THOR HEYERDAHL l’Ulisse del Novecento


thor heyerdahlHa scritto sulla sabbia, o forse è stato sull’acqua dei suoi mari, la frase più  bella che un viaggiatore possa mai concepire. Una frase che ho ascoltato via telefono, dalla cantina di una redazione; dall’altro capo del filo un uomo del quale avevo sentito parlare da bambino e che, sapevo, mi avrebbe emozionato ancora.

Poi l’ho riletta, quella frase, tante volte perché in tanti se ne sono impossessati,  e l’ho rivista ancora, su un muro del museo che gli hanno dedicato a Oslo. «I confini? Non ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di tante persone». Emozione, sì, si può ancora dire, e provare, perché Thor Heyerdahl, o “l’uomo del Kon-Tiki”, ha sfidato teorie e  conformismo, venti e scetticismo. Era forte e coraggioso, l’esploratore dei nostri sogni di bimbo, irraggiungibile eppure così vicino,  se è  vero che dalla sua Norvegia,  dai suoi mari e dai suoi deserti, venne infine a riposare la sue membra e il suo impeto a Colla Micheri, in Liguria, dove morì a 87 anni, nel 2002.

thor heyerdahlFu certo la traversata di 101 giorni e di 4.300 miglia nautiche, dal Perù alla Polinesia, nelle acque del Pacifico, a dargli gloria, notorietà e anche critiche mondiali, impresa compiuta nel 1947 con un equipaggio di cinque uomini e su una zattera di tronchi di balsa. Sì, “si può fare”. Con quell’avventura divenuta epopea e quindi libro e poi film, l’esploratore voleva dimostrare che la Polinesia era stata abitata da popoli provenienti dal Perù e dalle terre degli Incas, e non popolata, come i più credono tuttora, da migrazioni giunte dall’Asia.

Studiò poi le piramidi a Tenerife e in Sicilia; fu archeologo alle Maldive e alle Galapagos; nell’isola di Pasqua cercò di dimostrare come era avvenuto il trasporto dei moai, quelle celebri, monumentali teste, semplicemente con organizzazione e poche unità; e, ancora, fu temerario incrociatore di altri oceani, come l’Atlantico.

Nel 1970, infatti, Thor partì con il Ra II, rudimentale imbarcazione in papiro simile a quelle utilizzate dagli antichi Egizi, per dimostrare che il viaggio Marocco-Barbados, ovvero Vecchio-Nuovo Mondo, era anche questo sì, possibile.

Ma si farebbe prima a dire che cosa Thor non fu: un uomo banale e ordinario. Perché il resto lo fu, e lo sperimentò tutto: archeologo antropologo botanico giornalista scrittore hippy fotografo esploratore regista. Inquieto, irrequieto, curioso. Se è esistito nella storia un uomo degno di incarnare l’Ulisse dantesco  «… ma per seguir virtute e canoscenza», questo non può che essere che Thor.

In più, per lo struggimento degli invidiosi, era bellissimo e fu da bellissimo vecchio che salutò il mondo. Bastian contrario; e solido, sicuro, ma al contempo così umile e semplice da non voler radici, da amare il mondo, gli uomini, la meditazione regalata da quelle colline liguri affacciate sul mare, le stesse di Francesco Biamonti. Così illuminato da pensare, già qualche decennio fa, che il mondo, e la sua gente, sono dei patrimoni da difendere. E che non debbano esistere confini, barriere, limiti, chiusure, se non nei pregiudizi degli uomini più gretti.

Bruno Barba

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