CHARLES M. SCHULZ Peanuts, specchio delle nostre nevrosi


charles scultzQuando si dice il genio: creare un fumetto con protagonisti bambini di non più di 10 anni, ambientato in un mondo di adulti dove gli adulti, però, non compaiono mai. I piccoli, però, pensano, agiscono e riflettono le loro (nostre) nevrosi. Loro sono i Peanuts, il genio è Charles Monroe Schulz, colui che li ha creati.

Uno dei fumetti più innovativi, sia come tratto grafico sia come contenuti, che ancora oggi – a distanza di diciassette anni dalla sua ultima apparizione – resta uno dei più amati, letti (e riletti) da un pubblico di tutte le età.  Charlie Brown e i suoi amici hanno attraversato tutti i momenti più importanti della storia occidentale, cambiando con il cambiare della società, talvolta persino influenzandola. Quella dei Peanuts è una delle serie più popolari di tutti i tempi, pubblicata per quasi cinquant’anni su 1.600 quotidiani in 75 Paesi del mondo.

Un successo enorme che nessuno nel 1947 – quando i piccoli personaggi vedono la luce – avrebbe mai potuto immaginare di tale portata.

Il giornale che li ospita è il St. Paul Pioneer Press. L’editore offre una chance a Schulz ma bisogna trovare un nome alla serie, così si decide per Li’l Folks, ossia “personcine”. Il fumetto è ancora in fase di gestazione e sperimentazione – soprattutto i caratteri dei personaggi non sono ancora ben definiti – ma tre anni dopo la United Feature Syndicate, azienda leader negli Stati Uniti nelle pubblicazioni di fumetti e colonne editoriali, decide di appropriarsene, e cambia il nome in Peanuts.

A Schulz l’idea non piace affatto. E prova a ribattere: «È ridicolo e non c’entra nulla con i miei personaggi». Poi, visto l’entità dell’assegno proposto e l’occasione irripetibile per farsi conoscere al grande pubblico, decide di accettarlo. E dall’ottobre del 1950 le strisce sono pubblicate sui maggiori quotidiani cominciano a insediarsi nella cultura americana.

All’epoca i fumetti sono stampati soltanto su grande formato per permettere disegni elaborati e dettagliati. La serie dei Peanuts, invece, è proposta con un formato piccolo, pensato in modo tale da impaginare le vignette anche in verticale per farle rientrare in una singola colonna del quotidiano.

Schulz riesce a trarre vantaggio da questa restrizione di spazio, sviluppando un segno sintetico e uno stile scarno e povero di dettagli che fa risaltare al meglio l’essenza di tutti i personaggi, disegnandoli frontalmente o di lato. È la sua forza espressiva che rende la serie inimitabile. I protagonisti i bambini, i “grandi” non compaiono mai; tra di loro c’è poi un cane che pensa, cammina a due zampe, scrive, cucina, gioca come interbase nella squadra di baseball e, soprattutto, immagina e sogna continuamente.

Attraverso loro si ricorda che le paure e le insicurezze infantili non sono molto differenti da quelle degli adulti, tanto che le strisce dei Peanuts sono state definite delle vere e proprie risorse terapeutiche.

Nei caratteri dei personaggi ritroviamo noi stessi: dall’accanita determinazione di Charlie Brown nei confronti della costante sconfitta all’ipocrita irascibilità e arroganza di Lucy; dall’insicurezza di Linus manifestata dall’attaccamento morboso alla sua coperta all’aspetto al naturale e schietto di Piperita Patty; l’odio di Sally, sorella di Charlie Brown, verso la scuola che arriva a parlarci e confrontarsi come fosse una persona; l’introverso Schroeder, che non gioca con nessuno e si isola suonando Beethoven al pianoforte, suo unico amore; il surrealismo, la creatività e la saggezza di Snoopy, cane di Charlie Brown, che vive e dorme sul tetto della sua cuccia e che non teme nessuno se non il “gatto dei vicini”, capace di distruggergli la cuccia con una sola zampata.

In Italia i Peanuts compaiono per la prima volta sulle pagine di Paese Sera (con i nomi dei personaggi tradotti, orrore!) fino a quando Giovanni Gandini e sua moglie Anna Maria, intellettuali progressisti milanesi e fondatori della libreria Milano Libri ne vengono conquistati al punto di spingere la libreria a diventare casa editrice per stamparne le strisce in volumetti.

Le copie vanno a ruba in pochi mesi e assieme agli amici Elio Vittorini, Umberto Eco e Oreste Del Buono decidono di ideare un periodico incentrato sulle strips e chiamarlo “Linus – Rivista dei fumetti e dell’illustrazione” (chiamata così e non Peanuts o Charlie Brown perché più facile da pronunciare e ricordare) che vede la luce nell’aprile del 1965 con l’obiettivo di rivalutare il fumetto come strumento intellettuale.

Schulz ha disegnato ininterrottamente la striscia per cinquant’anni anni, senza avvalersi di assistenti, nemmeno per i testi e la colorazione: un caso raro di dedizione al lavoro, ma anche di originalità e autenticità di stile. Questo fino al novembre del 1999 quando, a settantasette anni, è colpito da un ictus, e pochi giorni dopo gli viene diagnosticato un cancro.

Il 13 febbraio del 2000 annuncia il suo ritiro. E per farlo si affida a una striscia dove si vede Charlie Brown rispondere al telefono, ma è Snoopy che vogliono dall’altra parte della cornetta. Il «ragazzo dalla testa rotonda» dice che il cane più famoso – e umano – della storia dei fumetti non c’è: «No, I think he’s writing», risponde Charlie Brown: credo che stia scrivendo.

Nella striscia successiva, prima scorrono le immagine storiche che hanno reso famosi i Peanuts, poi c’è Snoopy, sul tetto della propria cuccia, con la sua macchina per scrivere, intento a battere i tasti sul foglio bianco.

E si legge: «Cari amici, ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant’anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall’attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l’affetto espressi dai lettori della mia striscia in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy… non potrò mai dimenticarli…»

È questa l’ultima striscia di Charlie Schulz, morto esattamente il giorno prima, all’età di settantasette anni, il 12 febbraio 2000. Dopo i Peanuts non sono più esistiti anche perché Schulz ha scritto nel testamento che i suoi personaggi rimanessero genuini e che non si disegnassero nuove strisce basate sulle sue creature.

Così, i bambini dei Peanuts sono morti insieme al loro papà.

Il Times, il giorno dopo la sua morte, pubblica un necrologio che termina con queste parole: «Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane».

Luca Pollini

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