HISTOIRE D’O Storia di sesso&libertà

Un nome, una lettera e infinite suggestioni simboliche. Con Histoire d’O siamo nel mondo della perversione più estrema, un mondo dove i confini del lecito si dilatano, sfumano sotto il nostro sguardo curioso. Histoire d’O racconta la metamorfosi di una donna che diventa schiava, si tramuta in oggetto sessuale azzerando la propria volontà in nome di un sentimento universale, ma non solo.

Tra le righe di questa storia, nelle pieghe di ogni scena sapientemente descritta, c’è molto di più. Parola dopo parola veniamo catapultati in scenari oltraggiosi che ci rimbalzano dentro scuotendoci la coscienza. Pagina dopo pagina scopriamo quanto sia difficile tracciare una linea retta che va dal cuore al desiderio più viscerale, al bisogno di appartenenza che in questo romanzo si amplifica fino a toccare un vertice assoluto.
Lo scenario si increspa là dove l’eroina di questa storia, caratterizzata da un forte lato masochista, si inginocchia per accogliere i desideri del suo amato René, un uomo i cui gusti incendiano la fantasia degli amanti più audaci. Persino l’aitante Mr Grey rimarrebbe scioccato dinnanzi alle sue richieste che affondano negli oscuri piaceri della carne, piaceri intrisi di una perversione che turba e destabilizza. O ci conduce in un terreno impervio e nel farlo ci invita ad abbandonare ogni reticenza, a mettere da parte tutto quello che sappiamo sull’amore, sul sesso, sui legami affettivi. Con lei varchiamo un confine sottile, ma profondamente insidioso in cui spesso corriamo il rischio di inciampare nel pregiudizio perché qui le regole sbeffeggiano la morale comune. Il pudore si inchina dinnanzi alla volontà più intima, la stessa volontà che rende O libera da ogni vincolo etico perché questo romanzo è un inno all’emancipazione. O, infatti, sceglie.

Sceglie di sottomettersi e lo fa per amore, per desiderio, per necessità. Sceglie di concedersi a René e agli uomini a cui lui presterà il suo corpo per il solo piacere di testare la sua dedizione. Sceglie di darsi completamente senza inibizioni, di azzerare la sua identità. Sceglie la sua strada con discernimento, consapevole dei rischi, di ciò che perde, del dolore che arriverà e lo fa perché vuole, ma soprattutto perché può. Essere di qualcuno appaga il suo istinto primordiale di appartenenza e nel darsi non si guarda indietro, non si ferma, va avanti, cambia e a cambiare è anche l’oggetto del suo amore perché René è un veicolo attraverso cui può elevarsi fino a meritare l’attenzione di Sir Stephen. O è un’eroina, un’icona, un manifesto.
Non fatevi ingannare dal suo ruolo di schiava sessuale, non esitate incerti di fronte a un solo significato, andate oltre la superficie perché il potere, nel mondo dell’erotismo estremo, è nelle mani di chi obbedisce.

Certo, ognuno di noi può dare diverse interpretazioni a questo romanzo lungamente discusso. Moravia, per esempio, nella sua prefazione fece un interessante parallelismo sul masochismo sessuale riassunto nella figura della protagonista e quello nascosto all’interno del concetto di bellezza, muovendo una critica al mondo della moda. C’è anche chi afferma che il concetto di femminilità nasca dal complesso nei confronti dell’uomo, resuscitando le teorie sulla psicanalisi di Freud e chi, invece, si oppone alla visione freudiana interpretando il masochismo come una sorta di meccanismo di difesa della donna nei confronti dell’uomo. Insomma, le teorie sul significato di O si sprecano, fatto sta che la sua esistenza ci obbliga a porci delle domande, a interrogarci, a formulare teorie, ci muove qualcosa dentro e allora sì, se un personaggio è in grado di alzare così tanta polvere, significa che è reale tanto quanto il suo autore.

Ecco perché O è la schiava sessuale più celebre, criticata e censurata di tutta la letteratura erotica del Novecento. Le sue avventure hanno influenzato il panorama culturale dell’epoca, ispirando autori come Guido Crepax che sulla scia del romanzo creò la sua celebre Valentina, l’onirico fumetto che debuttò per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus.
La sua storia prende vita nel ventre di una delle case editrici più importanti negli anni Cinquanta, la Gallimard, che all’epoca pubblicava la rivista Nouvelle Revue Française diretta da Jean Paulhan. Anne Desclos che all’epoca lavorava come segretaria, donna colta, tra le prime a tradurre in Francia Virginia Woolf e Francis Scott Fitzgerald, nonché autrice di un’antologia della poesia religiosa d’Oltralpe, subisce il fascino di Jean Paulhan. I due hanno una relazione clandestina che culmina in una sfida. La leggenda narra che durante una riunione il fascinoso Paulhan, a sua volta scrittore, si lasciò sfuggire una battuta relativa alla scarsa attitudine delle donne nei confronti del genere erotico. Anne, indispettita dal commento, non perse tempo e iniziò a scrivere le torbide vicende amorose di O, nondimeno per pizzicare la curiosità del suo amante. Usò lo pseudonimo di Pauline Réage, ma l’autrice era già conosciuta come Dominique Aury e a scrivere la prefazione fu proprio Jean Paulhan. È così che prende vita la storia di questa donna che in nome di un amore idealizzato fino all’estremo, si abbandona ai piacere del sadomasochismo, legandosi a uomini che su di lei esercitano un potere unidirezionale.
È dall’idea dell’amore, quello primitivo fatto di contraddizioni e assolutismo, che nasce il mito di O.

Oggi, a più di sessant’anni di distanza dal romanzo, è difficile stabilire quanto di lei ci sia in ognuna di noi, sono cambiati i tempi ed è cambiato il ruolo della donna nella società e per quanto il mondo del BDSM   resista con le sue regole, l’evoluzione è un’onda che travolge. Tuttavia, un fatto è certo: siamo libere, lo siamo sempre state e lo saremo sempre, libere di vivere le nostre più intime pulsioni nella stessa misura in cui O si è sentita libera di sottomettersi al suo amato René.

 

Monique Scisci

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