TIME: la minuscola disperazione

Disperazione. È una parola che fa pensare a tempi antichi in cui le prefiche si stracciavano le vesti, a scene di madri che portano in braccio i corpi senza vita dei propri figli, dalla Pietà di Michelangelo, alle foto da Premio Pulitzer della guerra in Siria. Questa è la Disperazione.
Quella con la D maiuscola.

Poi c’è la disperazione in salsa English.
Che non è mai la lagna o emotività allo stato brado , è disperazione, ma con la d minuscola. Nessuno trasporta a braccia corpi martoriati, eppure c’è da disperarsi quando ti accorgi fuori tempo massimo che la vita ti è passata davanti: sei vivo e sei vegeto. E tanto basta.

E se, estraendo una Madonna che piange suo figlio da un pezzo di Alpi Apuane, Michelangelo è riuscito a rendere un imperituro omaggio alla Disperazione con la D maiuscola, altri artisti sono riusciti a non rendere ridicola la disperazione con la d minuscola, che pure ha una sua dignità (purché non sia inutile rimpianto): i Pink Floyd con Time e T.S. Eliot con The Love Song of J. Alfred Prufrock.

Quindi abbiamo una banda di rock progressivo e un intellettuale che ha troneggiato sulla letteratura inglese del XX secolo tutti presi a dare la loro interpretazione del tempo che scappa tra le dita come la sabbia di un’inarrestabile clessidra.
Ci sarà un motivo? Sì ed è semplice: gli errori irreversibili fanno paura. Tanta paura.
Il tempo non si riporta indietro. Quello che resta è solo disperazione.
Ok, con la d minuscola. Ma sempre disperazione è. E con le dovute differenze e il dovuto rispetto, anche questa disperazione merita di essere elevata a riflessione artistica.

A chiunque abbia una minima conoscenza dei Pink Floyd, il titolo della canzone Time fa venire in mente il concerto di sveglie seguito da un battito che sembra a tutti gli effetti cardiaco: sonorità perfette per sintetizzare la vita.
Dopo un po’, ce la spiegano anche a parole, la vita, con un’eleganza molto letteraria:

Indifferente al ticchettio dei momenti che ammontano a una giornata noiosa,
Dilapidi le ore con grande disinvoltura.
Ciondoli in un angolo della tua città
in attesa di qualcosa o qualcuno che ti indichi che direzione dare alla tua vita.

Sei stufo di prendere il sole così come di stare a casa a guardare la pioggia,
Sei giovane e la vita è lunga e ce ne vuole per ammazzare il tempo oggi.
Ma poi un bel giorno ti ritrovi dieci anni alle spalle,
Nessuno ti ha detto quando iniziare a correre, ti sei perso lo sparo di inizio.

E ti metti a correre per tornare al passo con il sole. Sta calando
per fare tutto un giro e tornare alle tue spalle.
Il sole è sempre quello in termini relativi, ma sei tu a essere più vecchio
col fiato più corto e più vicino alla morte di un giorno.

Ogni anno si accorcia sempre di più, sembra che non ci sia mai tempo.
Piani che non portano a nulla o mezza paginetta di appunti scarabocchiati.
Tiri a campare in una calma disperazione, alla maniera inglese.
Il tempo è trascorso, la canzone è finita… pensavo di avere altro da aggiungere.*

Tic tac tic tac tic tac… Il tempo scorre ed essendo questa illuminazione spesso tardiva, ci si dispera. Ma è già una fortuna rimanere calmi perché, se è vero che loro sono i Pink Floyd e che Syd Barrett si è già da un bel po’ brasato il cervello con droghe di tutti i tipi, è innegabile che c’è qualcosa di squisitamente inglese in loro, ecco perché si disperano con calma.

Tutta questa compostezza fa affiorare alla mente la flemma di J. Alfred Prufrock:

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallognolo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia che incontri le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni di mani
che sollevano e posano una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E ancora tempo per cento esitazioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere crostini col tè.*

Tic tac tic tac tic tac… Non accade granché ma rimani vivo e vegeto.
Bevi il tè in una giornata di autunno, lo accompagni al pane tostato e tanto basta.
Se questa non è calma disperazione…

Prufrock può andare a fare tutte le visite di cortesia di questo mondo, gli occhi attorno a lui lo inchioderanno a un luogo comune, quello di un uomo scialbo, di mezza età e ben posizionato sul viale del tramonto:

[…]
e quando mi hanno liquidato con una formula e mi dibatto su uno spillo,
quando sono appuntato e mi contorco sul muro,
come potrei cominciare
a sputar tutte le cicche dei miei giorni e delle mie abitudini?*

No, non sputerà fuori cicche o rospi, e men che meno attuerà svolte che gli cambieranno il corso della vita. Rimarrà piantato lì, consapevole di invecchiare e di avere la necessità di “arrotolare il bordo dei pantaloni” perché prima o poi rattrappirà, come tutti gli anziani.
Se questa non è calma disperazione…

Tic tac tic tac tic tac… Disperiamoci pure come Prufrock, senza volgarità e senza strillare,
alla maniera inglese, direbbero i Pink Floyd, ma poi tiriamo a campare perché dopo tutto non stiamo tenendo sulle ginocchia nessun corpo martoriato e non ci è mai venuta un’indigestione bevendo tè accompagnato da pane tostato. Occhio alle droghe pesanti però.

*traduzione a cura di Francesca Palumbo, docente di Lingua e Letteratura inglese e traduttrice

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