AGATHA CHRISTIE il giallo del suo tradimento

agatha christieMrs  Neele varca la soglia del prestigioso Old Swan Hotel la mattina del 3 dicembre 1926. 
Pare che abbia raggiunto lo Yorkshire in treno; di certo è partita da Sunningdale, nel Berkshire, con una Morris Cowley, trovata qualche giorno dopo abbandonata nel Surrey.

Negli undici giorni che trascorrerà all’Old Swan la signora Neele si dedicherà alle attività prevalenti delle ladies in vacanza termale: buone letture, balli, concerti e relax. Qualche puntata alla Spa della verde città, nel Nord dell’Inghilterra. È un’ospite discreta, riservata; intrattiene conversazioni su temi di letteratura con i pochi clienti dell’hotel in quel periodo di bassa stagione. Non dà troppa confidenza. Distaccata, un po’ svagata, gentile quanto basta. Nessuna bizzarria. Nessuna stravaganza.

 

Tutto scorre liscio in quei giorni, finché una sera Bob Tappin, suonatore di banjo, durante una serata in musica dell’hotel nota la sorprendente somiglianza della signora Neele con colei che, scomparsa, vede 1000 poliziotti mobilitati come segugi per ritrovarla; colei per le cui ricerche interviene anche il più celebre giallista dell’epoca: Sir Arthur Conan Doyle, che, nientemeno, fa esaminare a un medium un guanto della donna,  per scoprire qualche indizio sulla sua misteriosa scomparsa. 
Tappin rivela i suoi indizi ad un altro ospite dell’hotel, un intraprendente giornalista che aiuta a ricomporre l’enigma.

Si scopre così che la signora Neele in realtà non è la signora Neele, ma una moglie tradita che ha utilizzato, per registrarsi all’Old Swan, il cognome dell’amante di suo marito. Nessuno saprà mai il perché.

Lo scandalo del tradimento in una delle più celebri coppie dell’epoca si tinge di giallo. Giallo come il colore delle opere di Agatha Mary Clarissa Miller, dal 1914 più nota come Agatha Christie.

Nell’atmosfera ovattata dell’Inghilterra edoardiana, percorsa da un lato da innovazioni culturali e  dall’altro ancorata come i sempreverdi sui muri alle certezze british, si parla della fuga di una donna depressa, forse per cause diverse: crisi di creatività, blocco dello scrittore, la morte della madre con la conseguente necessità di occuparsi del padre; o ancora una amnesia;  ma la causa certa è lo scotto del tradimento.  S’ipotizza perfino che la scrittrice, che di gialli modestamente ne sa, abbia volutamente deciso di sparire dalla circolazione per far sì che il marito fedifrago fosse accusato di omicidio e di conseguente occultamento di cadavere.

I Christie sono una tranquilla coppia borghese, hanno una bambina, e Archie lavora nella City, dopo i trascorsi nell’Aeronautica militare; Nancy Neele è la sua segretaria. E la sua amante. A causa di questa relazione extraconiugale, Archie ha appena chiesto il divorzio ad Agatha. Lui è distaccato. Lei si dispera. Almeno inizialmente.

Trama vista e rivista per un giallo che di giallo ha solo il risvolto psicologico di una donna tradita che vuole rimuovere l’affronto; e pertanto si arma di perdita di memoria, di coscienza della propria identità e sparisce, organizzando una clamorosa fuga verso un luogo isolato quanto basta dal clamore di una Londra in pieno fermento, sociale e culturale.

Agatha Christie non parla dell’episodio nemmeno nella sua autobiografia, pubblicata postuma per sua volontà. L’episodio dell’Old Swan viene archiviato nell’oblìo. Usa la stessa eleganza con cui si è eclissata per correre ai ripari. Comincia a studiare strategie per sopravvivere allo smacco subito. Prevale il self control. Del resto, lei è  british. Ha avuto successi letterari clamorosi in un’epoca in cui le donne scrittrici erano merce rara, firmando con il cognome del marito. Continuerà a farlo scientemente e diplomaticamente anche dopo il divorzio, concesso ad Archie nel 1928, per non perdere la popolarità acquisita. E dà una svolta alla sua vita. Ricominciando da un viaggio. Da sola. Destinazione: Medio Oriente.

