PAPA GIOVANNI Un “gomitolo” in Vaticano

Carlo Verdone, che l’11 ottobre 1962 era in Piazza San Pietro ad ascoltare in diretta il famoso “Discorso della luna” si ricorda ancora bene il nodo alla gola che provò allora sentendo Papa Giovanni che diceva di dare una carezza ai bambini. «Era un nonno buono e affidabile, che arrivava dritto al cuore», dice il regista.

C’è un illuminante articolo di Indro Montanelli, pubblicato sul Corriere della Sera di domenica 29 marzo 1959, che svela qualcosa in più sull’Angelo Roncalli privato: «Alla leggenda dell’estrema semplicità di Giovanni Vigesimoterzo ci credevo solo a mezzo, perché, avendo io stesso contribuito più volte a crearne qualcuna, so come queste leggende si formano. E ora, a cose fatte, mi rendo conto che avevo ragione a nutrire qualche dubbio. Non perché quella semplicità non ci sia; ma perché attinge a motivi meno semplici, voglio dire meno semplicistici, di quelli che la gente immagina, attribuendola a una specie di agreste e brusca impazienza dell’uomo per le pastoie dell’etichetta. Questo non è soltanto inesatto. È addirittura il rovesciamento della verità. Il titolo di “Parroco del Mondo”, ch’è stato affettuosamente coniato per Papa Roncalli, è pertinente soltanto a mezzo. Egli lo sa e ne sorride: ma non credo che ne sia del tutto persuaso».

A un certo punto dell’incontro con Montanelli, citando alcune inesattezza fiorite su di lui Papa Roncalli disse: «Solo l’occhio del Signore ci vede come siamo, ed è solo quello lì che conta…». Meno di due mesi prima, nel cenobio di San Paolo fuori le mura, agli sbalorditi cardinali, «tremando un poco di commozione ma insieme con umile risolutezza», aveva annunciato un Sinodo per Roma, la riforma del Codice canonico e un Concilio ecumenico. Una bomba! Ma lui la definì «un’ispirazione dell’Altissimo». Eppure, quando alle 17,08 di martedì 28 ottobre 1958 la fumata bianca del Conclave aveva segnalato la sua elezione, tutti pensarono e scrissero: sarà “un Papa di transizione”. Mai previsione si rivelò più errata…

Nato (il 25 novembre 1881, quarto di tredici figli) in una famiglia contadina povera ma onorata e religiosissima Angelo Roncalli era cresciuto alla “scuola del cortile” che gli aveva insegnato a guardare la vita e il futuro con ottimismo e a considerare le persone con stima e fiducia, pazienza nelle difficoltà, sobrietà nell’uso delle cose, costanza e fiducia. Entrato a dieci anni in seminario, approda a Roma e il 10 agosto 1904 è ordinato prete. Parte da lì una “carriera” diplomatica che lo porta a diventare segretario del vescovo di Bergamo Radini Tedeschi («la mia stella polare», dirà di lui), cappellano militare, direttore di “Propaganda Fide”. Il 3 marzo 1925 Pio XI lo nomina vescovo e rappresentante apostolico in Bulgaria. Sceglie come motto “Oboedientia et pax”. Il 5 gennaio 1935 è delegato apostolico in Turchia e Grecia con sede a Istanbul. Alla fine del 1944 Pio XII lo sceglie come Nunzio Apostolico a Parigi per riallacciare i rapporti con l’irritato De Gaulle che vuole cacciare 33 vescovi presunti “collaborazionisti”: l’abile Roncalli ne salva 30. Risale a quel periodo un episodio poco raccontato nelle agiografie ufficiali, ma riferito da testimoni oculari, che la dice lunga sull’arguzia del futuro Papa. Dovendo presenziare a molte cene di gala, una volta si ritrovò a fianco Yvonne De Gaulle in abiti non molto castigati. Imbarazzato dal generoso decollétè della presidentessa, a fine cena Roncalli le porge una mela e al gentile rifiuto della signora, ribatte: «Peccato! Mangiando una mela anche Eva si accorse di essere nuda». Insomma, placido e sereno, sì; ma anche furbo e pungente.

E per capire un po’ di più chi era e chi è stato veramente quest’uomo passato alla Storia per aver traghettato la Chiesa nel XX secolo converrebbe fare una visita a Sotto il Monte, il paese natale dove giurò di tornare «da vivo o da morto» e dove è tornato veramente, fino al 10 giugno, per concessione di Papa Francesco. Qui, nella “dolce dimora” di Camaitino, dove Roncalli passava le vacanze e che è diventata una ricchissima casa-museo, sono conservati documenti, fotografie, mobili e oggetti che raccontano tutta la vita di Giovanni XXIII. Dal letto dove morì il 3 giugno 1963 all’enorme mappamondo che mostrava a tutti gli ospiti stranieri per capire da dove venivano, dalla camera tappezzata di ex voto alla biblioteca dove sono conservate le Memorie di Tayllerand, dalla pendola donata dagli ex bambini ebrei che aveva salvato a Istanbul allo scrittoio dove cominciò il suo “giornale dell’anima”.
Tanti ricordi e tasselli di storia vissuta tra cui è nascosto un minuscolo quadretto che riporta il suo testamento spirituale: «La mia umile e ormai lunga vita si è sviluppata come un gomitolo sotto il segno della semplicità e della purezza. Nulla mi costa il riconoscere e il ripetere che io sono e non valgo un bel niente». Una frase che è anche una grande lezione di vita.

Marina Moioli

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