LUCIO DALLA A casa del genio

Aveva due anime, Lucio Dalla. Era lui stesso ad affermarlo: «Una nordica che è efficiente, ordinata, futuribile, perfezionista, esigente verso di se e verso gli altri, e un’anima meridionale che è disordinata, sensuale, onirica e mistica». Due mondi opposti che hanno sempre caratterizzato la sua figura e sono parte della sua poetica. E che si ritrovano nella casa di via D’Azeglio, all’interno di un palazzo del Quattrocento dai soffitti affrescati (eccezionalmente aperta in marzo, mese della sua nascita e della sua morte; www.acasadilucio.it).
Sacro e profano, serio e faceto, si alternano nei quadri, negli oggetti, nelle statue, persino nel Presepe gigantesco che accoglie all’ingresso. Opera di Ferrigno, della scuola napoletana ha la Natività nella parte superiore e una bettola in quella inferiore.

Lucio Dalla era un uomo che non si svelava mai fino in fondo e che ricorreva spesso ad enormi bugie. Tra queste una delle più famose che ripeteva di frequente: «Mi piace fumare, ma poiché non aspiro potrei smettere in un qualsiasi momento», frase che è diventata però una sua ossessione nel momento in cui nasce la legge Sirchia che vieta di fumare nei luoghi pubblici e lui, da bravo bastian contrario, decide di fumare sempre e continuamente. Ma poi diceva che il fumare coinvolge pure le oggettistiche e, infatti, non manca una teca con numerosi porta sigarette diversi per forme e decorazioni, accendini e posaceneri. Eppure lui non si definiva un collezionista, lui comprava solo quello che gli piaceva. Dalla aveva un gran gusto, sceglieva personalmente ogni oggetto e ogni angolo rivela l’amore per l’arte e il bello, l’attenzione ai piccoli dettagli. Per lui pure la pittura era un piacere epidermico.
Zeffirelli gli regala una monografia di un pittore tedesco dell’Espressionismo, Otto Dix.
Ci sono quadri di Max Klinger (il Guanto, diventato anche la base di un video di De Gregori, a sottolineare il suo potere di influencer), di Crema, pittore ferrarese che si traferisce a Napoli e si sa l’amore di Dalla per la città campana, di Dario Ballantini che l’ha disegnato più volte (aveva quasi una vocazione maniacale nei confronti di Dalla). E ancora di Horst Becking che, come lui stesso diceva, è stato d’ispirazione per la canzone Com’è profondo il mare.

Dalla amava sperimentare. Amava dire che se avesse avuto la possibilità, l’opportunità e il tempo avrebbe fatto un film. Tutte le sue canzoni sono piccole sceneggiature. Famosa la sua affermazione: «Sono nemico di ogni forma di specializzazione, perché fare le cose che non hai mai fatto è la cosa più stimolante e non avere una preparazione è fiducia sostanzialmente in se stessi e nel perdono degli altri quando sbagli. E allora diventa divertente perché provi delle sensazioni nuove».

Quando un giornalista gli chiese perché portava orecchini e anelli rispose «perché sono narciso, semplicemente» e questa vanità si ritrova pure nelle sale.
Aggirandosi di camera in camera (dell’esibizionista, dell’alcova) si è attratti da centinaia di oggetti che talvolta hanno vicino dei confettini avvolti in carta dorata, perché in determinati giorni questi manufatti gli comunicavano qualcosa di più ed era come se li volesse premiare con piccoli regali. Non mancano numerose foto. Ci sono le immagini di Ghirri che solo su Dalla ha fatto 10 mila scatti dove ha reso Lucio non un grande vip ma un personaggio estremamente umano, e di queste alcune foto sono diventate copertine di alcuni album. Poi foto pubbliche, in compagnia di Papa Giovanni Paolo II, di Ratzinger, di Armani, di Valentino Rossi. Non manca la foto con Ciampi che ha un valore sentimentale perché nel 1986 lo nomina “Commendatore Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica per il lavoro svolto nella Società, in favore della solidarietà sociale, dell’impegno civile, dell’arte, della letteratura e della musica” e pochi anni dopo, nel 1999 dopo viene nominato “Dottore nelle discipline delle Arti e dello Spettacolo”, all’Università di Bologna. Un vanto per lui che non aveva mai finito gli studi: lascia la scuola a 15 anni per trasferirsi a Roma.
La madre ha sempre detto: “Meglio avere in casa un artista piuttosto che un bidello”.

C’è anche un tapiro di Striscia la Notizia ricevuto nel 2008 ma non si sa per quale motivo. Ne vinse anche un altro dopo l’eliminazione a Sanremo 2012 con la canzone Nanì, ma Dalla l’ha lasciato in albergo. Quando lo ricevette accolse Staffelli con un sorriso, rispondendogli «di essere felice per il Tapiro perché l’eliminazione era proprio quello che si aspettava».

La stanza, forse la più bella, è quella dello “scemo”, con tanto di targa d’ottone sulla porta. Dentro poltrone e sedute in legno prese – lo rimarcava sempre – da un cinema porno, con un grande televisore per le serate con gli amici. E tutto ciò che farebbe la felicità di un bambino: giochi meccanici, carillon, trenini in legno, giostre illuminate, piste di ghiaccio, a simboleggiare quel desiderio di “restare sempre un po’ piccolo”.

 

 

 

 

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