MOLLY BROWN
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Immaginati

AGATHE BRIDEAU patologia di una madre secondo Balzac

A Sherlock Holmes bastava dare uno sguardo a un individuo qualunque per leggerlo come se fosse la cartina della metropolitana di Londra. A noi comuni mortali non è dato questo privilegio cognitivo.
E infatti a prima vista la mamma del romanzo Un ménage de garçon di Honoré de Balzac (in italiano Il colonnello Brideau) ci appare una donna buona, retta, perbene che ha amato molto il marito e i suoi figli, uno un po’ di più. Umana debolezza.
Agathe Brideau nasce bene in provincia, da una famiglia ricchissima ma afflitta dalla crudeltà di un padre ossessionato dalla gelosia e convinto che questa figlia sia il frutto di una scappatella della moglie. Quindi offre la figlia in  sposa giovanissima e con un contratto di matrimonio che di fatto la avrebbe privata del suo diritto all’eredità paterna.

La crepa nella vita di una persona come Mademoiselle Agathe Rouget inizia tutta in questa storia squallida.

Il buon Dio sembrerebbe inizialmente aiutarla, visto che il matrimonio imposto dal padre risulta essere un matrimonio felice. Peccato però che M. Brideau, l’integerrimo funzionario devoto a Napolene, la lasci vedova anzitempo, a Parigi e per di più  durante la Restaurazione –  periodo in cui essere vedova di un devoto funzionario di Napoleone significava automaticamente essere in disgrazia.
La vedova ha due figli: Philippe e Joseph.
Philippe è il cocco di mamma. Joseph, non particolarmente: è senz’altro un figlio accudito e rispettato nel suo precoce talento ma non è adorato.

E chi sarà lo squinternato dei due figli?

Philippe – come il padre –  è devoto a Napoleone, ma di una devozione senza senso. In un’epoca in cui bisognava dimenticare il passato, Philippe non  sa fare granché, tranne il soldato vanaglorioso.
La madre e una zia amorevole si sacrificano per lui in un modo che Joseph sopporta stoicamente, lui che è operoso e geniale; diventerà infatti il famoso Brideau, il pittore parigino di successo della Comédie Humaine.
Nel frattempo, ingoia amarezze su amarezze causate a tutta la famiglia da questo fratello scellerato che beve smodatamenre, frequenta donnine sbagliate con un atteggiamento che rasenta quello del magnaccia, deruba sfacciatamente le due povere donne e si permette pure il lusso di trattare Joseph con aria di sufficienza.

“Questa vita da depravato e l’abitudine all’alcol trasformarono giorno dopo giorno quella fisioniomia che un tempo fu così bella”

E sì, perché Madame Agathe era sempre stata abbacinata dall’evidente bellezza di Philippe.
Joseph aveva una strana capoccia…e certo, era un genio, ma la madre aveva occhi solo per Philippe, un tempo bello come il sole.
Il figlio prediletto ripagherà questa donna (e sua zia) con una vita fatta di timori, dolori, vergogna.
E perché? Per il rifiuto di vedere la realtà, ossia che Philippe – suo figlio – era merce fallata.
Era marcio. Non aveva valori di alcun tipo, se non quello di una patetica fedeltà a Napoleone che era diventata ormai una patetica scusa per non trovarsi un lavoro. E per non lavarsi.
“Venerare l’Imperatore non impedisce a nessuno di lavarsi. Se si prendesse cura della propria persona e della propria tenuta, non avrebbe quell’aria da straccione”, fa dire Balzac al fratello buono.

Joseph vede sotto i propri occhi un uomo finito che l’adorante madre, con la sua indulgenza esasperante, spinge ogni giorno di un passo nell’abisso.

Nella prefazione Balzac spiegò che aveva scritto questo romanzo allo scopo di mostrare i pericoli dell’educazione dei figli affidata a una donna sola.
Aggiungerei “a una donna sola e cieca”.
Non occorre essere Sherlock Holmes per capire che Agathe è la causa della perdizione del figlio, tanto quanto Philippe è la causa della disperazione di Agathe. Ormai sul lastrico per aver fatto costantemente fronte ai debiti e ai vizi di Philippe, Agathe torna con Joseph al paese natìo per tentare di rientrare in possesso della  quota legittima di eredità. Philippe si metterà ancora di traverso e riuscirà lui, con mezzi infimi, a metterci le mani sopra ma morirà poco dopo. Solo allora Joseph Brideau, pittore parigino ormai affermato, erediterà il patrimonio dell’ormai defunta Agathe.

La crepa finalmente si chiude.

E si chiude perché Joseph Brideau, nonostante il destino avverso, le cattiverie del fratello e la sciocca parzialità della mamma è rimasta una persona equilibrata che nella commedia della vita si fa guidare solo da ciò che è giusto, vendicando tutti i figli di genitori incapaci di educare  perché accecati dal proprio stesso amore o dal proprio inconfessato orrore per il mostro che hanno messo al mondo.

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