PABLO NERUDA I segreti della sua Chascona

Alzi la mano chi non ha mai ripreso un verso di Pablo Neruda, per leggerlo a voce alta, appuntarlo su un diario da ragazzini, inviarlo al fidanzatino (o fidanzatina) per cui avevamo perso la testa, per postarlo semplicemente sui social. Le sue poesie hanno accompagnato la vita di tantissime persone e continuano ad essere attuali. Ancora oggi Pablo Neruda (nasce il 12 luglio 1904 e due mesi dopo rimane orfano di madre) è considerato uno dei massimi lirici del nostro tempo o come ebbe a dire Gabriel García Márquez “il più grande poeta del XX secolo”. Impossibile dimenticare il film Il Postino di Michael Radford (1994), nel quale il poeta viene interpretato da Philippe Noiret, affiancato da Massimo Troisi.

Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (scelse questo pseudonimo per onorare Jan Neruda, un autore che molto amava) e premio Nobel per la Letteratura nel 1971, affascina per il suo amore grande verso tutto ciò che fa. Aveva la stessa passione che metteva nei suoi combattimenti, nelle sue lotte contro le ingiustizie. Gli doleva la sofferenza e la miseria, non solo del suo popolo, ma di tutti i popoli; tutte le lotte per combatterle erano sue e vi si dedicava interamente. Un amore grande che si respira nella sua casa di Santiago del Cile, dalla facciata sobria e interni sorprendenti. Iniziò a costruirla nel 1953 e la chiamò La Chascona, che voleva dire “arruffata” in onore della donna che amò follemente, la cantante Matilde Urrutia, sua amante per sei anni (mentre era ancora legato alla seconda moglie Delia del Carril) e poi sua compagna, dai lunghi capelli ricci e rossi e otto anni più giovane.

Sete di te s’incalza nelle notti affamate….Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi. La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci…

“I suoi versi sono come lui, teneri, amorosi, appassionati e terribili nella collera”, come si legge nella lettera che Matilde Urrutia invia ad un editore per far sì che i suoi scritti siano pubblicati. Neruda era forte e la sua forza la sentivano tutti coloro che si avvicinavano a lui.
Era un uomo privilegiato, di quelli che nascono per grandi destini. Così aggirandosi tra le numerose stanze di questa villetta-museo su più piani, con giardino e murales, si scoprono i segreti e le abitudini dell’individuo e dello scrittore. Amava il mare da quando da bambino conobbe l’Oceano Pacifico e nel quale credette di sentire il palpito del mondo. Si definì “Capitano di terraferma”, tanto che nella sala adibita a bar, ci sono parti di navi che danno la sensazione di essere in navigazione. E non mancano decine di oggetti raccolti in giro per il mondo: una bambola russa, bamboline polacche, bicchieri colorati messicani.

Era convinto che con i bicchieri a tinte sgargianti persino l’acqua avesse un altro sapore. Nella sala da pranzo si trova un tavolo lungo perché ci potessero stare molti amici e stretto perché tutti fossero più vicini per socializzare. Nella credenza è conservato ancora il set sale pepe con la scritta “morfina” per stupire e prendere in giro suoi ospiti. Il pezzo forte è la sua biblioteca. Neruda collezionava libri curiosi e antichi, anche se qui ce ne sono esposti pochi (molti sono conservati nella casa di Isla Negra, ad un’ora e mezza da Santiago e affacciata sull’Oceano), ma qui leggeva e scriveva. In bella mostra i suoi occhiali da lettura, una delle sue penne, la mano di bronzo che riproduceva la mano della sua Matilde, l’orologio da muro rimasto fermo all’11 settembre del 1973 quando i simpatizzanti del regime sfregiarono l’abitazione nei giorni successivi al golpe (lui morì poco dopo, il 23 settembre dello stesso anno). Ci sono pure copia dei suoi scritti dalla particolare calligrafia che rappresentano un momento decisivo dell’evoluzione spirituale del poeta. Tra questi “Los Versos del Capitan”.
In esso si ritrova il miglior Neruda, il più delicato e il più irruente, il più dolce e il più appassionato, il sommo artista, sempre nuovo e sorprendente. Questo libro fu voluto fortemente da Matilde che si impegnò per proteggere l’eredità narrativa e culturale di Neruda, una volta rimasta vedova. Molte cose tra queste mura parlano di lei, del suo essere attraente e del suo bisogno di pensare molto alla sua apparenza. Ad iniziare dal ritratto di Diego Rivera (1953) che rappresenta la donna con due facce, di profilo e di fronte: quello che si vede e quello che si nasconde, ad indicare la doppia faccia dell’amore. Tra i capelli si intravede un ritratto del cantore dei sentimenti.

Di sala in sala si scopre che Neruda collezionava dipinti e immagini e che aveva la mappa del mondo con i luoghi scritti a caratteri più grandi o più piccoli a seconda dell’importanza che avevano nella sua vita. Tra queste Città del Messico e soprattutto l’Italia con Capri, forse perché sull’isola, durante una residenza di quattro mesi, si era innamorato perdutamente di Matilde: «il mare conosce il nostro amore, le pietre dell’altura rocciosa sanno che i nostri baci fiorirono con purezza infinita».

 

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