ADELINA TATTILO Nostra signora dell’Eros

playmen, adelina tattiloMai parlare di minorenni, di religione e storie violente; essere consapevoli che i lettori sono persone adulte, più che maggiorenni, in pieno possesso delle proprie capacità mentali. Questa, in estrema sintesi, è la linea editoriale di Playmen, rivista ideata e creata da Adelina Tattilo, pugliese di Manfredonia, fondatrice dell’omonima casa editrice dopo aver cacciato dal letto coniugale e dagli uffici della casa editrice romana Saro Balsamo, impenitente marito fedifrago e a sua volta editore di Men.

Playmen debutta in edicola nel giugno del 1967 con in copertina l’attrice Lorenza Guerrieri, la Playmate, una sorta di Coniglietta di Playboy di casa nostra.  Adelina però, non copia la rivista americana con la sua formula fatta di tette e culi esplosivi: le “sue” ragazze, infatti, sono più snelle, raffinate e posano in atteggiamenti meno esplicitamente sensuali.

Adelina è un tipo tosto, spoglia le donne sulla carta patinata per il piacere di tanti maschi in cerca di sogni proibiti ma odia il porno. «Io illustro l’eros» risponde a chi la definisce «manager del pornoinchiostro».

E lei manager lo è davvero. Sempre perfetta con i capelli biondi freschi di messa in piega e vestiti griffati (pare che il suo look abbia ispirato il personaggio della direttrice senza scrupoli interpretata da Florinda Bolkan nel film Il comune senso del pudore), ma, a suo modo, è femminista. Per lei quelle che gridano in piazza slogan come “l’utero è mio e lo gestisco io” sono “noiose misantrope”. Adelina crede che per emanciparsi le donne devono essere educate a “pensare più liberamente” e infrangere i tabù nel sesso. «Sono convinta – sostiene – che si possano riscattare attraverso certe libertà e certe immagini». E il sesso? «È una molla che spinge a esplorare e ad appagare ogni curiosità».

Playmen è la prima rivista per adulti che al sesso affianca arte, cultura, critica. E non manca il gusto dello scoop, esaltato con la pubblicazione delle fotografie di Jacqueline Kennedy Onassis nuda sulla spiaggia di Skorpios nell’estate del 1972. La Tattilo miscela il nudo ai fumetti di Jacovitti, letture e interventi di intellettuali, racconti (pubblica due inediti di Hemingway) e interviste realizzate da Franco Valobra a personaggi del calibro di Allen Ginsberg, Franco Zeffirelli, John Wayne, Luciano Bianciardi, Francis Bacon, Claudia Cardinale, Timothy Leary, Rudolf Nuereyev, Giorgio De Chirico, Saul Bellow. Su Valobra, una delle penne più seguite della rivista, è recentemente uscito il libro Vita semieroica di Franco Valobra di Dario Biagi (ed. Odoya).

Grazie alla sua linea editoriale, fatta di nudi e campagne stampa per il rinnovamento dei costumi, Adelina Tattilo da il via a una battaglia senza esclusioni di colpi a un’Italia bigotta e bacchettona. La censura non le risparmia niente: appena arrivato in edicola – pur non essendoci neanche un nudo tra le pagine – il giornale è considerato pornografico e sequestrato per otto numeri consecutivi. Poi, con la caparbietà che si deve ai grandi progressisti radicali, la Tattilo – assieme ad altri editori – comincia a imporre il tema della libertà di stampa, di un nuovo significato da dare al cosiddetto “comune senso del pudore” fino a far digerire il nudo fotografico d’autore.

Nei primi Settanta Adelina decide di pubblicare anche libri dai contenuti a dir poco spregiudicati come il Dizionario della letteratura erotica, La marijuana fa bene e Playdux, storia erotica del fascismo, una presa in giro.

Grazie a questo suo impegno è riconosciuta portatrice di una cultura libertaria e spesso nelle sue battaglie si trova a fianco radicali e socialisti, diventando amica intima di Marco Pannella e Bettino Craxi.

Con la sua voce roca, grazie a un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno, lei che ha studiato a Ivrea dalle suore traccia la strada della vera emancipazione, vuole “liberare” i costumi sessuali degli italiani, affrancarli da certi bigottismi e falsi moralismi, tanto da titolare a fine anni Settanta «Finalmente anche le minorenni hanno imparato a fare l’amore in maniera libera e senza inibizioni». E a chi la rimprovera di aver ridotto l’universo femminile a oggetto da guardare lei risponde: «Per me la donna è un soggetto tanto quanto l’uomo».

Dopo Playmen lancia Big, settimanale indirizzato a un target giovanile che oltre ai divi del momento dà spazio alle questioni di cuore e risponde a domande e curiosità sul sesso: il successo è grandissimo, con le vendite che sfiorano le 400.000 copie. Poi è la volta di Menelik, rivista di fumetti erotici dove ha grande successo la striscia che aveva per protagonista il personaggio di nome Bernarda.

Tutto questo accade quando nei sotterranei dei Palazzi di Giustizia di mezza Italia sono depositate cinquecento tonnellate di riviste definite “sconce” e i loro direttori responsabili  ricevono condanne durissime. Nel 1974, anno in cui il referendum sul divorzio sancisce che l’Italia ha voglia di cambiare passo, si contano ancora tremila sequestri di riviste definite pornografiche con denunce a più di duemila persone.

L’anno dopo, però,  il porno è sdoganato e si passa da un eccesso all’altro, fino ad arrivare a una pornografia esasperata: al posto delle Playmate scelte da Adelina, che si potrebbero definire caste e rassicuranti, irrompe su Le Ore – pensato e realizzato dall’ex marito Balsamo – una giovanissima ragazza ungherese, Ilona Staller, più conosciuta col nome d’arte di Cicciolina.  Lei,  i cinema a luci rosse e le videocassette fanno invecchiare di colpo la linea editoriale di Adelina Tattilo che comunque passa alla storia come colei che ha sconfitto il falso perbenismo e i bigotti italiani. Ma non la malattia, che se l’è portata via nel 2007 a 78 anni.

Luca Pollini

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