“…in viaggio si esce da un tipo di vita e si entra in un altro. Certo, siamo sempre noi, ma un noi diverso… Durante un viaggio, la vita ha la stessa qualità di un sogno…”

Il sogno di Agatha Christie è un percorso sull’Orient Express fino a Istanbul. La meta finale è  Baghdad.

L’umiliazione del tradimento riesce a portare nuova linfa alla sua creatività di scrittrice dopo lo sbandamento, l’amnesia, la premeditata uscita di scena teatrale. Del resto, oltre ai 93 romanzi, la carriera di Agatha Christie vede anche la produzione di 17 commedie.

Agatha Christie, Assassinio sull'Orient Express
Assassinio sull’Orient Express

Agatha metabolizza, si rialza dalla perdita di memoria dei tempi dell’Old Swan, due anni prima. 
Il periodo fervido di produzione letteraria coincide, durante un viaggio, con l’incontro con Max Mallowan, un archeologo intraprendente e bello come il sole, di 14 anni più giovane, assistente del direttore degli scavi archeologici in Iraq. Per lui scrive il celebre Assassinio sull’Orient Express. 
Si sposano nel settembre del 1928, e Agatha , sempre mantenendo come scrittrice il cognome del primo marito, realizza il compromesso della sua vita, vivendo fra l’Inghilterra e il Medio Oriente, dove collabora con il neo-consorte alla catalogazione dei reperti archeologici.

Scoperte di reperti, e scoperta di una creatività ritrovata, ma soprattutto scoperta di sicurezza nei confronti di se stessa da parte di una donna timida e succube con il primo marito; brillante ed estroversa con il secondo.

Supera la delusione, ottimizza lo smacco e l’umiliazione del tradimento con intelligenza, rendendo i tasselli del puzzle scomposto della sua vita, componenti strutturati e coloratissimi di un meraviglioso collage. Supera perfino la sua timidezza di donna disgrafica, che scrive le sue opere dettandole ad altre persone fidate.

Gli anni della Seconda Guerra Mondiale vedono il calendario delle sue tappe di viaggio mutare a causa degli impegni del marito, che diventerà nel 1947 professore di archeologia medio-orientale all’Università di Londra. Agatha si dedica, in questa fase di innamoramento, alla pubblicazione, oltre che di gialli, anche di romanzi sentimentali, firmati con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

Dopo Teresa Neele, è il secondo falso nome che Agatha Christie adotta. Stavolta, però, nessuna clamorosa sparizione, nessun tradimento. Nessuna amnesia. Soltanto la volontà di diversificare gli ambiti letterari, in un momento meraviglioso della sua vita, in cui la passione è protagonista; la leva per dare un giro di vite alla sua esistenza, come scrittrice e soprattutto come donna. Alla luce del suo golden time si cimenta con un nuovo genere, visto che per quanto riguarda omicidi, sparizioni, misteri da risolvere, Agatha Christie, membro della Royal Society of Literature, ha già dato. E darà ancora per molto. Fino al 12 gennaio 1976, quando, esattamente un anno prima dell’uscita programmata della sua autobiografia postuma, si spegne a 85 anni.

Di lei, Sir Winston Churchill dirà:

«È la donna che, dopo Lucrezia Borgia, è vissuta più a lungo a contatto col crimine»

 

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Daniela Bartoli*

*DANIELA BARTOLI, romagnola di origine e milanese di adozione, è un’imprenditrice nel settore del turismo (gestisce insieme a undici soci il mitico Altamarea Beach Village di Cattolica) e un’autrice di racconti, poesie e testi teatrali. Nel 2016 pubblica nelle antologie Cover, le canzoni della nostra vita, Poesie d’amore in un tweet, Milano a tavola in cento parole, Vizi Capitali, Un’altra parola, Voci di donne, Ti odio e ti amo,  Nemmeno con un fiore (2017). Quest’anno L’Erudita di Giulio Perrone Editore ha pubblicato la sua prima raccolta monografica Vite guardate. Per il teatro ha scritto il testo Sata, portato in scena con il reading Giubbotto di salvataggio- I migranti ci riguardano.

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