Se per Marcel Proust la burrosa madeleine fu il sapore che nascose la memoria dell’infanzia, per Charles Dickens fu il lucido da scarpe. Sì, proprio quello che serviva ai gentleman inglesi a rendere impeccabili le loro calzature. Perché lui a undici anni trascorreva le sue giornate a inalarlo mentre lo imbottigliava e lo etichettava in un lurido capannone, nel bel mezzo di Londra e nel bel mezzo dell’era vittoriana.

Soffrì come soffrono i bambini, e quindi tantissimo.
Nottetempo gli tolsero la serenità dei valori borghesi: un babbo, una mamma, un bel po’ di fratellini, una bella casa, cibo in abbondanza per sfamare tutte quelle bocche e istruzione.
Istruzione.
Amava andare a scuola, il piccolo Charles, ed era bravo e avrebbe voluto fare solo quello, studiare.
Ma un bel giorno i gendarmi arrivarono alla porta di casa e si portarono via quel campione del padre, che pensava di essere chissà chi ed era una mezza tacca, uno che voleva vivere ben al di sopra dei propri mezzi. Accumulò debiti. E per questo finì in galera.
Debtors’ prison. Ecco cos’era. E Charles andava pure a trovarlo, questo padre incosciente, che gli aveva piazzato sul groppone tutte quelle bocche da sfamare. E  le sfamò. Andò a lavorare nella fabbrica di un parente e per ore interminabili, come interminabile fu il suo dolore mentre incollava etichette sulle bottiglie di lucido da scarpe. Interminabile ma non invincibile, al contrario.

A vent’anni aveva già risalito la china, era riemerso dall’abisso tirandosi dietro l’intero nucleo famigliare. Divenne prima giornalista parlamentare e poi romanziere.
I suoi romanzi ebbero un successo strepitoso.
A Christmas Carol forgiò una volta per tutte l’estetica del Natale nell’immaginario collettivo ;
Oliver Twist servì a denunciare le condizioni disumane delle workhouse:
Child as he was, he was desperate with hunger, and reckless with misery.
Lui sapeva cosa voleva dire essere disperato per la fame ed era la dimostrazione di come la miseria possa rendere temerari.

Divenne una specie di rockstar. Andò persino in tournée negli Stati Uniti, per soddisfare la domanda di letture pubbliche dei suoi romanzi da parte di un pubblico adorante.
Ma non dimenticò.
Non dimenticò che i bambini abbandonati a loro stessi si disperano per la fame e, in preda alla miseria, diventano temerari. Li descrisse nei suoi romanzi con una pietà laica che ha strappato lacrime senza mai essere strappalacrime.
Un genio. Un sopravvissuto. Un inaffodabile.

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