HOUDINI La grande illusione

La sua vita è legata a filo doppio con la magia e ancora oggi, a quasi cent’anni dalla morte, il nome di Harry Houdini rimane quello di una leggenda, protagonista di francobolli, libri, film e perfino canzoni rap e videogiochi. A suo nome non manca nemmeno una stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 7001 di Hollywood Boulevard.
Tutti sanno che è stato il più famoso illusionista ed “escapologo” di tutti i tempi, capace di liberarsi da catene, corde, camicie di forza o bauli anche immerso nell’acqua a testa in giù. Ma la fiammella del dubbio sulla fine di un uomo che sembrava invulnerabile è sempre rimasta accesa, tanto che recentemente un pronipote ha chiesto che il suo corpo fosse riesumato nel cimitero ebraico di Queens per provare che ad ucciderlo non era stata la famosa peritonite (causata dai colpi alla pancia dati con l’intento di testare gli addominali da un giovane che lo era andato a trovare in camerino) bensì l’arsenico somministratogli dai suoi più acerrimi nemici: gli spiritisti. E così la Leggenda è diventata Cold Case.

Sia come sia, chi passa da Budapest e visita il museo a lui dedicato (in Dísz tér 11 a Buda), scopre non senza una certa sorpresa che Houdini era ungherese e si chiamava in effetti Ehrich Weisz. Nato nel 1874 nella famiglia di un rabbino, emigrò da bambino con i genitori negli Stati Uniti quando aveva 4 anni. Ne aveva solo 12 quando entrò come tagliatore in una fabbrica di cravatte a New York, la Richter’s Sons. Finché a 16, già abbastanza abile nei trucchetti con carte da gioco e monete, scelse il nome d’arte dopo aver letto l’autobiografia del suo idolo: il mago francese Jean Eugène Robert-Houdin.
Cominciò così la sua vita da illusionista e pochi anni dopo incontrò una ragazza bruna, dal viso dolce, piccola ed esile. Si chiamava Wilhelmina Beatrice Rahner, Bess per gli amici, ed era figlia di immigrati tedeschi. Houdini se ne innamorò a prima vista e due settimane dopo erano sposati. Lui aveva 20 anni, lei 18. Bess diventò la sua assistente per tutto il resto della carriera.

A quei tempi il solito repertorio da baraccone non rendeva molto nell’America battuta da fiere ambulanti di donne barbute e uomini elefante. Fu ben presto la scoperta dell’abilità di “escape artist”, capace di sfuggire e divincolarsi da ogni gabbia, ad affascinare il pubblico con le sue sfide alla morte. Houdini cominciò a girare per il mondo e a esibirsi in numeri straordinari, come la “cella della tortura cinese dell’acqua”, il più famoso di tutti, numero che prevedeva che il mago fosse appeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua. Conquistò così imperitura fama.

Narra ancora la leggenda che prima di morire, Houdini ebbe il tempo di lanciare un’ultima sfida: disse alla moglie Bess di tenere una seduta spiritica ogni anno, per dieci anni consecutivi dalla sua morte, evocando la sua presenza che si sarebbe verificata comunicando il loro codice: «Rosabelle, rispondi, parla, prega, rispondi, guarda, parla, rispondi, rispondi, parla». Bess provò sino al 1936, ma senza successo, e abbandonò così ogni speranza di un ritorno del marito. Invece la Society of American Magicians non ha mai smesso di tenere ogni anno una seduta spiritica nel giorno della sua morte, avvenuta alle 13.26 del 31 ottobre 1926, la vigilia di Ognissanti, la notte in cui, secondo la tradizione di alcuni paesi, gli spiriti dei defunti tornano sulla terra.

Houdini morì senza figli, perché la fascinazione con i Raggi X, da poco scoperti e usati dal fratello radiologo, lo aveva reso sterile, avendo esagerato con le radiografie che continuamente si faceva fare. Quelle immagini lattiginose e fantasmatiche catturate all’interno del corpo umano lo sconvolgevano, gli sembravano la risposta scientifica e materialistica agli imbonitori dello spiritismo di finti tavolini danzanti e voci spettrali. Spiritismo su cui dopo la morte della madre, che adorava, aveva un tempo riposto molte speranze, ma che aveva poi smascherato pubblicamente.

E forse su di lui ha ragione David Merlini, fondatore del museo di Budapest dedicato al principe degli illusionisti, quando dice: «Tutti si sentono un po’ come Houdini nel fondo dell’anima. Tutti vorrebbero fuggire da certe situazioni. Alcuni sono abbastanza coraggiosi per farlo, altri sono meno audaci. Ma la storia di un piccolo uomo, che da lontano conquista il mondo intero, e ancora riceve omaggi dal mondo a quasi un secolo dalla morte, è una storia così bella e piena, che ispira tanta gente».

 

Marina Moioli

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