GIOVANNI PASCOLI La sua casa pudica

“…Verrà qualcuno (io spero) a visitare il luogo dove sarò sepolto e dove nacqui… All’ignoto ospite direte allora, o miei concittadini, che quella poesia che egli ama, dal profumo notturno, io la derivai dall’amore verso i miei poveri morti, dall’amore verso le mie povere sorelle, dall’amore verso il mio piccolo e ridente paese.”

Di persone, a San Mauro Pascoli (ad una manciata di chilometri da Cesenatico, nel cuore della Romagna) se ne vede più di qualcuna. Appassionati e turisti passano sui luoghi di Giovanni Pascoli, una delle voci poetiche più singolari del Novecento, e fanno visita alla sua casa natale (www.casapascoli.it), appagando così il desiderio del poeta.

Tra queste mura, monumento nazionale dal 1924, Pascoli trascorse i primi sette anni di vita ma pur abitando a lungo altrove, ha mantenuto sempre un forte attaccamento verso il suo paese d’origine, così come nei suoi versi si leggono sentimenti di nostalgia verso la sua casa. “La casa era così pulita e così comoda; così pudica, con quelli alberi scuri davanti, che le facevano ombra e riparo; così tranquilla, con quella siepe di biancospino ben tosato e squadrato, che la cingeva d’ogni parte…” (da Limpido Rivo).

Da anni questa sobria dimora, è meta di pellegrinaggio letterario. La struttura, quasi nascosta nel centro del paese, ha subito numerosi rimaneggiamenti, tranne la cucina, che è rimasta intatta a com’era durante l’infanzia del piccolo Giovanni (era il quarto di dieci figli). Conserva l’antica travatura in legno del soffitto, il grande focolare domestico, oltre che utensili e mobili d’epoca. Ma ciascuna delle altre stanze svela curiosità e aneddoti. Come la camera da letto, dove è conservata l’antica culla del poeta, in legno di noce con intarsi, e una serie di lettere all’amico sammaurese Pietro Guidi (detto Pirózz) che documentano la volontà di riacquistare la sua “dolce casina”. Visibile anche il certificato di Battesimo, dell’1 gennaio 1856, il giorno dopo la nascita (31 dicembre 1855), registrato anche con i nomi di Placido e Agostino E poi, ancora, sul letto la coperta di pizzo bianco, fatta a mano dalla sorella Ida; lo studio che Pascoli aveva a Bologna, quando, succeduto a Carducci, insegnava Letteratura Italiana all’Università.

Tra le altre cose curiose, si scopre che in gioventù era stato un frequentatore di bordelli. Notizia che contrasta con l’immagine sedimentata e consolidata negli anni di Pascoli moderatamente attento all’altro sesso, insomma poco virile o magari segretamente innamorato delle sorelle.

Non mancano le prime edizioni delle sue opere che puntualmente inviava in omaggio al Comune di San Mauro, con affettuose dediche autografe.

Nel giardino, che circonda la casa, cresce ancora come allora la famosa Erba Luigia o cedrina (dal quale si ricava un liquore), con un profumo simile a quello di limone: “…con quella cedrina, che io chiamava allora erba Luisa, proprio accanto all’uscio di casa mia…”. Si dice che la madre di Pascoli preparasse diversi litri di questo liquore, ma soprattutto pare che suo figlio fosse molto legato all’odore di quell’erba: “Quello era l’odore di casa mia. Non si entrava in casa senza sentirlo e non si usciva. Quando eravamo lontani, in collegio, la nostra madre mandava o portava, ogni anno, ogni due, un mazzo di fiori, e nel mazzo di fiori non mancava mai la cedrina. Quello era l’odore della mamma. Ahimé che buon odore” (Limpido Rivo).

 

Isa Grassano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *