MOLLY BROWN
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Immaginati

CIRCE la donna oltre il mito

Chi è stata davvero Circe? Solo la maga raccontata da Omero che ama Odisseo e trasforma i suoi uomini in porci?

No. È stata molto di più, stando a quello che ci racconta la scrittrice statunitense Madeline Miller nel romanzo (edito in Italia da Sonzogno) che le ha dedicato.

Personaggio affascinante della cultura classica, è la donna dal temperamento indipendente e dal carattere difficile, ma ricca di sentimenti comuni ai mortali.

E proprio come i mortali, Circe soffre per amore, per l’abbandono, per la paura di perdere i suoi cari.

Quando viene esiliata nell’isola di Eea non si perde d’animo, esamina le piante, impara a gestire le bestie, affina le sue arti magiche, e si rivela soprattutto una donna. Con tutte le sue passioni, gli amori, le rivalità, le paure, la rabbia, il senso dell’amicizia. Tutte qualità umane. Fino a quando, non più solo maga, ma madre e amante, dovrà armarsi contro le ostilità degli dei e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dei da cui proviene o a quello dei mortali che ha imparato ad amare.

La sua indomita risolutezza, la sua forza ma anche la sua solitudine, la sua condizione esistenziale, intrappolata in un’isola deserta, avvolta dal mistero e affascinata dai mortali, la porterà a compiere un percorso per scoprire se stessa.

Ed ecco che Circe vivrà in maniera umana i suoi sensi di colpa e vorrà vivere, come i mortali, la loro unica certezza: la morte.

Sì, perché sarebbe troppo facile risolvere tutto con la sua magia, lei preferisce affrontare, sfidare tutti coloro che la vita le presenta prima e durante la sua permanenza nell’isola di Eea: l’ingegnoso e affascinante Dedalo, la crudele Scilla, l’inquietante Medea, l’orrendo Minotauro, lo scaltro Odisseo e la paziente e impenetrabile Penelope con cui stringerà alla fine una tranquilla amicizia.

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, invece c’è un prima e un dopo nella sua vita che hanno determinato il personaggio affascinante e misterioso che è.

Circe è stata sempre silenziata, come tanti altri personaggi femminili.

L’idea originale di Madeline Miller è stata proprio quella di porre questo silenzioso personaggio al centro del suo racconto piuttosto che Odisseo, e di affrontare tutta la sua vita, non solo il suo incontro con lui. Che approda all’isola, viene accolto, si infila nel letto di Circe, (come accadde già con Calipso), fa un figlio con lei, Telegono, di cui lui ignora anche l’esistenza, e poi sparisce.

Ma Circe è molto di più di tutto questo. È una donna che si confronta con una società che le è ostile, che male riesce a sopportare la sua autonomia, che non riesce a comprendere il suo rapporto con il potere, maschile, da sempre.

La sua decisione di trasformare gli uomini in porci nasce dalla necessità di proteggersi e non dal diletto.

Nonostante la sua magia, infatti, subisce uno stupro derivante dalla rozzezza degli uomini, dall’incapacità di accettare una donna sola a e indipendente, bastante a sé.

Siamo lontani dalle interpretazioni diffamatorie: Circe la strega, Circe la seduttrice, Circe la prostituta.

L’aspetto che la Miller mette in luce è “la voce umana ” di Circe.

Il suo primo amore per il pescatore Glauco, il breve e intenso incontro con Dedalo, la passione per Odisseo che a poco a poco demolisce, tutto ha un carattere profondamente “terreno” e appare del tutto estranea al mondo divino.

Troppo umana per gli dei da cui viene derisa, troppo divina per gli uomini da cui viene temuta. Circe farà di tutto per preservare suo figlio Telegono, ma neanche i suoi incantesimi potranno impedire il fatto che sia mortale. È il dolore di una madre ferita, tutta umana più che immortale.

Se proprio vogliamo dirla tutta, Circe non sa che farsene della sua magia e della sua immortalità.

Perché sa che proprio per questo è destinata a soffrire, e dovrà assistere alla perdita dei suoi cari, appunto mortali, mentre lei sarà costretta a sopravvivere.

L’originalità e la modernità di Madeline Miller è anche nella sua visione del rapporto di solidarietà che si verrà a creare tra i due fratellastri, Telegono e Telemaco, una volta che quest’ultimo si recherà sull’isola di Circe insieme alla madre Penelope. E sorprende pure il rapporto, inizialmente diffidente, che si viene a creare tra Circe e Penelope in tutta la loro umanità e solidarietà femminile.

È una nuova Circe, quella che ci viene raccontata: una donna forte al punto da tenere testa a qualunque Dio.

La sua è una ricerca di indipendenza interiore, evocativa ed attuale. Una storia che parla di accettazione che per lungo tempo lei cerca prima negli altri, poi in se stessa, nel suo isolamento. Quando riuscirà in questo, il suo punto di vista cambierà, scoprirà il suo coraggio e cosa è capace di fare.

Quanto tutto ciò che è narrato sia legato alla mitologia greca e quanto sia frutto dell’immaginazione della Miller sarebbe da chiederlo alla scrittrice, ma molto accurata appare la sua conoscenza delle fonti e dello spirito della cultura greca.

Circe umana, l’unica ad essere nata con il desiderio di amare e di essere amata tra una moltitudine di meschini e di superficiali.

La pace è quella che raggiunge alla fine della sua lunga esistenza scegliendo la mortalità e la vita terrena. Le sue gesta rivelano la sua parte più avventurosa, trasformando la figura femminile in un’eroina traboccante di amore, magia e umanità.

“Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto”.

Queste le parole conclusive di Circe.

Questo il nostro faticoso e meraviglioso destino.

 

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