GIGI RIZZI Playboy sessantottino

Ha vissuto il Sessantotto come meglio non poteva. Mentre nelle università di mezza Europa fanno barricate e si scontrano con le forze dell’ordine, lui gira scalzo per Saint-Tropez, balla sui tavoli, conquista decine di donne e passa le notti in spiaggia aspettando l’alba. Ha 24 anni e non esiste altro per Gigi Rizzi. È una mosca bianca all’interno di quella generazione che, dopo il boom, entra negli Anni di piombo: affascinante, con un’espressione finta-ingenua sul viso, a suo modo anticonformista, grande amante della bella vita e delle donne, totalmente disinteressato alla politica.

Nasce a Nervi nel 1944 ma è la Costa Azzurra, in particolare Saint-Tropez, la sua vera residenza. È lì che lui e i suoi amici si conquistano l’appellativo di Les Italiens, irraggiungibili in quanto a conquiste femminili e grandi adulatori delle donne, viziate e coccolate con abiti all’ultima moda, feste esclusive e cene in ristoranti di alto livello.

A suo modo è un protagonista del ’68, anno diviso tra le cronache mondane e contestazioni studentesche: la creazione del personaggio, infatti, si deve anche al contrasto tra il contesto storico e sociale e il suo essere estraneo alle dinamiche politiche del periodo, a cui preferisce di gran lunga la leggerezza della vita. E sulla Costa Azzurra trova il terreno favorevole per esprimere la sua esuberanza, la sua freschezza, la non-convenzionalità, l’amore incondizionato per il piacere.


La popolarità la deve senz’altro al flirt con un’icona di quegli anni, famosa ancora oggi per la sua straordinaria bellezza: Brigitte Bardot
. L’attrice francese è il sogno erotico di tutti gli uomini (e lo resterà per sempre). Un fidanzamento talmente esaltato dai giornali che sembra quasi che l’Italia abbia vinto una guerra con i francesi, conquistandosi la loro “regina”; interpretato anche come il sogno realizzato di più generazioni: quella dei ventenni, in preda ai fermenti sessantottini, e quella dei loro genitori, costretti dentro costumi e vincoli troppo severi da non potersi permettere la spontaneità e la libertà di Gigi Rizzi.

Nonostante la sua reputazione da femme fatale è lei a fare il primo passo: a una festa di un’amica gli fa recapitare un biglietto con cui lo invita a fare sci d’acqua l’indomani mattina col suo motoscafo. Alla fine della giornata Gigi Rizzi si ritrova a letto con lei a La Mandrague, la fantastica villa dell’attrice. Quel flirt con BB lo proietta all’attenzione del Jet Set internazionale, con fotografie e interviste su tutti i giornali e alimenta la fama di playboy

E a chi gli chiede se il fidanzamento sia una cosa seria e duratura, risponde: «Non so, l’unica certezza è che sono fidanzato con la notte». Infatti è al buio che dà il meglio di sé. Vive notti interminabili tra l’Escale e il Papagayo, balla all’Esquinade con le donne del jet set, beve cocktail micidiali in compagnia di Johnny Hallyday, sfida Gilbert Becaud a interminabili partite di flipper, gioca a carte con Ted Kennedy e spesso, d’estate, è raggiunto da Gianni Agnelli per le ore finali della notte, dalle 5 alle 8 della mattina.

Non ha il denaro o particolari rivendicazioni in cima ai suoi pensieri: il suo Sessantotto si forma sullo charme e sulla joie de vivre; Gigi Rizzi è libero di disporre della sua vita come vuole, senza freni, senza inibizioni: «Le donne, la musica, il gioco d’azzardo sono la mia emancipazione dai genitori».

Il fidanzamento con la Bardot dura poco, pochissimo, ma per il clamore che suscita sembra sia stato di anni. Al fianco della «donna più affascinante del mondo» – come la definisce lui ancora quarant’anni dopo – resta solo un paio di mesi. Poco tempo ma vissuto intensamente tra notti brevissime e crociere indimenticabili.
Un giorno al bar incontra Roger Vadim, primo marito della Bardot: ridono, scherzano, bevono. Poi Vadim gli sussurra all’orecchio: «torna a casa». Sale alla Mandrague con un presentimento. Apre la porta e trova BB in compagnia di Patrick Gilles, emergente playboy francese. Chiude la porta e si ritira in buon ordine.

La vita non finisce lì, ma la sua ascesa verso le stelle sì. Si trasferisce a vivere a Londra dove frequenta Roman Polanski e la moglie Sharon Tate, Jaqueline Bisset, Charlotte Rampling, Fiona Lewis: ma a Londra fa freddo, piove spesso, il colore predominante è il grigio. Lui ha bisogno del sole, del caldo e torna in Italia.

A Milano apre il Number One, discoteca che in poco tempo diventa punto di riferimento del jet set internazionale, un’oasi del divertimento che chiude i battenti dopo soli tre anni a seguito del ritrovamento di cocaina nei bagni del locale.
È così che la droga prende il posto delle donne e degli amici: ne abusa, diventa dipendente tanto da arrivare a un passo dal suicidio. Entra in comunità esce pulito e vuole scappare da quel mondo che l’ha fatto diventare celebre.

Si trasferisce Argentina. Incontra Dolores, la madre dei suoi tre figli, acquista un terreno e un cospicuo numero di capi di bestiame e avvia un’azienda agricola. Ma dopo anni tra i pascoli il richiamo del Bel Paese è forte e nel 2004 torna. Scrive, partecipa a trasmissioni televisive e continua a godersi la vita a Sori, in Liguria.

Poi un giorno di giugno decide di tornare a vedere Saint-Tropez. Ed è lì, in quella cittadina che l’ha reso celebre e dove ha passato gli anni più belli della sua vita, che un malore l’ha stroncato. Aveva 69 anni. «Provo un gran magone quando guardo la gioventù di oggi – ha dichiarato a un settimanale francese qualche mese prima di morire – perché mi domando se sanno amare la libertà come l’ho amata io».

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