Negli anni ‘60/’70 lei e Janis Joplin erano le regine del rock. Grace Wing (nome di battesimo che diventò Slick dopo il matrimonio con Jerry Slick) è stata la regina della psichedelia californiana insieme al suo gruppo i Jefferson Airplane. Con la sua voce contralto e il suo vibrato ha calamitato intere generazioni ma di Grace Slick non ricordiamo solo quello ma anche la sua attitudine da rockstar.

Cantante in un gruppo rock impegnato, ha dato voce a delle canzoni che sono rimaste nella storia del rock da White Rabbit a Somebody to Love. Da Mexico a Volunteers. E che sono state dei veri e propri inni contro il sistema, per la libertà dell’individuo, contro la guerra.

Ma Grace slick non era solo la cantante di una rock band tutta sesso, droga e rock n’roll. Lei non è mai stata la pedina di un sistema musicale che la voleva in quel modo per vendere più dischi o per rimanere sulla cresta dell’onda. Grace Slick quello che cantava era lei. Era ed è tutt’ora una donna forte, grande manager di se stessa, polistrumentista, femminista e anticonformista.
Memorabile la sua esibizione sotto la piogga in topless.

Arrabbiata con il sistema, non si è mai tirata indietro, ha sempre esagerato ed è finita in manette per i motivi più assurdi. Tra i più emblematici e divertenti arresti ce ne furono quattro.
Il primo: è una bella giornata, il sole splende sopra la sua villa in California. Lei è a bordo piscina e scorge nel suo giardino una figura sospetta che si avvicina. Prende la sua pistola e la punta contro il malcapitato, la pistola è scarica ma al poliziotto venuto a chiedere se andasse tutto bene non interessò e l’arrestò.

Altre due volte fu arrestata a causa delle sue irriverenti risposte agli addetti all’ordine pubblico. Una volta, mentre la sua auto stava bruciando a bordo strada, un poliziotto le si avvicinò per chiederle come andasse. Fu la risposta di Grace a far scattare le manette: “Non lo vedi stronzo che sto andando a fuoco?” In un parco, mentre la rock star leggeva un libro di poesie, un ranger si avvicinò per chiederle se stesse bene. “Prima che arrivassi tu pezzo di merda sì”: arrestata.

Ma questi furono arresti innocui se paragonati alla volta che decise di drogare il trentasettesimo Presidente degli Stati Uniti dell’epoca: Richard Nixon.
Al Finch College, frequentato da Grace Wing, c’era un’altra alunna che divenne famosa per altro, era la figlia del futuro Presidente degli Stati Uniti, Tricia Nixon.

Negli anni ’70, la figlia di Nixon, residente alla Casa Bianca, decise di invitare i suoi ex compagni di college per un tè. I nomi erano tanti e fra tanti come non invitare la regina del rock Grace Slick?
Fa niente se aveva appena composto una canzone contro le politiche antidroga di Nixon, Mexico.
E l’occasione per la cantante fu molto ghiotta. Decise di andare a quel tea-party, ma non da sola e non con il solo scopo di godersi una rimpatriata tra amici. Si fece accompagnare da Abbei Hoffman un attivista della sinistra radicale. Ma non riuscirono mai ad arrivare nel salotto della Casa Bianca.
L’FBI, che aveva la lista degli invitati, avevano già “attenzionato” la nostra Grace che fu fermata all’ingresso e rimandata a casa. Lei e Hoffman se ne andarono con le mani in tasca, stringendo forte quella pastiglia di LSD che avevano portato con loro per drogare il tea personale del Presidente Nixon.

Grace Slick è così e sarà sempre, un’inaffondabile, convinta dei propri ideali e irremovibile.
Una donna che ha provato tutto, ferma comandante della sua epoca.
Regina del rock ma anche di uno stile di vita. Lei che ha vissuto nel ranch dei Grateful Dead tra musica, droghe e sesso insieme ai Jefferson Airplane.
Lei che era amica di Janis Joplin … lei che ha cercato di drogare il Presidente americano, tutto per difendere i suoi ideali e affermare il suo diritto di essere Grace Slick.

 

Sicuramente non sarete in molti a conoscermi, anzi forse ancora meno. Eppure venni anche in Italia, al Festival di Sanremo a cantare in coppia con Al Bano la canzone La Siepe . Ero giovanissima, avevo 24 anni e per l’America ero Bobbie Gentry.

Il mio vero nome è Roberta Lee Streeter ma per tutti sono sempre stata la ragazza di Chickasaw County che ha fatto gettare Billie Joe dal Tallahatchie Bridge. Ma non sono un’assassina, sono solo una country singer che nell’estate del 1967, la Summer of Love, mentre il mondo guardava alle politiche internazionali americane, cantava la vita di provincia.

In quell’anno uscì il mio più grande successo Ode to Billie Joe e rimasi 4 settimane prima in classifica, spodestai dal n.1 la ben più famosa All you need is love. Con la mia ballad per Billie Joe vinsi 3 Grammy Awards e Rolling Stone la inserì tra le 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Fu un grande successo, avevo le carte in regola per diventare una star, alcuni mi rivedono nella fisicità di Lana del Rey, ma ormai non sono più quella ragazza e la mia voce forse non è più come una volta. Una voce che molta critica accomunava a quella di Carole King.

