CHARLES MANSON il diavolo vestito da hippie


charles mansonIn molti sostengono che il movimento hippie sia morto per colpa sua che ne ha definitivamente danneggiato l’immagine. Eppure lui nel 1969 non era un figlio dei fiori, e non lo è mai stato: era il grande incubo americano.

Charles Manson nel 1934, quando sua madre ha 16 anni – che non sa chi sia il padre di suo figlio – si prostituisce per droga. Sin da piccolo frequenta aule di tribunali e celle: a nove anni è arrestato per furto. Da allora comincia a entrare e uscire dai riformatori degli Stati Uniti fino a quando nel 1967, a San Francisco, è rilasciato per decorrenza dei termini: ha 32 anni e un fedina penale lunga diverse pagine dove non mancano stupri, rapine, truffe, aggressioni, sfruttamento della prostituzione e altre azioni degne di un grande criminale.                                                                                                                                  

Non conosce niente del mondo libero perché la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa dietro alle sbarre e quando si apre il cancello della prigione, si ritrova nel bel mezzo della Summer of Love. Capisce al volo che quel clima di “libertà” gli è congeniale.

Non ha un fisico prestante, anzi: è piccoletto, alto appena un metro e 58, molto magro, con la schiena curva, capelli neri e lisci, ma ha dalla sua uno sguardo ipnotico e una grande parlantina. Occhi e voce che fanno breccia attraverso i cuori delle “figlie” dei fiori.

Charles capisce subito che se si ha un po’ d’intraprendenza all’interno di Haight-Ashbury si può anche avere un discreto successo e fare qualche soldo. Così si muove moltissimo e presenta alla gente la sua filosofia, quella della “Big Family” che ha la stessa concezione della comune, soltanto che al primo punto c’è l’amore libero e al secondo la droga.

Le ragazze aumentano: sono quasi tutte scappate da casa e in cerca di avventure, una lo rende anche padre di Valentine Michael Manson detto Pooh Beer. Tra le più fedeli c’è Sandra Good detta Sandy. Quando si unisce alla Family ha 21 anni: oggi vive a Corcoran, in California, a pochi chilometri dal carcere dov’è rinchiuso Manson e gestisce un sito internet, www.charliemanson.com, dove sono pubblicati i pensieri, le opere e si possono trovare tutte le informazioni su Charles e la setta.

La comunità diventa numerosa e si trasferisce in una villa al 14400 del Sunset Boulevard dove poco tempo prima abitava Dennis Wilson, il “bello” dei Beach Boys, entrato in contatto anche lui con la Family per aver caricato due autostoppiste. Anche Wilson rimane folgorato da Manson, dalla sua filosofia e dalle sue idee, non certo dalle canzoni che gli fa ascoltare ininterrottamente nella speranza di una raccomandazione presso qualche discografico.

È molto invadente, anche troppo, e Wilson lo gira a Terry Melcher, produttore dei Beach Boys, che cerca di convincere il giovane impresario Rudy Altobelli a metterlo sotto contratto. Altobelli non ci pensa nemmeno: «Sarò giovane e inesperto, ma non sono sordo e nemmeno cieco. Le canzoni sono orrende, lui è impresentabile e come se non bastasse canta come un cane».

Per toglierselo di torno Dennis pensa di inserire una sua canzone nel nuovo album dei Beach Boys. Il resto della band non vede di buon occhio questa invasione, anche perché considerano Manson un approfittatore e non un artista. Ma alla fine si fa (la canzone accreditata a Dennis Wilson e profondamente rivista nel testo è Never Learn Not To Love). Anche se non è accreditato come autore per la “collaborazione” Manson è liquidato con dei contanti e una moto, con la richiesta di non farsi più vedere.

Charles saluta tutti dicendo «O si è con me o contro di me» e lascia nelle mani del produttore un bossolo di pistola da recapitare a Dennis Wilson. E poche sere dopo piomba a casa di Melcher assieme ad alcuni membri della Family: portano via argenteria e chiedono soldi. È accontentato ma il giorno dopo il discografico cambia casa. I nuovi inquilini della splendida villa di Bel Air a Cielo Drive 10050 sono regista Roman Polanski e la sua giovane moglie Sharon Tate, 26 anni, in dolce attesa.

