È la fiaba più amata dalle romantiche di tutto il mondo. Ma Cenerentola da principio ha commesso omicidio, e si chiamava Zezolla, poi Gatta Cenerentola, di sorellastre ne aveva sei e ha esordito, conquistando tutti con un ballo e una scarpetta, nell’alta società di Napoli grazie al suo cantore Giambattista Basile.

La prima Cenerentola

Lo avreste mai detto?

Lei così dolce, delicata.

Così generosa, piena di sogni.

Eh già, proprio lei, Cenerentola, in realtà piccola omicida. Autentica ragazza cattiva.

Cominciamo dalla data: 1634.

È l’anno in cui la fiaba cortigiana La gatta Cenerentola vede la sua nascita, e in lingua napoletana. La si trova in quel Cunto de li Cunti di Giambattista Basile che dà il là a tutta la produzione successiva, poi esaltata alla corte francese di Luigi XIV.

Ma il vero inizio della fiaba come divertissement è a Napoli, dove la corte si diletta con quel gioco libero e libertino che è il racconto fiabesco. Un passatempo stimolante che spesso assume anche forma teatrata, la messa in scena insomma.

Dentro ci stanno due ingredienti segreti, sempre e comunque: il viaggio e la metamorfosi.

Ma torniamo alla nostra Cenerentola che, lo dico subito, esordisce come omicida. Esattamente. Omicidio su commissione, o istigazione, potremmo definirlo. Ma omicidio resta.

E si chiama, all’inizio, Zezolla.

Cenerentola bambina cattiva.

Questo il plot.

Lei, amata figlia di un ricco principe, che la manda a lezione di cucito da una maestra. Mentre Zezolla cresce, ecco che la madre muore e il principe si risposa, ma con una matrigna cattiva.

Di lei si lamenta l’alunna con la maestra e questa, furba, le suggerisce di ammazzare la donna. Le dà anche attente istruzioni: spezzale il collo con il coperchio della cassapanca.

Cosa che Zezolla fa, per poi suggerire al padre, secondo il piano elaborato con la maestra, di sposare appunto questa.

E il principe lo fa.

Ma appena diventata matrigna, ecco che la maestra di cucito si trasforma in una spregevole, orribile donna. Intanto rivela di avere sei figlie – eh già, non due, niente Anastasia e Genoveffa soltanto – che fino a quel momento ha tenuto nascoste.

Appena giunta al castello del principe come sposa novella, insomma, la maestra di cucito manda la sua protetta in cucina, la priva degli abiti di seta, la veste di stracci e le cambia pure il nome: da Zezolla a Gatta Cenerentola.

Ammettiamolo: un colpo basso, bassissimo. Anche se la donzella s’era mostrata facile alle lusinghe del gesto criminale.

Nella psiche di Cenerentola

Simboli a non finire, per la gioia di Carl Gustav Jung e i suoi archetipi, ma anche per le teorie psicoanalitiche di Bruno Bettelheim.

In realtà questo ruolo di ragazza cattiva di Cenerentola affascina perché ci libera (tutte) dall’idea di una sottomissione così, accettata in maniera passiva. Eh no! All’inizio la nostra ci ha provato. Peccato che, come Pinocchio, abbia seguito il consiglio sbagliato.

Nella fiaba originale c’è tutta una trama di simboli e oggetti magici. Il fuoco, che dà la vita e la consuma. Il gatto, animale degli inferi.

E nel mondo di sotto, nel Sottoterra del Mediterraneo, Cenerentola andrà eccome, nel profondo della Grotta delle Fate.

Qui infatti la storia s’intreccia con i temi cari a La Bella e la Bestia, e il padre di Cenerentola, in partenza, chiede alle sette figlie (le sei acquisite e l’unica sua, che però lascia in cucina…) che cosa vogliano come regalo dal viaggio.

Cenerentola chiederà un dono appunto nella Grotta delle Fate, così ingraziandosi le più preziose delle aiutanti magiche.

Infatti le fate, felici di quest’essere rammentate sulla terra, mandano a Cenerentola un dattero, una zappa, un secchiello d’oro e una tovaglia di seta.

Poi il resto va come tutti lo conosciamo, e c’è il ballo, e ci sono gli abiti, e c’è il principe che stravede per lei, se ne ossessiona, la vuole ritrovare.

C’è, ovviamente, la prova della scarpetta, che resta il segmento risolutore, magico e assoluto. Una prova sessuale, garantiscono gli interpreti, portando a testimonianza quella rinomata chiesa della Madonna di Piedigrotta, vicina al luogo del bagno rituale, antica sede di orgia sacrale tra Napoli e Pozzuoli.

Cenerentola furba seduttrice

Doppia conferma insomma della ragazza cattiva che è in lei.

Perché al principe sa cosa dare, per renderlo pazzo d’amour fou.

Da questo inizio a Walt Disney molta voce, inventiva e inchiostro sono stati spesi.

Cendrillon di Charles Perrault, 1697.

Cenerentola dei Fratelli Grimm, 1812.

Il film Disney del 1950.

Solo per dirne alcune.

E sempre, tutte, intriganti.

A rammentarci, dell’inizio, quello slancio che un po’ confonde, quell’illusionismo caparbio e sommamente capace che hanno tutte quelle che un tempo si diceva facessero “le gatte morte”.

Touché, cara Cenerentola, abbiamo ancora molto da imparare…

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