And papa said to mama, as he passed around the blackeyed peas
Well, Billie Joe never had a lick of sense; pass the biscuits, please
There’s five more acres in the lower forty I’ve got to plow
And mama said it was shame about Billie Joe, anyhow
Seems like nothin’ ever comes to no good up on Choctaw Ridge
And now Billie Joe MacAllister’s jumped off the Tallahatchie Bridge

Come vi ho raccontato prima, mentre l’America guardava al Vietnam, io guardavo in una casa di provincia di una famiglia qualunque, che viveva nel delta del Mississippi, una famiglia apparentemente normale, mamma, papà e due figli adolescenti, un maschio ed una femmina.
Una famiglia come tante che si riunisce a tavola e tra biscotti e piselli parlano di quello che è successo. Parlano di Billie Joe MacAllister che si è buttato dal ponte Tallahatchie.

Ma chi era Billie Joe? La voce narrante nella canzone lo conosce, è la ragazzina di questa famiglia del sud ed era sua amica, a tal punto che il fratello a tavola, mentre chiede alla madre un’altra fetta di torta di mele, rievoca un episodio all’esposizione della Contea, dove loro, maschi, si erano divertiti a mettere una rana sulla schiena della ragazza. Della famiglia non si sa niente, non si conoscono i loro nomi, si conoscono i loro ruoli, il ritratto doveva essere fedele, la morte doveva entrare dalla porta principale di una tranquilla famiglia di provincia.

And mama said to me, child, what’s happened to your appetite?
I’ve been cookin’ all morning, and you haven’t touched a single bite
That nice young preacher, Brother Taylor, dropped by today
Said he’d be pleased to have dinner on Sunday, oh, by the way
He said he saw a girl that looked a lot like you up on Choctaw Ridge
And she and Billie Joe was throwing somethin’ off the Tallahatchie Bridge

La morte entrò finalmente in quella casa quando la madre, che aveva cucinato tutta la mattina, si accorge che la figlia non aveva mangiato niente. Ma non le rivolge il dovuto peso, il suo egocentrismo di madre modello la porta a parlare di padre Taylor che verrà a cena domenica e che ha visto una ragazza, molto simile alla mia protagonista, insieme a Billie Joe buttare qualcosa dal Tallahatchie Bridge.

È quella cosa, che ora è sicuramente sul fondo di quelle acque che scorrono sotto il ponte Tallahatchie, che mi ha perseguitato e sicuramente mi perseguiterebbe oggi se uscissi dalla mia condizione di dorata solitudine.

Tantissime sono le supposizioni che si fecero attorno a quel gesto dei due adolescenti e sicuramente tutti pensavano che solo sapendo cosa avevano buttato dal ponte il giorno prima, si sarebbe scoperto perché Billie Joe si sia suicidato. Il Tallahatchie Bridge, che è crollato nel 1972, venne messo sotto stretta sorveglianza, molta gente andava a vedere da dove si era buttato Billie Joe. Erano talmente tante le visite che le autorità iniziarono a temere atti di emulazione suicida. Non sarebbe certo una novità in America. Ma per quel periodo fu qualcosa di sconvolgente.

Avevo capito che oltre a portare la morte in quella famiglia di provincia, l’avevo portata in casa di tutti gli americani. Perché la morte non ti guarda in faccia entra e ti sconvolge.

A year has come and gone since we heard the news ‘bout Billy Joe
And brother married Becky Thompson; they bought a store in Tupelo
There was a virus going ‘round; papa caught it, and he died last spring
And now mama doesn’t seem to want to do much of anything
And me, I spend a lot of time pickin’ flowers up on Choctaw Ridge
And drop them into the muddy water off the Tallahatchie Bridge 

Nell’ultimo inciso, la famiglia si ritrova all’interno dello stesso quadro, il fratello si è sposato con Becky Thompson e vive a Tupelo, il padre è morto, la madre è in una sorta di depressione e la ragazzina protagonista continua a portare i fiori al ponte Tallahatchie.

La morte, la stessa che aveva sconvolto la ragazzina durante la cena, è ancora lì. Ma questa volta ha ucciso il padre e la madre, che prima non comprendeva il dolore della figlia, vive da sola il suo, mentre un figlio vive a Tupelo e l’altra continua a portare i fiori sul ponte.

E sicuramente se siete arrivati fino a qui è per sapere cosa hanno buttato dal ponte quel giorno, forse hanno buttato la vita, l’innocenza o la noia che ti avvolge nella provincia. Possono aver buttato quello che ognuno di voi immagina, ma non ve lo dirò mai anche perché ho 75 anni, mi sono ritirata da molto tempo e mai avrei pensato di scrivere questa lettera.

E non l’ho mai fatto, è solo frutto della fervida immaginazione di una persona che ha letto di me su giornali e su internet e scrive come se fossi io.

