MOLLY BROWN
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Straordinari

ALAN TURING l’infelicità dei numeri uno

La sua storia, adesso, non è più un enigma. Il fascino ruvido di Benedict Cumberbatch che gli ha prestato la faccia in The Imitation Game, ha offerto ad Alan Turing quella fama e quel riscatto che gli sono stati spesso negati quando era in vita. Tanto che scelse un morso di mela (imbottita di arsenico) per porvi fine con un gesto insieme simbolico e atroce.

Era il 7 giugno 1954, e in quel dopoguerra inglese di caccia alle streghe, di certo la strega non era lui. Genio esatto e ribelle, pronto a farsi quasi cacciare dal college pur di seguire le proprie passioni, Alan Mathison Turing, nato a Londra il 23 giugno del 1912, conclude con assai poche speranze la scuola preparatoria St. Michael di Batison Lodge. Certo è che sui suoi pochi anni grava l’assenza dei genitori: il padre è un alto funzionario dell’Indian Civil Service a Madras, e alla nascita del secondogenito – Alan – preferisce far crescere i due ragazzi nel sobborgo londinese, presso la famiglia del severo colonnello Ward, che li affida alle cure affettuose di Miss Thompson. Sarà proprio la probabile mediazione della governante a convincere i Ward (che lo volevano crescere con tutti i crismi di un vero gentleman) a iscriverlo nella piccola ma prestigiosa Public School di Hazelhurst.

Alan Turing ha dieci anni e la stessa insofferenza per le regole, ma questa volta accanto a sé ha il fratello maggiore e… tutto un mondo di libri. La sua intelligenza straordinaria si nutre di giganti e solitudine. Einstein e Russel, le scienze sperimentali, ma anche la matematica. È il suo mondo che cresce insieme alla sua persona, i primi cenni di “ribellione” all’Inghilterra vittoriana e bacchettona anche nel corpo. A sedici anni si innamora di Cristopher Morcom, un compagno di college. Legame segreto che si spezza brutalmente per la morte del ragazzo, solo due anni dopo, a causa della tubercolosi.

alan turing, benedict cumberbatch, the imitation gameLui però è forte ed è pronto. Guarda avanti verso la propria vita. Si è innamorato anche della matematica e ora guarda al Trinity College di Cambridge, ma non riesce a entrarvi. Riprova con il King’s College sempre a Cambridge, e questa volta ottiene accesso, borsa di studio e il premio reale per la matematica. Ha diciannove anni e il mondo in mano. Peccato che sia in subbuglio. I venti di guerra soffiano pesanti laddove i totalitarismi sottomettono (o risvegliano gli animi). Anche a Cambridge si respira una vitale ribellione: contro le dittature (molti diventano militanti comunisti) ma anche contro ogni stupido formalismo. Conta il talento, la sola dittatura è quella dei cervelli. Turing può vivere liberamente aspirazioni e passioni. È così che inizia a teorizzare la sua famosa macchina, ed è così che ottiene il PhD, a soli ventiquattro anni.

La sua avversione dichiarata ai regimi e la sua ormai riconosciuta abilità scientifica, faranno sì che di lì a pochi anni (nel 1938) venga coinvolto dall’Intelligence britannica per le vicende che sappiamo.

Praticamente rinchiuso nel Foreign Office di Bletchley Park, Turing offrirà un contributo determinante che porterà alla sconfitta tedesca. Ma decrittare “Enigma” – le macchine usate dalla Germania per comunicare con i tremendi sommergibili U-boat – non è stato il solo merito per il quale occorre ricordarlo. Inizia a progettare e costruire anche una macchina computazionale elettronica modificabile (e dunque i primordiali hardware e software sono distinti). Si appassiona alla corsa (correrà la maratone del 1947) e alla biologia. Poi immagina una sintesi di tutto questo e comincia a chiedersi come simulare le facoltà cerebrali: l’Intelligenza Artificiale con decenni d’anticipo…  Nel 1948 diventa sovrintendente del MADAM, il computer con la più grande memoria dell’epoca. Ha solo 37 anni e vede intorno a sé un mondo cambiato e la possibilità di continuare a cambiare il mondo.

Eppure si sbaglia. Non per i computer, certo che no. La scienza corre, anche grazie a lui, un’altra maratona. Quello che resta granitico e immobile è lo sguardo malizioso, il giudizio pettegolo… La condanna implacabile per ciò che sfida la più diffusa mentalità. Per questo Turing sbaglia, di nuovo, quando sporge ingenua denuncia verso il giovane col quale aveva una relazione e al quale forse aveva svelato troppo, e che lo ricatta. A essere arrestato, infatti, sarà lui. L’Inghilterra che lo ha ringraziato e celebrato si spezza sotto il giudizio omofobico di un giudice che ne decreta la vergogna e l’oblio. Seppure in ginocchio Turing non si arrende, e si avvicina alla meccanica quantistica, avanza altri studi, altre teorie… Le usa come scudo alla delusione, alla sofferenza, alle terapie ormonali alle quali è costretto a sottoporsi… ma poi…

Qualcuno dice che è stata una strega ad avvelenare quella mela: perché Alan Turing, da sempre, non si poteva tenere al guinzaglio.

Ma chissà se è il caso di cercare un altro enigma: ad avvelenarlo è stato comunque quel mondo che lui pensava di aver reso migliore.

Rita Guidi*

*Rita Guidi è nata e vive a Parma, ha pubblicato con Newton&Compton e Bevivino Editore, giornalista free-lance ha ricevuto il Premio Pietro Bianchi 2005, è docente di lettere e si occupa di editoria elettronica, ha un blog (bigblogtrotter.blogspot.it) ed è a-social per convintissima scelta. Si diletta di poesia, scienza, meccanica quantistica e tecnologia.

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