sirene strascicato d’una lingua che se la chiami dialetto commetti sacrilegio, il volto a matita più bramato del reame delle graphic novel.

Venezia & Corto Maltese, la coppia è invincibile: riflesso instancabile di quell’andare a zonzo di Hugo Pratt, riminese di nascita (è il 1927) “per sbaglio”, ma veneziano di sangue e per scelta, tra calli, ponti, fondamenta.

Lui, Pratt, è un mix infinito di contaminazioni. A cominciare dalla biografia di discendenza, con un nonno, cresciuto a Venezia, ma di origini anglo francesi, la nonna della Turchia, e l’altro nonno, ebreo sefardita emigrato in Spagna.

Insomma chi più ne ha più ne metta.

Né il buon sangue poteva mentire. Eccolo allora, lui, la futura matita-madre di Corto Maltese (il nome è in argot andaluso e significa “svelto di mano”), cui darà piena luce nel 1967, presto, prestissimo pronto a partire per l’Africa. Poi a 22 anni in marcia verso l’Argentina, dove terrà base a lungo.

Lì s’invaghirà della letteratura suprema, Borges, Dos Passos, viaggerà in Patagonia, Brasile, Cile, Caraibi.

Sarà poi costretto ad andarsene, nel 1963, quando la crisi economica azzannerà.

Allora sarà tempo di ritorno. Venezia.

Di nuovo lì, sfida, saudade, a noi due, amante suprema – nell’incessante turbinio di casa, riflessi, ansia di partire.

Sarà il “passo” della coppia. Una coppia instabile, che avrà la rifrazione d’eccellenza nella diade Corto-Venezia. Instabile, e per questo, nella simmetria strabica dell’amore, imperitura.

Nel corso del tempo, si legheranno, scopriranno, infondendo vagheggiamenti d’abbandono e tradimento, come in ogni amore, e maturerà una più sapiente conoscenza dei luoghi magici, degli scorci, dei suoni unici, anche nei nomi – rio terà degli Assassini, ponte degli Squartai, ma anche calle Larga dei Proverbi, Fondamenta Ca’ Balà o calle Amor degli Amici.

Che approderanno al disegno.

Le avventure di Corto s’intrecciano alle attese di Pratt, in quella spirale sghemba che fa planare i sogni contro le pietre, e impiglia gli aquiloni sulle antenne delle case.

Ma la vista è portata comunque a fissare in su, o magari oltre l’orizzonte, dove la nebbia ci mette del suo per sfumare, e far ripartire.

Anche se il viaggio poi si cuce nelle pause, così come l’avventura sta piuttosto nella strada da percorrere che nell’obiettivo da raggiungere. Anzi l’obiettivo lo si cela, di continuo, per affiatare l’ansia ch’è vivere d’un viaggio.

Perché il sogno più vero è quello più distante dalla realtà, –annoterà la matita – quello che vola via senza bisogno di vele, né di vento.

Le note sono nella mente, che vaga e improvvisa una danza, d’ombre e paure, quel peregrinare che s’amalgama alla voce di Venezia.

Matita a grafite lagunare. 

Non sono un eroe, mi piace viaggiare e non amo le regole, ma ne rispetto una soltanto, quella di non tradire mai gli amici.

Ho cercato tanti tesori senza mai trovarne uno, ma continuerò sempre, potete contarci, ancora un po’ più in là…

 A dirlo è Corto, questa volta.

Balza all’occhio l’anima quieta della rivolta, quell’essere pirata più che marinaio, amico di personalità di specchiata trasparenza come di criminali, ha natali a Malta, la Valletta, data ufficiale 10 luglio del 1887, – centotrent’anni nuovi di zecca, splendido tenebroso degno di sogni lussuriosi- lui di padre inglese, nipote di una strega dell’isola di Man, figlio di madre gitana, a soli 13 anni parte per la Cina, a 17 lo vediamo sul Vanità Dorata, alla volta di Buenos Aires. E tango sia.

I numeri li ha già tutti. Per stendere qualunque donna, fosse pure la matrona Venezia. Giovinezza in Manciuria, amicizia con il grande scrittore Robert Louis Stevenson, Africa, Argentina, Patagonia, Stati Uniti, Trieste, Ancona, contrabbando alle Antille.

Il bel tenebroso non molla, non tentenna. Mai un errore, una caduta di tono. Ormai ai suoi piedi ha lettori e lettrici d’ogni parte del globo. Ha sedotto Italia, Francia, Spagna… la creatività ha questa forza d’alterare i confini. Nemmeno il fatto che date e luoghi combacino importa più.

L’aventure pour l’aventure.

E dunque a Venezia ci si torna sempre.

Come Pratt.

Che rispetto al suo personaggio una sola cosa fa del tutto differente: invecchia.

Sceglie un angolo meraviglioso, al Lido, nel borgo di Malamocco.

Né poteva andare diversamente per uno cresciuto con l’adagio nel mare mischiato al latte e il vento a ninnarlo la notte. Questa seduzione ambivalente Venezia ce l’ha, e anche una punta da Matusalemme, (Venezia mi impigrisce, dirà Corto) per il fatto d’essere, al di là della storia, e dei luoghi comuni, la città meno consueta del mondo, isola a suo modo, e centro dell’universo, con quel vezzo di scomparire se deve, per poi riaccendersi di vita nelle cicheterie che servono, sapienti, parole, silenzi e ombrine, moeche, e intanto mormorano anche il linguaggio della morte, affatto irrilevante invece per chi di carta ha occhi, mani, e cuore.

Agli altri tocca di passare.

 

Per saperne di più

http://www.lafeltrinelli.it/libri/hugo-pratt/corto-sconto/9788817033084

http://cortomaltese.com

Silvia Andreoli

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