Nascono negli anni ’60 ed erano quelle ragazze che seguivano le rockband. Amavano la musica, la vita sregolata e facevano parte dell’entourage delle rockstar. Tutte le grandi band del rock hanno avuto le loro groupies. Ma chi erano per i non addetti al lavoro o per i non amanti del genere?

Per alcuni, forse tanti, non erano altro che delle ragazze di facili costumi al servizio della sregolatezza che le rockband in quel periodo erano abituati a frequentare.
Le voci sul loro stile di vita non hanno mai smesso di circolare, notti condivise in orge, droghe e alcool a fiumi in alberghi di lusso a braccetto con i più grandi nomi di un genere musicale che stava sempre più conquistando il mondo: il rock.
Per altri, ben pochi, erano delle muse che ispiravano le rockstar, come non citare la canzoni dei
Kiss Plater Caster, ispirata proprio a una delle più famose groupie Cynthia Plaster Caster arrivata
alla ribalta dei giornali per la sua collezione di calchi di peni delle più grandi rockstar (uno su tutti, quello di Jimi Hendrix). Lori Maddox, groupie dei Led Zeppelin, ispiratrice della canzone di Jimmi Page Sick again e come dimenticare Chris O’Dell alla quale George Harrison dedicò il brano Miss O’Dell? E sono solo alcuni esempi del loro fascino ispiratore.

La più famosa di tutte, colei che della sua vita ha scritto ben 4 romanzi, è Pamela des Barres conosciuta anche come “Miss Pamela”, folgorata dalla musica rock e desiderosa, a tutti i costi, di farne parte. Aveva 16 anni quando iniziò a frequentare il mondo del rock e fu groupies per Mick Jagger, Jimmy Page e, si vocifera nei suoi romanzi, persino di Jim Morrisson.
E’ stata la prima groupie ed è diventata una leggenda di un’epoca.
Riuscita a sposarsi con Michael des Barres, rockman dei Silverhead e attore (Ndr. chi non ricorda Murdoc di MacGiver? Beh è lui), lascia la sua vita da groupie per dedicarsi alla famiglia e alla scrittura.

Ma è stata anche una delle più controverse; nel suo libro-confessione I’m with the band riesce a raccontare il suo stile di vita di quel periodo come un atto estremo di femminismo.
I suoi comportamenti valorizzavano la libertà femminile di scegliere ed essere padrone del loro corpo. Per molti era invece solo la vittima di un sistema, di una ribellione che con l’illusione della libertà, la teneva incatenata nel suo personaggio. Quel personaggio che la voleva sempre sul filo della provocazione.

La pubblicazione del suo romanzo autobiografico, nel 1987, riaccese le polemiche.
Con una provocazione matura Pamela des Barres ha cercato di spiegare il suo mondo e come lei lo viveva. Ma anche dopo tanti anni per molti era solo una prostituta, uno dei complimenti più gentili che ricevette dopo la pubblicazione. La sua convinzione, il suo carattere tenace e guerriero, la portarono nuovamente nelle librerie nel 2007 con Let’s spend the night together (in Italia edito da Castelvecchi) , dove racconta le voci di ventiquattro groupies , tutte donne tranne uno: Pleather, groupie di Courtney Love. Un collage di testimonianze, una chiamata corale per raccontare al mondo che quello che scriveva Miss Pamela nel suo primo romanzo non erano stupidate, ma che loro era così, ribelli&rock.

Con lei e dopo di lei, ne seguirono tante, tutte più o meno famose, sempre più irriverenti e sempre più ecclettiche, come la già citata Cynthia Plaster Caster.
Alcune diventarono mogli di quelle rockstar, la più famosa di tutte Bebe Buell, moglie di Steven Tyler e madre della bellissima Liv. Altre invece, presero ispirazione e diedero al rock una nuova voce femminile come Sioux Siouxsie, groupie dei Sex Pistol, che decise di non stare più nei backstage o nelle retrovie ma volle salire sul palco e dando vita al gruppo punk rock Siouxsie and the Banshees.

Loro volevano esserci e le rock star avevano bisogno di loro. Erano diventate il simbolo di uno status. Come diceva Frank Zappa: “se non hai una groupie intorno vuol dire che non stai facendo sul serio”.

Ma chi erano veramente queste ragazze che si consacravano ai loro idoli?
Spiriti ribelli, sessualmente libere ed indipendenti che si rivedevano nelle canzoni delle rockstar e amavano il rock più di ogni altra cosa. Per loro il rock era un modello di vita.
Come dice la groupie Penny Lane nel film di Cameron Crowe Almost famous interpretata da Kate Hudson: “Noi non siamo qui per la musica. Noi siamo le aiuta-complessi. Noi ispiriamo la musica”. Erano sicuramente lontane dalla bigotta america del tempo ma erano convinte nel vivere al 100% la loro vita e come colonna sonora un bel pezzo rock, magari scritto appositamente per loro.

“A letto restituivamo la gioia ricevuta dalla musica”, scrive Miss Pamela nel suo libro.
E se sono state più prostitute o muse, poco importa, quello che sicuramente rimarrà sarà la loro essenza, il loro essere in un’epoca che stava cambiando. E loro c’erano, dalla parte dell’arte.