Sono da sempre snobbati dagli amanti del rock e dai puristi del pop, ma se un gruppo in soli dieci anni di attività incide 8 album che vendono oltre 378 milioni di copie in tutto il mondo sono un fenomeno da studiare. Piaccia o non piaccia, questi numeri rock e pop star se li sognano. Le cifre riportate sopra racchiudono il mito degli Abba; un mito che da oltre quarant’anni non accenna a diminuire. Sono entrati nella leggenda. Dalla porta principale.

 

La storia del gruppo può essere la trama di un romanzo rosa. Benny Andersson suona la fisarmonica (una tradizione di famiglia, suo padre e suo nonno erano buoni fisarmonicisti) già a sei anni, e a dieci strimpella pure il pianoforte. Con l’arrivo degli anni Sessanta abbandona il repertorio folk a favore del pop-rock. Suona in diversi gruppi e con gli Hep Stars che raggiunge fama e successo: nel 1965 è la band più seguita in Scandinavia, tanto che la stampa li definisce «i Beatles svedesi». Durante un party conosce Bjorn Ulvaeus, chitarrista e compositore che vanta un contratto discografico con la Polar Music, potente etichetta discografica. Tra Benny e Bjorn c’è subito feeling: cercano nuove sonorità e insieme decidono di abbandonare la lingua svedese e scrivere i testi in inglese.

 

La collaborazione si ferma però nel 1966 quando Bjorn deve partire per il militare. Benny riprende così a fare il turnista e, durante un programma radiofonico, conosce e s’innamora di una giovane cantante, Frida Lyngstad. Lei è norvegese ma abita in Svezia dall’età di un anno, da quando cioè sua mamma è scappata dall’occupazione nazista della Norvegia. Già da piccola dimostra di essere portata per il canto e a soli 11 anni debutta sul palcoscenico. Studia e partecipa a diversi concorsi per giovani talenti finché, nel 1967, ne vince uno che le fa ottenere il suo primo contratto discografico con la stessa etichetta di un’altra giovane cantante svedese che in quel periodo brillava come una stella, la biondissima Agnetha Fältskog.

 

abbaNel 1969 Agnetha è già una star della musica scandinava e durante una trasmissione televisiva conosce Bjorn, che terminato il servizio di leva collabora a tempo pieno con Benny. I due, come in tutte le favole, s’innamorano mentre è in atto un altro avvicinamento – per il momento solo professionale, quello sentimentale avverrà l’anno successivo – tra Benny e Frida. Alla svolta del nuovo decennio tutto è pronto perché il romanzo degli Abba possa cominciare: Benny e Bjorn incidono un disco dove Agnetha e Frida collaborano come coriste. Il quartetto può funzionare, così decidono di incidere un disco insieme e chiamare il gruppo Bjorn & Benny-Agnetha & Anni-Frid – nome improbabile, tanto che l’anno successivo Benny decide di cambiare e s’inventa il nome Abba.

 

I quattro da quel giorno di amore ne ha messo in abbondanza nelle loro canzoni: dopo la vittoria dell’edizione all’Eurofestival del 1974 con Waterloo e fino alla loro separazione, il gruppo svedese è stata un’incredibile macchina pop, che ha sfornato successi senza tempo, scalato classifiche e vinto dischi d’oro e di platino in tutto mondo: Sos; Dancing Queen; Take A Chance On Me; The Winner Takes It All; Gimme! Gimme! Gimme!; Knowing Me, Knowing You; Money, Money, Money… brani zuccherosi,  scritti in un periodo in cui il mondo era col fiato sospeso per la guerra fredda; il pugno della dittatura schiacciava Grecia, Spagna, Portogallo e Cile; in Italia si viveva negli Anni di piombo; si combatteva in Vietnam e nel Medioriente. La domanda sorge spontanea: ma come facevano a pensare a storielle leggere d’amore in un periodo così?

«Sapevamo scrivere testi “fuori tempo”, che non rispecchiavano la realtà del momento – ammette Benny – ma se avessimo cantato una canzone pacifista contro l’intervento militare in Vietnam o contro Pinochet non saremmo stati credibili» In effetti no, anche per una questione di look, abiti coloratissimi pieni di lustrini e paillettes. «Nel 1974 – spiega – prima di salire sul palco dell’Eurofestival ci siamo detti “se ci presentiamo in jeans e maglietta passiamo inosservati” e così abbiamo deciso di mascherarci un po’. E, visto il successo, il nostro produttore ha deciso che era meglio continuare con i travestimenti». Gli abiti di scena occupano un paio di sale dell’Abba – The Museum, inaugurato soltanto pochi anni fa e che è già diventato una delle maggiori attrazioni di Stoccolma.

 

Per stessa ammissione di Benny l’avventura degli Abba è terminata perché si erano resi conto che la musica stava cambiando. Negli anni Ottanta punk, heavy metal e disco hanno sempre più pubblico ma loro – aiutati anche da conti correnti bancari da nababbi – decidono di restare fedeli al loro stile fino alla fine. E, come fanno le grandi star, preferiscono ritirarsi quando sono ancora all’apice della carriera, lasciando i fans con l’amaro in bocca ma con uno splendido ricordo.

 

Otto dischi che – sia ben chiaro – non hanno certo contribuito a cambiare il mondo, ma hanno sicuramente aiutato a renderlo un po’ più leggero, spensierato, allegro. E quando a Benny fai notare che nel 1970 si compie lo scioglimento dei Beatles e un paio di anni più tardi gli Abba fanno uscire il loro primo singolo intitolato People Need Love, sorta di contraltare di All You Need  Is Love del gruppo di Liverpool, si imbarazza: «No, no, non vuol dire niente. È solo un caso: i Beatles sono inarrivabili. Non esistono paragoni con loro, non scherziamo! Al loro fianco noi non siamo nessuno e, soprattutto, non abbiamo fatto niente di così memorabile». Onesto. Benny la musica non l’ha abbandonata: oggi gira per la Svezia con un gruppo acustico (lui suona la fisarmonica) e propone musiche popolari scandinave.

 

Che Benny, Bjorn, Agnetha e Frida (battezzata Anni-Frid, così si giustifica la seconda A nel nome del gruppo) siano l’orgoglio della Svezia lo si capisce appena atterrati ad Arlanda, l’aeroporto della capitale. Percorrendo il corridoio che porta all’uscita le gigantografie di Benny e compagni ti accolgono assieme a quelle di altri personaggi illustri che hanno fatto grande la Svezia, come lo scrittore August Strindberg, le attrici Liv Ullmann e Britt Ekland, Alfred Nobel creatore del premio, gli sportivi Bjorn Borg e Ingemar Stenmark, il regista Ingmar Bergman solo per citarne alcuni. Quindi, se avevamo ancora bisogno di una conferma, i quattro sono ufficialmente entrati nella storia. E non solo della Svezia.

 

I reali di Svezia non hanno mai nascosto di essere loro fan, ma quando gli hanno chiesto di riunirsi per un’occasione speciale i quattro hanno declinato l’invito. «L’avventura degli Abba – s’è giustificato Benny – è terminata nel 1982 perché non avevamo più niente da dire. Trovo molto tristi gli artisti che non sanno fermarsi». Chapeau!

Loro si sono fermati, ma la leggenda continua.

 

Luca Pollini

 

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