Abbandonato da tutti dopo aver annusato l’aria del jet-set, Manson e la Family si rifugiano in un ranch in mezzo al deserto. Ascolta in modo ossessivo il White Album dei Beatles, convinto che tra le righe del testo del brano Helter Skelter si celi un messaggio in codice, il cui contenuto parlerebbe di una guerra razziale che sarebbe vinta dalle popolazioni di colore con la conseguente completa estinzione della razza bianca.

Per esempio, nella frase «Look out Helter Skelter, is coming down fast» secondo lui emerge il messaggio che la fine del mondo che sta arrivando sotto forma di guerra tra i popoli. E per Manson la guerra è alle porte, tanto che ordina a tutti i ragazzi della comune di avere un’attrezzatura da “militante Helter Skelter”, che comprende abiti scuri, coltelli a serramanico, sacco a pelo.

Mantenere l’intera struttura senza l’appoggio dell’entourage dei Beach Boys comincia a costare parecchio e l’organizzazione si sta lentamente sgretolando. Manson decide quindi che è giunta l’ora dell’Helter Skelter. La sera del 9 agosto riunisce i suoi uomini più fidati per compiere un’azione dimostrativa. A Bel Air. Entrano nella villa al 10050 di Cielo Drive.

Steve Parent, il custode della villa, lo riconosce e gli chiede: «Cosa fai qui a quest’ora?». Gli risponde con quattro pallottole al petto e poi fa segno alle ragazze di seguirlo. Entrano in casa e trovano Voiteck Frykowski, giovane sceneggiatore di 32 anni, e la sua compagna Abigail Folger di 25; Sharon Tate e il suo ex fidanzato, Jay Sebring: vengono radunati in salotto con le mani alzate e poi uccisi, Sharon Tate con più di 160 coltellate. Prima di uscire dalla villa con un asciugamano intriso di sangue dell’attrice scrivono «Pig» sulla porta d’ingresso. Il maiale, secondo le teorie di Manson, è uno dei travestimenti del maligno.

La sera dopo si replica. Nella villa al 3301 di Waverly Drive ci abitano due commercianti, Rosemary e Leno LaBianca. Anche loro sono massacrati a coltellate, ma questa volta la scritta con il sangue sul muro è: «Death to Pigs, Rise, Helter Skelter» e con un forchettone da forno sulla pancia di LaBianca è incisa la parola «War».

La polizia non collega subito i due crimini e non sospetta di Manson e della Family, tanto che il 16 agosto fanno irruzione nel Ranch e lo arrestano insieme ad alcuni dei suoi con l’accusa di detenzione di marjiuana, per rilasciarli dopo nuna settimana. Ma il 12 ottobre gli stessi agenti tornano al Ranch con un mandato di arresto e l’accusa di aver commesso le due carneficine. A incastrarlo definitivamente è Linda Kasbian, unica pentita della Family, che al processo si dissocia dal gruppo diventando la testimone chiave del processo.

Si conclude così la storia di uno squilibrato che in un paio di anni è riuscito a trasformare un gruppo di innocenti e pacifisti giovani hippie in sanguinari e spietati assassini, un personaggio al quale Quentin Tarantino dedicherà il suo prossimo film, che rievocherà i delitti della Family e l’omicidio di Sharon Tate. 

Pochi anni fa Rolling Stone ha pubblicato la notizia secondo la quale Manson, condannato all’ergastolo – e che potrà beneficiare della libertà vigilata a 92 anni – stava nuovamente per sposarsi. A comunicarlo direttamente sarebbe stata la futura moglie, di 25 anni. Le nozze però sono saltate all’ultimo momento: la giovane, infatti, si sarebbe messa d’accordo con due amici per sposarsi con Manson per poi – una volta morto – esporlo in una bara di cristallo a Los Angeles e farne un’attrazione turistica. L’idea al “piccolo Charles” non è affatto piaciuta.

E ora – che è stato sepolto come tutti – c’è da giurarci che la sua tomba sarà comunque un’attrazione. Non saranno pochi quelli andranno in pellegrinaggio al piccolo cimitero di Bakersfield, in California, e gli renderanno omaggio. Perché lui, piaccia o non piaccia, è stato un grande seduttore.

Luca Pollini

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